Il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute chiede la legalizzazione della prostituzione.

Dal sito del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute (www.lucciole.org), intervento di Pia Covre alla conferenza che si è tenuta a Roma il 21 aprile 2012 (vedi http://www.cgil.it/ufficiostampa/comunicato.aspx?ID=4076):

Roma Conferenza – PIA COVRE legalizzare la prostituzione

Siamo qui oggi per denunciare lo stato delle cose ma anche per fare delle proposte.
Non accettiamo di essere vittime di un Sistema perverso che con un piede ti butta fuori dal mercato del lavoro e dal welfare con l’altro piede ti butta in mezzo ad una strada con una mano ti addita, ti insulta, ti perseguita e ti multa e con la l’altra mano ti prende i soldi dalle tasche, col pizzo fiscale.. trattandoti da evasore e criminale

 La condizione psicofisica e la salute delle persone che esercitano il lavoro sessuale in Italia è seriamente compromessa dalle attuali politiche proibizioniste e repressive. La loro dignità di esseri umani calpestata, contro di loro vengono commessi abusi e consumate ingiustizie e violenze che non sono tollerabili.

Basta guardare la cronaca dei giornali ogni giorno per rendersi conto che c’è una guerra aperta contro chi offre servizi sessuali per denaro e anche contro chi i servizi li compra. Un simile accanimento non si è mai visto negli ultimi 30 anni. L’impatto delle politiche repressive causa un aumento della vulnerabilità di chi fa questo lavoro, in pratica la repressione si traduce in maggiore dipendenza e assoggettamento agli sfruttatori delle persone più fragili, soprattutto quelle vittime della tratta. Perdita di autonomia per chi normalmente potrebbe autogestire autonomamente il proprio lavoro. Assoggettamento a ricatti e richieste di sesso gratis anche da parte dei tutori delle leggi dello Stato. Si registra l’aumento delle violenze di ogni genere contro sex workers, che raramente denunciano per paura di ritorsioni o dell’espulsione. Nell’ultimo anno gli omicidi e le aggressioni gravi contro donne e transessuali nella prostituzione sono molto aumentate.

Tutta questa repressione ha costi elevati ma ha scarsa efficacia e non debella un fenomeno che è destinato a esistere in ogni condizione e nonostante tutto. Inoltre mantiene intrappolate le persone nella prostituzione con la perversione sadica di non vedere che per pagare le multe si deve lavorare di più.

 In un momento di grave crisi economica e del lavoro di questo Paese non si capisce perché non si voglia affrontare la questione del lavoro sessuale per includerlo nell’ambito dei lavori legali.

Ci sono alcune migliaia di persone che lavorano nel settore del sesso e lo Stato li obbliga alla marginalità e alla illegalità. Questo significa che tutta l’economia di questo settore è affidato al mercato nero e una parte va a finire nei guadagni del mercato criminale.

 Chiediamo che si prendano delle decisioni immediate per uscire da questa situazione. E’ urgente fermare questa ondata di criminalizzazione, anche perché in breve essa produrrà una ricaduta di effetti negativi sugli apparati giudiziari e carcerari che già sono al collasso e che dovrebbero occuparsi di crimini autentici non di cittadini/e che potrebbero finire in carcere perché non pagano una multa ingiusta.

 Per chi vuole esercitare questo lavoro si faccia una legge per legalizzare il settore e governarlo concedendo diritti e doveri, affinché i/le lavoratori/trici vedano rispettate le loro scelte e la loro dignità. Promuova il benessere e la salute e la sicurezza professionale dei sex workers; garantendo l’accesso ai servizi sanitari non discriminanti per tutti/e contribuendo così alla salute pubblica in generale

 Per chi è costretto/a a vendere servizi sessuali per mancanza di risorse e lavoro chiediamo l’assegnazione del reddito di cittadinanza affinché non sia obbligato/a a fare questo lavoro contro la propria volontà. Il lavoro sessuale deve essere una libera scelta e non una costrizione.

Regolando civilmente il lavoro sessuale si potrebbe ottenere il pagamento delle tasse e delle imposte relative al settore e quindi avere le risorse per sostenere il reddito di cittadinanza, e anche le pensioni e quanto servirebbe per il welfare delle /dei Sex Workers.

Tutto questo si può fare, si deve spostare la prostituzione dal codice penale al codice civile, togliendola dai regolamenti criminali e includendola nelle attività professionali.

Il tutto va fatto nel rispetto dei Diritti Civili e Umani di chi svolge questo lavoro e di chi usufruisce dei servizi sessuali.

 Chi lavora nel servizio sessuale deve essere preso in considerazione per l’esperienza e la conoscenza che porta, alcune associazioni che rappresentano gli interessi di sex workers donne, transessuali e maschi hanno anni di esperienza e possono contribuire seriamente allo sviluppo di politiche e leggi. Ci sono modelli e buone pratiche politiche da cui prendere esempio.

Ma attenzione la nostra disponibilità di attivisti/e non sosterrà e non accetterà l’imposizione di un sistema moralista e discriminatorio che guarda con nostalgia alle case chiuse che andavano bene solo per la segregazione e il controllo sociale delle donne.

Siamo pronte a partecipare a tavoli di lavoro seri con rappresentanti istituzionali e delle agenzie deputate ai temi del lavoro, della salute, della sicurezza, del fisco, ecc…

Il nostro motto è

Niente Su di NOI Senza di NOI

 http://www.lucciole.org/content/view/740/3/

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I dati numerici sulla prostituzione in Italia.

I dati più attendibili sulla prostituzione in Italia sono quelli del Parsec, che a mio modo di vedere è l’organizzazione che ha fatto gli studi sull’argomento utilizzando l’approccio “più scientifico” e che ha condotto indagini per la Comunità Europea, l’ONU e il Governo Italiano.

I dati disponibili in Italia non sono purtroppo recentissimi (ma non solo quelli del Parsec che, anzi, li aggiorna più frequentemente di altri).

A causa soprattutto del sostanziale disinteresse della classe politica per un approccio razionale ed attendibile alla questione (il fenomeno prostituzione in Italia viene quasi sempre affrontato solo per motivi propagandistici e in totale disprezzo della verità), abbiamo un’indubbia carenza di ricerche su come sulla prostituzione abbiano impattato le modificazioni avvenute negli ultimi anni a livello legislativo nazionale (legge Bossi-Fini, disegno di legge Carfagna-Maroni, ordinanze antiprostituzione dei sindaci …) e internazionale (entrata nella UE di Romania e Bulgaria), nonchè a livello sociale (la crisi economica).
Quindi qui parleremo giocoforza di stime pre-allargamento della UE (2007) e pre-Carfagnum, ovvero prima che lo sciagurato e criminalizzatore disegno di legge Carfagna-Maroni (2008), poi decaduto, e le crociate dei sindaci-sceriffi, appoggiate da Maroni, facessero sommergere parte del fenomeno delle sex worker di strada, inducendole a “nascondersi” negli appartamenti privati (e a questo punto chi era in balia dei magnaccia lo è diventata ancora di più).
Nessuno sa come anche queste improvvide ed irresponsabili iniziative abbiano modificato il fenomeno, in mancanza di nuovi dati recenti non si può stare che ai risultati “meno obsoleti”.

QUANTE SONO LE PROSTITUTE IN ITALIA:

Il Parsec, che studia l’argomento almeno dalla metà degli anni ’90 e che gode di reputazione anche internazionale, stima da un minimo di 17.000 ad un massimo di 25.000 sex workers straniere solamente in strada (il dato coincide praticamente col totale in strada, dato che sui marciapiedi le italiane sono, ormai da decenni, pochissime).
Le minorenni sarebbero il 7%.

E derivano questo da dati quantitativi stimati nel corso degli anni regione per regione, cosa che, mediando gli inevitabili errori sulle varie regioni, presumibilmente dovrebbe portare ad un totale più attendibile.
Ricordo anche che il Consorzio Parsec non è solo un’associazione di studiosi, ma di persone che svolgono anche attività di assistenza sul campo e si rapportano con le altre associazioni, cosa che aumenta la credibilità delle loro stime.

Questi dati sono stati anche riportati in una ricerca pubblicata nel 2006 per il Comune di Roma, ma che riporta anche i dati a carattere nazionale.
Sono quindi dati aggiornati all’anno 2005.

Riporto qui i link dai quali si possono scaricare i tre PDF che compongono il risultato della ricerca (lo scarico purtoppo da qualche anno richiede le credenziali di accesso al sito):
http://www.comune.roma.it/was/repository/ContentManagement/information/P2008058132/Parsec%201.pdf
http://www.comune.roma.it/was/repository/ContentManagement/information/P2008058132/Parsec%202.pdf
http://www.comune.roma.it/was/repository/ContentManagement/information/P2008058132/Parsec%203.pdf

La stima che menzionavo si trova nel file Parsec%201.pdf, pag. 9.

A pag. 29 il Parsec stima invece il numero di prostitute straniere che lavorano al chiuso: da 12.000 a 15.500.
Secondo il Parsec (che basa la valutazione su una ricerca del 2005 fatta dalle associazioni Progetto Roxanne e On-the-Road) si può stimare che il rapporto tra la prostituzione di strada e quella al chiuso sia esprimibile con un coefficiente pari al 68,1%, ovvero:

Ps/Pc = 100/68,1

o anche Pc = Ps * (68,1/100) = Ps * 0,681

dove:
Ps : prostitute in strada
Pc : prostitute al chiuso (in appartamenti, bordelli clandestini, …)

Per ogni 1000 prostitute in strada, quindi, ce ne sarebbero circa altre 680 al chiuso.

Il totale delle sex workers straniere in Italia (stime 2005) secondo il Parsec va quindi da 30.000 a 38.000 (vedi tabella a pag. 30).
Per avere il totale della prostituzione, a questa cifra vanno aggiunte le prostitute di nazionalità italiana (vedi sotto).

In una successiva ricerca, basata sul biennio 2005-2006 e pubblicata nel 2008 il Parsec ha stimato in circa 30.000 il totale delle sex workers straniere in Italia.

Le ricerche del Parsec non saranno perfette, ma sembrano certamente molto più accurate e logicamente meglio impostate delle altre (e stendiamo un velo pietoso, per carità!, su quelle della Cattolica-Transcrime, quelli che usano i permessi di soggiorno da Art.18 per stimare le “schiave” ed occultano i loro stessi vecchi risultati perchè incoerenti con le loro più recenti mistificazioni … )

Considerando anche il probabile aumento che c’è stato dal 2007 per quanto riguarda le neo-comunitarie rumene, direi che si può ragionevolmente parlare di quaranta-cinquantamila, da valutare quanto nel totale continuino a pesare le italiane (presumibilmente ancora meno che nel 2005, su questo aspetto vedi qui sotto).


QUANTE SONO LE PROSTITUTE ITALIANE IN ITALIA:

Sebbene la ricerca del Parsec sia focalizzata sulle migranti, in realtà fornisce le basi per stimare anche il numero delle prostitute italiane operanti nel nostro paese.

Infatti il documento del Parsec (Parsec 1.pdf) a pag. 27 stima il coefficiente del 68,1% relativo al rapporto tra la prostituzione di strada e quella svolta nelle case/appartamenti e da questo ricava il numero di sex workers straniere che operano al chiuso.
Ma lo stesso documento a pag. 29 afferma anche: “E’ opinione comune degli intervistati – in particolare dei funzionari di Polizia – che le donne straniere che esercitano la prostituzione al chiuso raggiungono ormai il 75/80% (circa) del totale per le regioni Centro-settentrionali e percentuali minori in quelle meridionali (circa il 40/50%).”
Applicando le percentuali massime di italiane stimate al chiuso (25% al Centro-Nord, 50% al Sud) ai dati massimi di prostituzione al chiuso stimati dal Parsec (tabella 5, pag.30) si arriva ad un numero di ITALIANE operanti al chiuso di circa 6700.
Considerando che le italiane in strada sono certamente pochissime, quel dato sarebbe quasi coincidente con il totale delle italiane.

Possiamo quindi valutare che le sex workers italiane siano tra le 7000 e le 8000 su tutto il territorio nazionale, sia al chiuso (quasi tutte) che in strada (pochissime).
Una netta minoranza rispetto alle straniere, in contrasto con altre stime che si leggono in giro e che, per esempio, parlano di italiane che sarebbero almeno la metà del totale.
Prendendo i dati 2005 del Parsec, che danno un totale italiano complessivo sulle 45000 circa (aggiungendo le italiane alle straniere), le prostitute italiane sarebbero invece un 15-17% del totale (comprendente sia il chiuso che la strada).


QUANTE SONO LE SCHIAVE:

Ma se parlare di “quarantamila sex workers in Italia” ha un qualche fondamento, parlare (come spesso accade) di “quarantamila sfruttate” è sbagliato: almeno al chiuso ed almeno pre-Carfagnum, la stima corrente è che lì lo sfruttamento sia piuttosto ridotto, considerando che la parte indoor del mercato comprende le italiane e le straniere totalmente autonome.
E dal 2007 c’è anche la raggiunta autonomia da parte delle rumene e bulgare (le prime soprattutto, in numero rilevantissimo in Italia).

E ovviamente parlare di venti o quarantamila “schiave” sarebbe folle!
Le schiave sono quella parte di prostitute che non solo è sfruttata, ovvero che deve lasciare parte (di solito molto rilevante) del proprio incasso agli sfruttatori, ma che è costretta a prostituirsi, con l’uso di violenza, minacce e ricatti.
Essendo quindi in mano non solo a sfruttatori, ma a veri e propri schiavisti.
Ovvero, che se fosse liberata dagli schiavisti, smetterebbe di fare quel mestiere, perchè non è volontaria.
In ciò le schiave si differenziano nettamente dalle volontarie sfruttate, che quando possono emanciparsi dagli sfruttatori e diventano autonome continuano a fare, volontariamente, quel lavoro.

Tutti i dati disponibili, non solo quelli del Parsec, ci dicono che le schiave sono una nettissima minoranza.

A pag. 17-19 dello stesso documento del Parsec c’è la stima della percentuale di schiave: 7-8 %.

Si noti: la stima prende origine dalle valutazioni fatte, a fine anni ’90, solo sul segmento outdoor, quello di strada e presumibilmente più schiavizzato, quindi può tranquillamente essere presa come stima massima in eccesso, per quanto approssimata.

La successiva ricerca 2008 del Parsec indica prudenzialmente in un massimo del 10-15% la percentuale di schiave (includendovi comunque tutte le minorenni), un altro 10-15% di volontarie totalmente indipendenti ed un restante 70-80% di sex workers che si prostituiscono volontariamente e che negoziano appoggio e “protezione” con organizzazioni illegali, pagando tale appoggio con la cessione di parte degli introiti.

L’apertura a inizio 2007 delle frontiere alle neo-comunitarie rumene e bulgare, con conseguente minore necessità di “appoggio” per le sex workers di queste nazionalità (la componente rumena è di grandissima rilevanza in Italia) dovrebbe aver aumentato la quota di indipendenti, mentre al contrario la fase repressiva che si è avuta dal 2008 potrebbe aver aumentato i casi di “prostituzione negoziata”.
Appare quindi urgente la realizzazione di un’aggiornamento di tali inchieste.

RICAPITOLANDO:
– circa 45.000 prostitute in totale, italiane e straniere, indoor (casa) e outdoor (strada)
– di queste circa 37.000 straniere, delle quali circa 22.000 in strada e circa 15.000 al chiuso (fattore 0,681 da applicare al valore outdoor per stimare quello indoor)
– le restanti sarebbero circa 8000 italiane, quasi tutte al chiuso
– considerando che le minorenni dovrebbero essere quasi tutte straniere, si situerebbero sulle 2600 (7% di 37.000)
– percentuale di prostitute schiavizzate: stimate dal 7% al 15% massimo (praticamente solo straniere)

Questi sono, allo stato attuale, i dati più attendibili di cui si possa disporre in Italia (dai dati Parsec 2005-2008, con qualche mia ulteriore estrapolazione, sopra descritta).

(Ultimo aggiornamento: 7 novembre 2011)

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Questo è il Blog del sito di Jonathan su “La prostituzione in Italia” (http://jonathanx.altervista.org),
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Un blog è più “agile” di un forum, anche se peggiore sotto l’aspetto della strutturazione, della partecipazione degli utenti e più limitato sulll’amministrazione. Mi auguro che, a conti fatti, il blog possa comunque essere interessante per gli utenti.

L’argomento del Blog, come del sito, è la prostituzione, con particolare riguardo alla prostituzione in Italia (ma non solo).
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Jonathan