Frottole all’opera: la “questione migranti” è mediaticamente sempre più simile alla “questione prostituzione”.

barcone

 

Buzzi: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”.

 

Anche se non mi piace mescolare argomenti e questo blog è dedicato alla realtà ed alle politiche sulla prostituzione, una notizia recente mi ha convinto a dedicarvi questo intervento.

La notizia è questa:
“Libia, ‘se vedi la barca, devi salpare o ti uccidono’. Così i trafficanti costringono i migranti a partire per l’Italia”. ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/23/libia-se-vedi-la-barca-devi-salpare-o-ti-uccidono-cosi-i-trafficanti-costringono-i-migranti-a-partire-per-litalia/3032788/ )

Ora, per chiarezza voglio premettere la mia posizione sulla questione migranti:

1) l’immigrazione di massa incontrollata di persone provenienti da culture totalmente diverse e spesso incompatibili con quelle europee provoca oggettivamente ENORMI PROBLEMI SOCIALI, che non possono essere risolti con il pietismo o la “buona volontà”. La PRIMA esigenza da rispettare è quella della cultura e civiltà europea (che, pur con le sue tante differenze, esiste) e l’equilibrio della società europea, solo così l’Europa potrà essere effettivamente “accogliente” (e insegnare qualcosa) e non “terra di conquista” per modi di vivere e di pensare che, purtroppo, nelle loro terre di origine non hanno mai conosciuto le idee dell’Illuminismo e della Rivoluzione Francese.

2) chi arriva essendo EFFETTIVAMENTE un RIFUGIATO per motivi politici, religiosi ecc., ovvero uno che nel suo paese verrebbe ucciso o incarcerato o comunque gravemente vessato per le sue idee, deve essere ACCOLTO SENZA LIMITAZIONI.

3) chi arriva per motivi ECONOMICI, a parte che non dovrebbe farlo in modo irregolare, dovrebbe essere accolto SOLO SE c’è effettivamente un’ESIGENZA DI MANODOPERA nel paese ospitante, esigenza che LUI possa soddisfare o che ragionevolmente possa soddisfare dopo un periodo di inserimento sociale e lavorativo.

4) chi arriva senza ricadere in una di queste due situazioni, dovrebbe essere REIMPATRIATO il più presto possibile.

5) per evitare di “importare” migranti che poi, per il 70-80%, sarebbero da reimpatriare, occorre al più presto ABOLIRE LE OPERAZIONI DI “IMPORTAZIONE MIGRANTI”, COME “TRITON”.
Queste operazioni fanno solo il gioco dei tanti (onlus, politici, Chiesa, giornalisti collusi …) che sui migranti ci fanno un BUSINESS e che sul disagio dei migranti CI CAMPANO.
E queste operazioni stanno facendo AUMENTARE IL NUMERO DEI MIGRANTI MORTI NEL MEDITERRANEO. Per esempio, da fonte UNHCR apprendiamo che le vittime nel Mediterraneo sono state 600 nel 2013 e subito dopo l’instaurarsi di “Mare Nostrum”, ora sostituita da “Triton”, sono salite nel 2014 a ben 3500: sei volte in un solo anno (con i flussi che, invogliati a partire da queste operazioni di cosiddetto “salvataggio”, in realtà un’importazione organizzata di persone, sono aumentati di tre-quattro volte, incredibile incremento che altrimenti sarebbe giustificabile solo se fosse scoppiata una nuova guerra su larga scala, cosa che non è).
Non sono operazioni umanitarie, nei fatti stanno diventando operazioni delittuose, che stanno facendo morire sempre più gente invece di salvarne.
Il cancellare queste operazioni non vuole dire violare le regole che impongono il salvataggio in mare, perchè tali regole lo impongono solo entro termini realistici di spazio, di tempo e di competenza territoriale, regole che continuerebbero ad essere onorate per effettivi naufragi vicini alle coste italiane. Nessuna regola marittima obbliga invece ad istituire, come è oggi con queste mega-operazioni, un’organizzazione permanente del trasbordo in mare di persone anche (come accade di solito) appena al di fuori delle acque territoriali dei paesi nordafricani.
Si tratta semplicemente di tornare alla situazione precedente all’infelice idea di “Mare Nostrum”, idea che ha fatto aumentare enormemente i morti, oltre che a far esplodere il problema sociale delle migrazioni incontrollate.

6) nel LUNGO TERMINE, la soluzione non può essere che quella di attenuare gli squilibri economici tra Europa ed Africa (e non solo), ma per far questo ci vorranno MOLTI DECENNI (se si cominciasse subito). Nel frattempo, ovvero nel BREVE-MEDIO TERMINE, non è pensabile continuare ad accettare un’immigrazione di massa irregolare e incontrollabile. L’UNICA SOLUZIONE IMMEDIATA È QUELLA DI CERCARE DI FERMARE O RALLENTARE GRANDEMENTE I FLUSSI.
Benissimo gli accordi con i paesi di partenza e transito dei migranti, quando è possibile farli vanno fatti e sono la soluzione più efficace, ma va detto che, per quanto disprezzati e insultati dai politici “dell’accoglienza” e dai pennivendoli al loro servizio, anche i “MURI” (reali o virtuali) SERVONO e FUNZIONANO.
A parte che fare accordi con i paesi di transito (sui quali sono d’accordo perfino i buonisti anti-muri) vuol dire, nei fatti, “esternalizzare” i muri, fisici o virtuali, ma sempre muri sono anche se non stanno in Europa!, è evidente che i muri ungherese e macedone hanno fermato il flusso balcanico ancora prima dell’accordo europeo con la Turchia, la Gran Bretagna si è accorta che l’unica soluzione rapidamente applicabile era il “muro” a Calais, Francia a Ventimiglia e Svizzera a Chiasso non hanno muri fisici ma hanno la volontà politica di fermare e respingere i migranti irregolari, e ci riescono.  Non c’è da stupirsi se sempre più paesi parlano di costruire barriere fisiche o aumentare i controlli alle frontiere.
L’abolire le operazioni di pseudo-salvataggio in mare, tipo “Mare Nostrum” e “Triton”, vorrebbe dire far tornare il Mediterraneo a ciò che pure è, una barriera naturale che chi vuole superare deve sapere che la troverà là, ad ostacolarlo, tanto quanto un muro o una recinzione.
Fino a poco tempo fa c’era chi, parlando per slogan, diceva “che sciocchezza, cercare di fermare i fussi migratori con i muri è come cercare di svuotare il mare con un secchiello”. Beh, pare che gli ungheresi ed altri ci stiano riuscendo, se non a svuotare almeno ad arginare in gran parte.

Ciò detto, una notizia come quella riportata mi ha fatto molto pensare.

Da molto tempo ormai sono convinto che ci siano molte, troppe somiglianze tra come viene affrontato, da politici e media, il problema dei migranti e quello della prostituzione di strada.

Ci sono analogie palesi:

– in entrambi i casi si tratta di situazioni di disagio (se non tragedia) o con forte componente di disagio.

– in entrambi i casi ci sono soggetti che hanno interesse a che queste situazioni si mantengano e, anzi, si incancreniscano, perchè fanno un BUSINESS (economico e/o politico e/o ideologico) di questo disagio: le onlus, i politici conniventi con le onlus, i giornalisti conniventi con i politici, la Chiesa ecc.

– le “soluzioni” che vengono proposte tendono a mantenere questa situazione di disagio che genera business, per la prostituzione il mantenimento della Legge Merlin che vietando gli Eros Center alimenta la prostituzione disagiata ed incontrollata di strada, per i migranti un sistema di “trasbordo ed accoglienza” che li invita a partire in sempre maggior numero in modo incontrollato.

– in entrambi i casi c’è un’enorme battage mediatico a sostegno di quei business (non solo articoli giornalistici ma pure film e fiction edificanti sulle organizzazioni “di salvataggio”).

– in entrambi i casi si sono usati termini (anche ad alto livello, vedi Ministro dell’Interno), come tratta o schiavismo, termini usati appositamente per suscitare orrore e cercare consenso su certe politiche sbagliate ma che oggettivamente nel caso dei migranti non c’entrano nulla (lo schiavismo era rapire degli africani e trasportarli oltremare contro la loro volontà, qui sono i migranti a voler attraversare il mare).

vengono spesso sparati numeri a casaccio e fatti per generare allarmismo (tipo il numero dei morti dei migranti oppure il numero delle prostitute di strada e di quelle “schiavizzate”, generalmente vengono riportati i numeri inventati di sana pianta da qualche onlus “di salvataggio”, di migranti o prostitute, invece che stare alle statistiche fatte con metodologie serie).

 

Adesso notizie come questa (“i migranti costretti ad imbarcarsi”) sembrano fatte apposta per fare un ulteriore salto di qualità nella MENZOGNA e poter dire: “non possiamo non andare a raccoglierli, perchè se non li lasciamo imbarcare verranno uccisi”.
Sono tecniche menzognere che si sono già viste.

Un articolo come quello sopra linkato e il concetto che esprime (“i migranti vengono costretti a partire dai trafficanti”) è non solo una vergognosa presa per i fondelli (come lo è “le prostitute sono tutte costrette a prostituirsi dai magnaccia”) ma è fatto apposta per fare un ulteriore salto di qualità nelle MENZOGNE che ci propinano quotidianamente i media asserviti ai politici collusi con le onlus e con la Chiesa.
Stesse tecniche propagandistiche già usate per sostenere il business dell'”assistenza” nella prostituzione di strada.

In questo caso qualcuno che ci guadagna col BUSINESS dei migranti si deve essere reso conto del crescente (anzi ormai dilagante) scetticismo nei confronti delle “politiche dell’accoglienza” e delle “operazioni umanitarie di soccorso” e ha deciso di giocare la carta del propagandare che “non possiamo fermarci, dobbiamo continuare ad andarli a prendere, se no i trafficanti li uccidono“.

Dire che ciò è di una disonestà intellettuale ripugnante è dire poco.
Ma, come voi ben sapete, è da diversi lustri che mi occupo delle frottole sparse da gente come questa.
Per me non è certo una sorpresa.

Dai!, dai!, dagli alla putt… rumena assassina!

THOH8Marge

 

Ancora una volta me la cavo facilmente linkando un articolo di Eretica, che come mi capita quasi sempre (per non dire sempre …) condivido al 100%.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/13/doina-matei-e-il-linciaggio-dellitalia-razzista/2633266/

Aggiungo solo che forse l’autrice avrebbe potuto dedicare qualche parola in più alle responsabilità dirette dei media.
Io sono rimasto stupefatto quando ieri ho visto che il Corriere della Sera ha tenuto per tutto il giorno in evidenza la “scandalosa” notizia della semilibertà per la Matei (seconda notizia in home page, in una giornata con “notiziole” come, oltre alla morte di Casaleggio, l’approvazione delle riforme costituzionali e l’Austria che inizia a costruire una barriera al Brennero!).
Se questo non è “sbattere il mostro in prima pagina“, se questo non è aizzare le reazioni più becere della gente più becera, non so cosa lo sia.
Oggi al Corriere saranno contenti, visto la (assurda, secondo me, e spero revocabile) decisione del magistrato.

Resta da dire che si sono lette cose contro la Matei, sui social e sui forum, di ripugnante bassezza morale e intellettuale.
Oltre che abissali sciocchezze anche “tecniche” sulla vicenda dell’omicidio della Russo. Uno ha scritto addirittura che “questa signora ha piantato un ombrello nell’occhio a una passante a caso”, evidentemente o non sa niente dell’alterco diretto con la Russo e degli spintoni, e in tal caso dovrebbe avere la decenza di stare zitto, o lo sa e non gli importa/non capisce. E dovrebbe stare ancora più zitto.

Qualcuno, per fortuna, ha ricordato la perfettamente speculare (anzi, peggiore) vicenda di Alessio Burtone, il bullo che uccise una rumena con un pugno, condannato per questo a SOLI 8 ANNI di carcere (non i SEDICI anni della Matei!), incredibilmente messo in SEMILIBERTA’ DOPO SOLI QUATTRO ANNI di carcere (e semilibertà VERA, non rientrava in carcere la sera, come doveva fare la Matei dopo nove anni di galera) e poi ri-condannato (a soli otto mesi e mezzo) a marzo 2015 per aver picchiato in precedenza un’altra donna.

Leggere qui

http://www.byoblu.com/post/2010/10/19/ammazzane-unaltra-alessio

e qui:

http://www.romatoday.it/cronaca/alessio-burtone-condanna.html

Qualcuno l’ha ricordato, ma i beceri da social forum sono riusciti a trovare perfino delle differenze nei due casi a favore di Burtone!
In realtà è molto peggio un pugno di un violento recidivo contro una donna che non un gesto (sbagliato e sfortunatamente dall’esito imprevedibilmente funesto) di difesa con un ombrello da uno spintone.
A peggiorare il gesto (anzi, i gesti) di Burtone c’è pure il fatto che è un PUGILE DILETTANTE, il che vuol dire che conosceva benissimo la pericolosità di sferrare un diretto al volto di qualcuno.
Ma ci sono beoti che addirittura tuttora lo difendono.

 

Qui un’altro bell’articolo sulla vicenda della semilibertà revocata alla Matei:

http://www.huffingtonpost.it/laura-eduati/doina-andare-al-mare-non-e-reato-e-rieduca-la-condannata_b_9678308.html

 

 

Uteri in affitto e cervelli in vendita.

 

Qualche giorno fa, sul sito del Fatto Quotidiano, la blogger Eretica ha fatto un efficace intervento sulla questione della GpA (Gestazione pe Altri), altresì detta “maternità surrogata”, ovvero quello che viene spregiativamente definito “utero in affitto”.
Articolo interessante e che mette il dito su molte piaghe.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/15/gpa-aboliamo-la-schiavitu-dei-neuroni-in-affitto-a-livello-mondiale/

Secondo me Eretica ha colpito pienamente nel segno.
C’è un contrasto ultra-stridente tra la storica rivendicazione femminista “l’utero è mio e lo gestisco io” e l’opposizione di principio all'”utero in affitto”. Orrenda espressione propagandistica, per inciso, fatta apposta per far rifiutare il concetto, come se si chiamasse l’aborto “macelleria di feti” (cosa ne direbbero certe “femministe”?).
Se si rifiuta il concetto che una possa usare il proprio corpo per una gestazione a favore di altri, “perchè non è accettabile affittare il proprio corpo”, allora SI NEGA LA SOVRANITA’ DI CIASCUNA PERSONA SUL PROPRIO (!) CORPO. Il che coincide con una forma massima di SCHIAVITU di Stato (o di chiunque altro), ovvero lo Stato (o chiunque altro) che decide che un cittadino del PROPRIO corpo NON possa decidere cosa farne, anche se il corpo è suo e non di altri.
E’ lo stesso concetto ideologico, autoritario e totalitario (e nazifemminista) per cui c’è opposizione alla libera scelta di prostituirsi.

Se si vuole essere contro l'”utero in affitto” senza cadere in queste posizioni NAZISTE si dimostri che la Gestazione per Altri DANNEGGI qualcuno che sia ALTRO dalla gestante, a cominciare dal neonato.
Sarei disposto a ricredermi se qualcuno mi convince che la GpA causa danni (morali, materiali, psicologici …) a qualcuno altro.
Se no, chi dice che “l’utero in affitto è schiavitù” o analoghi anatemi si prepari ad essere definito “fascista irrazionale”, che altro non è.

Ho scritto questo commento sul quel sito e il risultato è vedermi rispondere da alcuni esattamente con quell’incapacità di comprendere e quell’impostazione mentale autoritaria che purtroppo mi aspettavo.
Incapacità ben dimostrata da un'”obiezione” come “continuando di questo passo una legge che vieta la schiavitù a me che voglio farmi schiavo di qualcuno è una legge che viola la mia libertà di scelta?”.
Obiezione ovviamente assurda, perchè non si potrebbe accettare IN NOME DELLA LIBERTA’ DI SCELTA DELLA PERSONA qualcosa, la schiavitù, che NEGA LA LIBERTA’ STESSA della persona.
Purtroppo c’è tanta gente che si fa delle autentiche masturbazioni mentali e si costruisce un sistema apparentemente per lui “perfetto” come logica, salvo per il fatto che è invece fallato alla base e crolla al primo soffio di vento.

Ben lo sappiamo perchè ce ne sono esempi a bizzeffe sull’argomento “prostituzione”, soprattutto quando si tira in ballo l’argomento “schiavitù”, a maggior ragione se ci si mette di mezzo pure la “dignità” (termine ormai orrendamente abusato), la presunzione di sapere cosa è “dignitoso” per gli ALTRI, l’incapacità di distinguere tra danni fatti agli altri e (veri o presunti) danni fatti solo a sè stessi e in generale l’arroganza autoritaria per cui si pensa di avere il diritto di decidere della vita ALTRUI quando questi ultimi non fanno male a nessuno.

Come ho già detto, non sono un sostenitore incrollabile della GpA e se mi si convincesse che può danneggiare la psiche di chi nasce in tale modo (come per esempio affermato qui: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/16/utero-in-affitto-i-problemi-psichici-per-il-bambino-e-la-madre-surrogata/ ) o comunque a danno di soggetti terzi non avrei remore a diventarne immediatamente oppositore.
Ma non si possono usare contro la GpA argomenti retorici e falsi come la “schiavitù” o l’insopportabile refrain nazi-femminista contro lo “sfruttamento del corpo delle donne” (vedi recente uscita della Boldrini a proposito del caso di Vendola) o addirittura della loro “dignità”.

Tra l’altro, nel 2014 la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto (che c’è nella assolutamente sciagurata ed incostituzionale Legge 40/04) di fecondazione eterologa.
Ma se la fecondazione eterologa viene ammessa, allora a rigor di logica si aprirebbe pure il “problema” dello “sfruttamento del seme del maschio donatore” , non solo del “corpo della donna”! Esempio: e se ci ripensasse e sentisse desiderio di esprimere la propria paternità con il figlio generato? E se si sentisse “poco dignitoso” a restare solo donatore, infischiandosene del figlio?
Eppure nessuno solleva questo “problema”. Qual’è la differenza? L'”utilizzo” del “corpo della donna”. E’ l'”ossessione del corpo”, tipica ossessione nazi-femminista e bigotta, che credo proprio abbia origini religiose (quasi tutte le religioni, soprattutto monoteistiche, cercano di reprimere il “corpo” e il suo libero uso a scopo sessuale: http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/2003_3_art1.html/ ).
Ossessione che, lo sappiamo bene, è alla base di tanta opposizione alla prostituzione e di tanta sessuofobia.
Dato che il seme “non è corpo” (e, soprattutto, non è di una donna …), nessun problema.
E così anche per la GpA si tira in ballo lo “sfruttamento del corpo delle donne”.

Non c’è nessuno sfruttamento se la donna lo vuole liberamente fare e, a meno che una che sceglie la GpA come “donatrice” non sia costretta con la violenza, lo farà comunque liberamente (sappiamo bene che l’obiezione “sociologica” del “è costretta a farlo per la sua condizione economica disagiata” non sta in piedi perchè allora miliardi di persone “costrette” a lavorare per vivere sarebbero “schiave”).

Si può essere contrari alla GpA, ma non con argomenti falsi come questi.
E comunque ci sono anche argomenti convincenti per esserne a favore, per esempio quelli ricordati qui: https://abbattoimuri.wordpress.com/2016/02/14/trenta-anni-di-gpa-e-vi-svegliate-adesso-si-chiama-omofobia/ e ricordando pure che la GpA è ammessa in molti paesi che è difficile considerare più incivili di noi, tipo l’Australia o il Canada.

La questione è molto più profonda di quanto apparirebbe dalle obiezioni nazi-femministe o super-tradizionaliste, e sarebbe opportuno usare di più il cervello e meno la retorica autoritaria.

 

 

Arieccoli …

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Va bè, lo faccio solo per dovere di cronaca: i discepoli del fu Don Benzi hanno emesso la loro annuale dose di gigantesche sciocchezze (anche statistiche), trovando ovviamente giornalisti compiacenti: http://www.lastampa.it/2016/02/29/italia/cronache/la-tratta-del-sesso-un-mercato-da-miliardi-di-euro-allanno-l85AbmoHXx0VztTZOGs9iK/pagina.html

“Una stima sommaria parla di 120 mila donne costrette a prostituirsi in Italia con la violenza”.
Bello, se ben ricordo il fu Don arrivava ai tempi suoi a sparare la cifra di 70mila schiave, poi forse era ancora tra noi quando la APGXXIII pensò bene di aumentarla a 100mila (che suona pure meglio), ma credo che 120mila non ci fossero ancora arrivati! Qualcuno dica loro che in Italia siamo in deflazione! 😀

Ovviamente in Italia NON ci sono 120.000 prostitute schiave, anche fosse solo per la facilmente comprensibile ragione che di prostitute in Italia, in totale, ce n’è non più della metà di quella cifra!
E, come ben sappiamo, le schiave sono al massimo poche migliaia (si va dalla stima di 2000 circa a quella stimata in eccesso di 5mila), sulle circa 50mila sex workers che lavorano in Italia.

Ricordo che statistiche attendibili (anzi: vere statistiche, non turboballe alla Don Benzi) sono citate qui: https://jonathanxblog.wordpress.com/2012/05/26/i-dati-numerici-sulla-prostituzione-in-italia/

Veramente un cancro intellettuale quello della APGXIII, continuano senza alcun ritegno a sparare dati completamente inventati e sempre più incredibili (e poi trovano giornalisti che li definiscono “una stima sommaria”!), in pratica costruiscono un mondo inesistente sullla base del quale giustificare le loro idee e le loro proposte nazi-bigotte.
E va bè, se non li conoscessi potrei indignarmi ma purtroppo li conosco da quasi quindici anni e so che quello è il loro modo di stare al mondo: raccontare balle spaziali.
Come non si può cavar sague da una rapa, così non si può cavar fuori la verità dalla APGXIII, su questo mi sono messo il cuore in pace da molti anni.

 

 

Nuova Categoria del Blog: “Statistiche e dati essenziali”.

Per facilitare l’uso di questo blog ho aggiunto una Categoria, “Statistiche e dati essenziali”, nella quale ho messo gli articoli che forniscono DATI STATISTICI e RIFERIMENTI BASE per vari aspetti della prostituzione, per esempio le statistiche sulla prostituzione italiana e riferimenti sulla situazione di paesi come Germania, Svezia e Olanda.
In questo modo è possibile ritrovare più rapidamente gli articoli del blog che, secondo la mia opinione, possono essere usati come base per conoscere e per discutere.

Si può accedere agli articoli che ne fanno parte con il link in home page (verso il basso a destra), ovvero con

https://jonathanxblog.wordpress.com/category/statistiche-e-dati-essenziali/

Il Comitato commenta le proposte di legge.

Dopo diverse settimane, se non mesi, di curioso silenzio (almeno mediatico), il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute ha commentato, con un intervento di Pia Covre nel’ambito della conferenza “Sex Work is Work” tenutasi a Roma il 30 aprile, le recenti proposte di legge sulla regolamentazione della prostituzione.

Il testo dell’intervento è pubblicato sul loro sito:
http://www.lucciole.org/content/view/873/3/

L’intervento è interessante perchè chiarisce la posizione dell’unica (ad oggi) organizzazione italiana delle prostitute, anche se non vedo rilevanti novità rispetto alle loro posizioni note.

Faccio qualche commento su alcuni punti specifici.

OBBLIGO DI REGISTRAZIONE: sono pienamente d’accordo con le perplessità espresse dalla Covre. Un’obbligo rigido, burocratico e punitivo spingerebbe alla clandestinità, come ben espresso dalla frase “sono le leggi che ci fanno diventare criminali”, e una nuova legge “regolamentatrice” che inducesse alla clandestinità avrebbe fallito l’obiettivo di gran lunga più importante.

CONTROLLI SANITARI: idem come sopra, pienamente d’accordo.

PUBBLICITA’: idem come sopra.

TASSE: idem come sopra. Una regolamentazione rigida e troppo burocratica spingerebbe, come già l’obbligo di registrazione, alla clandestinità. L’idea di tassare in modo forfettario mi sembra l’unica fattibile.

ZONING: trovo che siano considerazioni condivisibili.

LAVORO NON SUBORDINATO, AUTOGESTIONE E RIFIUTO DEI “GRANDI BORDELLI”:
questo, come da sempre capita con la posizione del Comitato, è di gran lunga il punto dolente. Il Comitato, da sempre, sembra essere terrorizzato dall’idea che nell’esercizio organizzato della prostituzione possa essere ammessa anche l’IMPRENDITORIALITA’ (spesso impropriamente descritta come “lavorare sotto padrone”).

Al contrario, si ripete la vecchia ricetta dell’autogestione come UNICA possibilità (ma, a differenza di ciò che accadeva ai tempi delle proposte di Livia Turco, la Covre si è ben guardata dal parlare di “cooperative”, forse dati i recenti scandali che hanno coinvolto diverse imprese di questo tipo!): “Si deve sostenere l’autoimprenditorialità e l’autogestione. Questo richiederà uno sforzo informativo e anche formativo per una categoria di lavoratrici che fino ad oggi ha vissuto in un sistema abolizionista che ha prodotto condizioni di lavoro precarie e non ha favorito l’autonomia. Per questo non ci saranno grandi bordelli come quelli che abbiamo alle nostre frontiere, come in Austria.  Ma si consentirà che le lavoratrici si organizzino in piccole strutture per mutuo aiuto nell’autorganizzazione”.

Ora, io continuo a non capire perchè il consentire l’autorganizzazione (cosa sacrosanta) debba comportare il divieto di imprenditorialità come si ha nei “grandi bordelli come quelli che abbiamo alle nostre frontiere”, dove oltretutto non mi pare proprio che ci siano opposizioni da parte delle organizzazioni di sex workers di quei paesi.
Paesi che proprio grazie a questa possibilità di organizzazione imprenditoriale, con regole a tutela delle lavoratrici (e lavoratori), hanno successo nel gestire un fenomeno a volte molto più vasto di quello italiano.
O, meglio, temo di capirlo: è l’atavica paura delle sex workers italiane di ammettere la presenza di un modello di grande successo che potrebbe indurre pure loro (non costringere, bensì indurre, pur di malavoglia, per loro convenienza di business!) a spostarsi negli Eros Center ed FKK o quanto meno fare forte concorrenza alla prostituzione di appartamento (che è quella praticata dalle italiane).

La Covre dice: “si deve evitare che ci siano dei gestori a fare una selezione fra i/le lavoratori/trici e che dettino le regole e le condizioni ai/alle lavoratori/trici che specialmente se stranieri/e possono essere facilmente sottoposte a ricatti economici”.
Ma qui c’è poco da ricattare: se il rapporto commerciale tra gestore di un Eros Center e la sex worker si limita all’affitto di una stanza, c’è una tariffa di affitto e stop.

Quale “selezione”? Un gestore che rifiuta di affittare ad una sex worker perchè ne preferisce una che pensa possa avere maggior successo con i clienti? A giudicare dalla varietà che c’è negli Eros Center esteri tipo “walking thru” direi che il problema non si pone (se paghi l’affitto, che problema c’è?).
Forse potrebbe esserci un pò di più negli FKK più “sofisticati”, ma anche lì non è che veda solo top-model ingaggiate per tenere alto il “livello” della “ditta”.
E, in ogni caso, è lo stesso “problema” che i  teoria ci potrebbe essere con i night-club e le lap-dancer: perchè il Comitato non si oppone all'”ingaggio” delle lap-dancer e strip-teaser con le stesse obiezioni sulla “selezione”?

Morale: il problema non esiste, finchè si consente SIA l’autogestione CHE l’imprenditorialità (con regole chiare che garantiscano una rigorosa e totale autonomia alle sex workers). Poi ogni sex workers sceglierà il modello lavorativo che ritiene più adatto a lei (nei paesi con gli Eros Center non è che sia sparita la prostituzione di appartamento).
E il cercare di far vedere come reale un problema inesistente e rifiutare quei modelli all’estero che non solo hanno successo ma non sono per nulla contestati in sè dalle organizzazioni di sex workers di quei paesi, fa perdere di credibilità.
Anche perchè tanti italiani sono ormai andati a vedere di persona come stanno le cose all’estero e se non credono alle frottole dell’Organizzazione Papa Giovanni XXIII non credono poi neppure al Comitato se dice certe cose che non hanno riscontro.

A parte quest’ultima, annosa e pur fondamentale questione (se non si vuole fare una regolamentazione che nei fatti fallisca l’obiettivo di migliorare radicalmente la situazione), le considerazioni della Covre mi pare focalizzino bene i problemi delle proposte di legge di cui si è parlato in questi mesi.