Una discussione sul Corriere.

Oggi sul Corriere della Sera è apparso un articolo su “Le schiave del sesso che l’Europa nasconde”, incentrato sulle dichiarazioni di Cecilia Malmström, commissaria europea agli Affari interni, nota femminista illiberale svedese.

http://27esimaora.corriere.it/articolo/le-schiave-del-sessoche-leuropa-nasconde/

Fortunatamente molti lettori hanno mosso critiche all’impostazione “allarmistica” dell’articolo, poi sono arrivati i maschiofemministi a sostegno della “ricetta svedese”.
Questa è la mia risposta ad uno di loro (che spero passerà la moderazione, visto che il tono è civile e … moderato!).

La legge in Svezia ha funzionato solo per la PROPAGANDA!
25.09 | 15:29 Jonathanx

@Lettore_714434
Credo che lei, ci abbia vissuto o meno, non abbia il quadro chiaro della situazione svedese:
– in Svezia erano stimate 2500 prostitute prima della legge del 1999, delle quali circa 650 in strada. La Svezia è sempre stata un paese con un mercato della prostituzione molto ridotto, quasi un paese “di passaggio”, oltretutto senza allarme sociale, e l’argomento è stato cavalcato dalle femministe svedesi illiberali unicamente come battaglia di immagine a sostegno della loro ideologia “di genere” (la stessa usata per incastrare Julian Assange con un’assurda accusa di “stupro” per non aver usato il profilattico).
Ricordo che in Italia si stimano circa 45.000 prostitute in totale, di queste circa 37.000 straniere, delle quali circa 22.000 in strada e circa 15.000 al chiuso (le restanti sarebbero circa 8000 italiane, quasi tutte al chiuso).
Mentre un paese piccolo come l’Olanda ne ha sulle 25.000 e uno grande come la Germania forse oltre 300.000.
Questo tanto per ricordare gli ordini di grandezza (che, bontà sua, pure lei riconosce, almeno questo) e l’inapplicabilità della “ricetta svedese” in quasi qualsiasi altra realtà, fosse anche solo per motivi dimensionali e di impatto sociale.
– la prostituzione di strada in Svezia è diminuita solo del 40% circa dal 1998 al 2003, ma il calo forte c’è stato solo nel 1999, ovvero appena dopo l’introduzione della legge. E parlo di dati forniti dalla stessa Polizia svedese, che dopo qualche anno e il timore iniziale delle sex workers ha rilevato addirittura un parziale ritorno in strada delle prostitute.
– alla fine dei conti la diminuzione di circa 300 prostitute di strada, a livello nazionale, è l’unico risultato concreto che il governo svedese può vantare. In sostanza sono probabilmente meno delle sex workers in strada ogni sera in UNA SOLA grande città italiana.
– il governo svedese non dà praticamente mai cifre sull’entità del mercato complessivo della prostituzione, cita solo quella per la prostituzione di strada. Questo anche perchè in realtà nessuno sa quale sia oggi l’entità al chiuso, dopo che il sesso a pagamento è stato mandato nell’illegalità. Se uno va a vedere degli indicatori indiretti, tipo il numero degli annunci su internet, viene fuori che sono compatibili con una stima sulle 3000 prostitute in Svezia, ovvero addirittura DI PIU’ delle 2500 stimate prima della legge.
Consiglio a tutti di cercare in rete gli scritti di Petra Ostergren, femminista svedese LIBERALE, per avere una visione obiettiva di quanto è successo in Svezia e per capire quale follia, ideologica e devastante, sarebbe seguire quella strada.

17 thoughts on “Una discussione sul Corriere.

  1. Ho inviato anche qusto secondo commento, perchè secondo me è bene cercare di chiarire certe cose, che forse non sono evidenti a tutti.

    ———————————————–
    La situazione attuale conviene a tanti, tranne che alle sex workers e ai cittadini tutti.

    Quanta confusione che leggo in certi interventi …
    Volete sapere perchè dopo quasi 55 anni ancora in Italia c’è la Legge Merlin, grottescamente obsoleta com’è?
    Non è certo perchè i politici temono di perdere voti, dato che tutti i sondaggi (ma proprio tutti!) da una quindicina di anni a questa parte dicono che gli italiani sono a STRAGRANDE maggioranza favorevoli alla legalizzazione, quindi ai politici converrebbe legalizzare.
    No, la ragione è che ai politici non interessa tanto l’opinione dei cittadini, perchè pensano di recuperare voti (o fermare la perdita di consensi) e ottenere altri vantaggi in altro modo, ovvero NON legalizzando.
    E lo vediamo con quello che accade ogni giorno nelle nostre città, con i sindaci-sceriffi.

    In breve, la situazione attuale (prostituzione tenuta in stato di semi-illegalità) CONVIENE:
    – ai POLITICI, nazionali e locali, per poter usare periodicamente la prostituzione, criminalizzandola, come argomento per la cosiddetta “SICUREZZA”. Cosa c’è di meglio che qualche retata di prostitute, facile e a buon mercato, per far vedere che “le autorità si preoccupano della sicurezza dei cittadini e del pubblico decoro”?
    – ai POLITICI (ancora), soprattutto locali, per far CASSA con le (solitamente incostituzionali, da sentenza inapplicata della Consulta) multe a clienti e prostitute. Se ci fossero gli Eros Center come in Germania e il mercato si spostasse, naturalmente, lì al chiuso, addio alle comode multe …
    – ai POLITICI (ancora!), per piaggeria verso la potentissima Chiesa Cattolica (cinquecento persone, i VESCOVI, sono enormemente più influenti sui politici dei rimanenti sessanta milioni di italiani).
    – alla CHIESA CATTOLICA, che può così continuare nella sua secolare attività di colpevolizzazione del sesso.
    – alla CHIESA CATTOLICA (ancora), che come sempre ha bisogno del disagio sociale (povertà, emarginazione, …) per mostrare una faccia “caritatevole” (e così far anche lavorare proprie associazioni).
    – a molte ASSOCIAZIONI DI ASSISTENZA alle prostitute, laiche e cattoliche, che se si legalizzassero gli Eros Center perderebbero buona parte del loro “BUSINESS”, riducendosi il disagio delle sex workers oggi in strada.
    – alle FEMMINISTE ILLIBERALI, che sperano di importare anche qui il fallimentare esperimento svedese e più in generale le idee fondamentaliste “di genere”.
    – probsbilmente anche ad UNA PARTE DELLE PROSTITUTE, quelle più indipendenti e sicure, soprattutto italiane, che temono uno sviluppo della prostituzione legalizzata al chiuso relativamente “economica”, stile tedesco o olandese, perchè in tal caso non ci sarebbe più la differenza che c’è oggi tra prostituzione “di alto bordo”, costosa ma sicura, fatta negli appartamenti da escort a tariffe alte, e prostituzione “cheap”, di strada, economica ma insicura e disagiata (contiguità con mondi criminali, mancanza di controlli sanitari, multe, ecc.). E rischierebbero di perdere una parte dei clienti (oltre al rischio di venire controllate ancora di più per le tasse).

    A chi NON CONVIENE?
    – non conviene ai CITTADINI: se sono clienti sono esposti ai disagi di cui sopra in strada, se non sono clienti sono esposti al disagio di avere la prostituzione sotto casa.
    – non conviene alle PROSTITUTE STRANIERE e, in generale, a tutte quelle PIU’ DISAGIATE (proprio quelle che tanti difensori della Merlin dicono di voler assistere!), che continueranno, per barcamenarsi in una situazione di semi-legalità a malapena tollerata e costantemente sotto il mirino della repressione, a doversi appoggiare (per spostarsi, per trovare alloggio, per arrivare e restare in Italia se extracomunitarie, ecc.) a magnaccia senza scrupoli che, se va “bene”, gli taglieggiano gli incassi e se va male le brutalizzano.

    Questa è la situazione attuale.
    Altre considerazioni, esempio “il potere che difende la schiavitù per i vantaggi sull’economia”, sono autentiche sciocchezze, dettate da ideologia unita a carenza di conoscenza e di analisi.
    Le ragioni sono quelle sopra elencate e danno conto per cui perfino oggi, in questa grave crisi economica, i politici non legalizzano quando lo Stato, che è “alla canna del gas”, potrebbe guadagnare parecchio da ciò (come minimo, tassando gli Eros Center)!

    Insomma, si è legalizzato il poker on-line (una cosa, il gioco d’azzardo, che ha rovinato molte più persone e famiglie di quanto abbia mai fatto la prostituzione!) e non si vuole legalizzare il lavoro delle sex workers.
    Chi non si è ancora chiesto il perchè, dovrebbe farlo.
    E le risposte non sono tanto difficili.
    ———————————————–

  2. Ciao, ho notato i tuoi interventi all’articolo che citi. A me ne hanno pubblicati due, ma purtroppo censurati almeno altrettanti, più due che avevo inviato all’articolo precedente della stessa rubrica (la 27esima ora), anch’esso in tema di prostituzione. Sono piuttosto frustrato e non riesco a trovare motivazioni valide per questa censura che mi ha fatto buttare via del tempo e che invece non colpisce altri interventi francamente banali. Ti chiedo quindi il permesso di pubblicare qui i miei due commenti non apparsi, se non altro perché contengono dei link di interesse per chi vuole documentarsi e ripulirsi il cervello dalla impressionante campagna propagandistica che il femminismo radicale sta conducendo per criminalizzarei clienti.

    1.
    Secondo me la verità, per chiunque la voglia vedere con animo sgombro da pregiudizi, é che oggi la stragrande maggioranza delle sex-worker nei paesi occidentali, siano esse autoctone o immigrate, ha scelto liberamente e consapevolmente il lavoro che fa. E vuole continuare a farlo. Spesso non é nemmeno sfruttata. Non pretendo che frequentiate queste donne per capirlo, in rete é possibile trovare link istruttivi, se si vuol cercare. Per esempio il blog dell’antropologa Laura Agustin o della femminista svedese dissidente Östergren. Oppure la seguente ricerca pubblicata dall’Evening Standard: http://tinyurl.com/bqbzqto . Oppure una recente ricerca danese http://tinyurl.com/bpmhsll che trova che, anche se chiaramente i soldi sono il primo obiettivo, la curiosità sessuale è un’importante motivazione nelle sex-worker (ma come è possibile? vi hanno sempre detto che hanno schifo dei clienti!). Ripeto: se si vuol cercare. Certo, non sono cose che leggerete negli articoli grondanti di odio verso gli uomini scritti dalla signora Melissa Farley, articoli peraltro totalmente privi del supporto della comunità scientifica, anche se piacciono molto a Newsweek e al NY Times.
    Personalmente, mi spiace ma non credo ad una parola che venga dal governo svedese e dai suoi rappresentanti politici, che da anni implementano una legge fortemente misandrica, che criminalizza i clienti anche di prostitute libere e adulte (per non parlare di altre situazioni estremamente discutibili v. caso Assange). In particolare sono scettico di quanto dice questa Cecilia Malmström, e delle cifre da lei fornite che mi sembrano assolutamente sproporzionate. Mi rende molto sospettoso il fatto che molti sostenitori del modello svedese, anche di fronte alla constatazione che il proibizionismo ha aumentatato il rischio per le sex-worker, ritiene che debba essere comunque “mandato un messaggio”, cioé che é sbagliato comprare sesso. Come se le motivazioni fossero ideologiche e moralistiche, non razionali. Infatti fin dall’inizio l’idea era quello di esportarlo in altri paesi: tipico proposito missionario. E anche la celebrata, benché non certa, riduzione del numero di sex-worker svedesi non significa granché. E’ ovvio che se in Svezia non riescono a lavorare se ne vanno nei paesi limitrofi. Ma se tutti avessero simultaneamente adottato il modello svedese, sarebbero probabilmente rimaste in Svezia.
    (questo commento é la riedizione di uno inviato qualche ora fa e inspiegabilmente censurato, sarei interessato a sapere il perché. Lunghezza o motivazioni ideologiche?).

    2. (in risposta a Lettore_714434).
    Capiamioci: cosa significa che la legge sulla prostituzione “ha avuto successo”? Viene spesso obiettato, anche su questo forum (secondo me senza crederlo) che il problema non é la prostituzione in sé, ma la schiavitù. Io sono d’accordo. Ma da questo punto di vista la legge svedese é un fallimento, come spesso lo è il proibizionismo. Se ne sono accorti i norvegesi che hanno voluto seguire il modello svedese e hanno constatato come il proibizionismo (vedi http://tinyurl.com/c83nn4s) aumenti i rischi di violenza per le sex-worker. Gli svedesi, destra, sinistra, centro, non importa, non vogliono ridurre la schiavitù, vogliono ridurre la prostituzione perché, essendo impregnati di ideologia femminista radicale, ritengono tutta la prostituzione una forma di sfruttamento dell’uomo sulla donna. Se una donna adulta dice di volerlo fare, smentendo la loro fanatica ideologia, ritengono che debba aver subito “traumi” e non sia nel pieno possesso delle sue facoltà mentali (insanità mentale per chi si oppone all’ortodossia ideologica: ricorda qualcosa dalla storia del XX secolo?). Per me una legge che perseguita i clienti, diminuisce la prostituzione volontaria ma non i rischi delle sex-worker é un fiasco colossale. Anzi, è un crimine.

    • Interessantissimi i link sui nuovi studi in Norvegia!
      Quando penso che un precedente governo norvegese già nel 2004 aveva fatto uno studio serio da cui nei fatti risultava che non aveva senso seguire la ricetta svedese …😦

      Non mi faccio troppe illusioni in un rapido ripensamento della legge in Norvegia, sarebbe un tale smacco per il “modello svedese” che ci sarebbero resistenze enormi da parte delle lobby nazifemministe e probabilmente non solo.
      A meno forse (e per uno di idee “di sinistra” è duro da dire …) che in Norvegia rivincano i conservatori. Ma spero che i laburisti norvegesi dimostrino più buonsenso di quelli svedesi e aboliscano quella legge.
      Sarebbe un fatto così simbolico da essere una catastrofe per i sostenitori della ricetta svedese, mentre per ora possiamo solo limitarci a divulgare quelle informazioni.

      Grazie della preziosa segnalazione, vedrò di farne buon uso anche sul sito web, appena avrò tempo per aggiornarlo.

  3. Terzo mio commento … questa volta NON pubblicato!
    Come a quanto pare è già capitato ad altri nella stessa discussione, vedi Pino59.
    Mi sono sempre chiesto cosa ci sia nella psicologia dei moderatori per decidere che certe cose vadano pubblicate o meno.
    Io, che nei fatti sono moderatore dei miei Forum, ho sempre pubblicato TUTTO (perfino le “trollate” ai miei danni) e lo farò sempre a meno che non si scrivano cose illegali o veramente eccessive.
    C’è sempre la speranza che si tratti di un “errore tecnico” ma è una speranza molto debole …

    —————————————————————-
    A Lettore_2215357

    Solo per dirle alcune cose:

    1) l’impressione netta è che lei, pur in tutta la sua buona fede, non abbia alcuno strumento conoscitivo per capire “cosa desidera veramente una ragazza nigeriana, rumena o moldava che sta lì in strada o nei night club o nei bordelli legalizzati”, come lei scrive.
    Il guaio, per lei e per tanti che qui scrivono scandalizzati sulla “degradazione degli individui” nella prostituzione, è che invece ci sono tanti italiani (non so se siano veramente i famosi “nove milioni”, ma sono tanti) che, lo si voglia o no, hanno certamente più strumenti di lei, semplicemente perchè si sono “sporcati le mani” conoscendo quel mondo. Quelle donne le abbiamo conosciute (e non come “salvatori istituzionali” ai quali raccontare frottole per interesse), voi no.
    E, a questo punto, una volta che conosci la realtà non ti fai più ingannare da chi parla senza conoscerla o, peggio, la conosce ma racconta fandonie. Il fu Don Benzi, pace all’anima sua, ci ha provato per dieci anni ma alla fine non lo prendeva sul serio neppure Bruno Vespa. Come disse quel tale, puoi ingannare qualcuno per molto tempo o tanti per un pò di tempo, ma non puoi ingannare tutti a lungo.
    Tanti, tantissimi italiani “sanno” e sanno quindi giudicare quanto c’è di vero sulla tratta forzata (che ESISTE, senza alcun dubbio, per il 10% del totale delle sex workers) e quanto c’è di falso in certa propaganda (UN’ENORMITA’ DI FALSITA’) che vuole far credere che la tratta sia largamente predominante e quindi che debba indirizzare IN TOTO le politiche sulla prostituzione.
    Noi SAPPIAMO e non ci potete più raccontare storie o anche, essendo in buona fede, portarci dove vi portano le vostre analisi sbagliate.
    Sorry, questa è la realtà …

    2) il documento da lei citato è interessante ed è anche giustamente cauto nelle conclusioni. Ma temo che abbia delle tare metodologiche non piccole, oltre alle ovvie e riconosciute incertezze nei dati. E la cosa peggiore è che se per la Svezia prende per buoni i “dati” 2004 della Ekberg, derivati unicamente da sue “chiacchierate” (personal conversations!) con alcuni esponenti svedesi e da nessuna inchiesta effettiva, dati “a sensazione” già smentiti e quasi sbeffeggiati da tempo ( http://www.sexworkeurope.org/de/resources-mainmenu-189/category/16-sweden?download=26%3Aan-assessment-of-gunilla-ekberg-s-account-of-swedish-prostitution-policy ), allora mi viene il dubbio che oltre alla metodologia ci sia anche ben poca selezione delle fonti, il che ne mina in gran parte l’attendibilità.
    —————————————————————-

  4. Altro post (questa volta me l’hanno pubblicato).

    ————————————————————–
    Ecco qui un altro “sepolcro imbiancato” favorevole alla legalizzazione …

    Come ho letto è capitato qui ad altri, il mio precedente commento (assolutamente civile e pure informativo) non è stato pubblicato.
    Non capisco il perchè, comunque passo e mi limito qui a scrivere una cosa che credo pochi sappiano.
    “C’è un passaggio in Sant’Agostino nel quale egli si chiede cosa si dovrebbe fare per il problema della prostituzione. Ed egli risponde che, data la natura umana, è meglio per il bene pubblico che la prostituzione esista in forma regolata.”
    Di chi è questa frase?
    Ci crediate o no, è di un eminente teologo, oggi Papa:
    Joseph Ratzinger (forse non a caso proveniente dalla pragmatica e legalizzatrice Germania!), dal suo libro “Salt of the Earth” del 1996.
    Una volta papa deve aver pensato bene di non mettersi in urto con i vescovi italiani sull’argomento, ma questo è ciò che pensava: meglio legalizzare e regolamentare, per il bene pubblico.
    Questo tanto per dire che chi propugna la legalizzazione (e ci sono anche molte donne, se no i sondaggi non sarebbero tanto favorevoli) non può essere catalogato, come qui qualcuno ha fatto, tra gli ipocriti “sepolcri imbiancati” che parlano per proprio interesse.
    A meno di non mettere tra questi anche Benedetto XVI e Sant’Agostino …
    ————————————————————–

  5. Altro mio post (in risposta ad una moralizzatrice o moralizzatore.che accusava Sant’Agostino di misoginia).

    ———————————————–
    Sbagliato.
    Sant’Agostino, che era un uomo di mondo, più che teorizzare la misoginia aborriva il matrimonio (convisse con una donna, senza sposarsi, per una quindicina di anni, un tempo molto maggiore di tanti matrimoni di oggi).
    E spero che lei veda la differenza …
    Poi bisognerebbe vedere se anche Ratzinger possa essere definito misogino.
    E può anche darsi, ma questo cosa c’entra con il tema?
    Se uno fosse misogino allora non potrebbe avere idee giuste sulla gestione pubblica della prostituzione?
    Per inciso, e se una fosse antimaschilista allora dovremmo chiederle di stare zitta su certi temi, che so, sull’esercito, la caccia e l’automobile?
    Ne riprovi un’altra, forse sarà più fortunata/o.
    ———————————————–

    • Perchè per qualche motivo tecnico che non mi è chiaro ogni tanto mi rimane un messaggio “appeso” in lista, nonostante io NON abbia attivato la moderazione preventiva!
      E’ già capitato altre volte (per esempio quest’estate) ed è capitato pure ora: il messaggio a cui ora rispondo è stato pubblicato in automatico, ma il tuo precedente no, nonostante tra i due io non abbia cambiato una virgola nell’impostazione del blog!
      Se quindi per un certo tempo non controllo la lista, alcuni messaggi (non tutti!) possono rimanere bloccati lì.
      Cercherò di capirne il motivo, ma mi sembra tanto un bug.
      Rimpiango il vecchio forum basato su phpBB, ma per ora e fino a quando non troverò il tempo (e non capiterà presto) ci toccherà questo blog, poi vedremo se tornare a qualcosa di meglio.

      Adesso “sblocco” manualmente il messaggio precedente.
      Mi spiace dell’inconveniente, ma non è una mia scelta, è WordPress che si prende certe “libertà”.

      • Ciao,
        Confermo, il primo dopo l’invio mi appariva preceduto dalla frase “in attesa di moderazione”, come quello che avevo inviato mesi fa sulla situazione svizzera, mentre il secondo no, evidentemente era stato accettato subito.
        Comunque, no problem.

        • Nel caso appaia quel messaggio e non vediate il post pubblicato entro poco tempo, mandatemi una email (jonathanx.rld@gmail.com) per avvertirmi.
          Questo perchè se il post per errore finisce in lista di moderazione io NON ricevo una email automatica (mentre la ricevo se il post, come deve fare secondo l’attuale settaggio, viene subito pubblicato!).

  6. Altro mio commento.
    —————————————-
    Incredibile! Esercitare le proprie personali e lecite scelte sessuali NON sarebbe un diritto …

    Dopo dieci anni che mi occupo della questione della legalizzazione, continuo ancora a stupirmi.
    Chi va con prostitute “non sa nemmeno che cos’è il controllo personale”, affermazione ancora più ridicola che offensiva per milioni di persone. Tutti “assatanati in fregola”, detto da chi NON HA LA MINIMA CONOSCENZA DELLA COSA!
    Oppure la prostituzione è, tout court, “la degradazione dell’individuo”. E perchè giocare d’azzardo, bere e altri “vizi” legalizzati e controllati dallo Stato, verso i quali non sento MAI grida scandalizzate da questi moralisti della domenica, NO allora?
    Non posso che ripetere: è incredibile come coloro che vogliono imporre agli altri la propria PERSONALISSIMA MORALE non si rendono conto di non essere affatto “bravi cittadini” ma in realtà PESSIMI CITTADINI, del tutto illiberali, che si arrogano diritti sule vite altrui che NON HANNO.
    Starebbero benissimo nell’Iran degli ayatollah …
    Per fortuna, sembrano essere una vociante ma netta minoranza in un paese che al fondo non è affatto bigotto.
    In quanto ai problemi della legalizzazione, se pensiamo che in Italia non si possa riuscire a fare quello che si fa in tanti altri paesi, possiamo anche chiudere bottega (e questo anche in tanti altri campi).
    Teniamoci la mafia e la corruzione, fermiamo ogni indagine e smettiamo di illuderci.
    Giusto?

  7. Ancora un altro (spero che passi, ma il sito del Corriere non si è lamentato per la lunghezza …).
    ——————————————
    @Marco Mares

    Mi fa piacere vedere un intervento sostanzialmente equilibrato e (mi pare) non moralista, anche se non ne condivido molte affermazioni.
    Spero che mi si perdonerà la lunghezza ma, pur riconoscendo che un blog non è il luogo migliore per approfondire, ci sono cose che vanno assolutamente dette.
    Innanzitutto c’è un gigantesco equivoco da dissipare, se no si parla a vuoto, peggio si prendono strade sbagliate: SFRUTTAMENTO non equivale a SCHIAVISMO. C’è schiavismo quando la donna è COSTRETTA a prostituirsi, con la forza e le minaccie. C’è invece sfruttamento quando la donna, pur volontaria (per ovvie motivazioni economiche), viene SFRUTTATA ECONOMICAMENTE dal magnaccia di turno (che essendo un delinquente spesso la maltratta pure, anche pesantemente, oltre a taglieggiarne gli incassi).
    Queste ultimi soggetti, lo dice la maggioranza delle ricerche serie (vedi Parsec, per inciso credo molto più a loro che all’ISMU, quelli dello studio “How much?” di ispirazione scandinavo-criminalizzatrice e che per questo ho boicottato) e l’hanno affermato anche alti esponenti della Polizia, all’85-90% non viene costretta ma si prostituirebbe comunque VOLONTARIAMENTE, però nei fatti è indotta ad appoggiarsi ad organizzazioni illegali (a volte da loro pudicamente dette “di agenti”) per potersi muovere nella situazione italiana (trovare un appartamento mediante prestanome, essere aiutate a spostarsi di città quando il sindaco scatena le ordinanze, ecc.).
    La cosa che è davvero vergognosa in Italia è che la repressione a tappeto in strada che è iniziata dal 2008, non solo e non tanto con il progetto di legge Carfagna-Maroni (mai convertito in legge) ma con le ordinanze dei sindaci (poi riconosciute generalmente incostituzionali), è che si sono fatte riavvicinare ai mondi criminali perfino quelle sex workers, come le romene e le bulgare, che essendo diventate comunitarie nel 2007 non avrebbero più avuto grande bisogno di certi “appoggi”.
    Per chi ingenuamente si chiedesse come ci possono essere tante volontarie, basta che faccia due conti sugli introiti per vedere che in pochi anni una romena (perfino se un pappone le dimezza l’incasso!) guadagna quanto trent’anni con uno stipendio da commessa a Bucarest. Ma se lei conosce l’ambiente, non ci dovrebbe essere bisogno che glielo dica.
    Quindi, lo voglio dire chiaro: so perfettamente che una grandissima parte di sex workers straniere, probabilmente la maggioranza, “SI APPOGGIA” a magnaccia. Però NON SONO SCHIAVE (tranne quel 10-15% di vere vittime della tratta schiavistica)!
    A questo punto, per riprendere il suo esempio, la pizzeria di Scampia che paga il pizzo difficilmente ce lo viene a dire, così come la prostituta che si vede decurtato l’incasso del 50% dal magnaccia non ce lo dice.
    Ma se vogliamo fare delle politiche efficaci ci dobbiamo chiedere: cosa vorrebbero, il proprietario della pizzeria e la sex workers? Ovvio: non essere più taglieggiati, ovvero potersi tenere l’intero guadagno. Questo non si ottiene nè accettando lo statu quo nè criminalizzando l’attività delle pizzerie e della prostituzione, ma combattendo il pizzo e i magnaccia. Ma nel caso della prostituzione c’è qualcosa di più: le pizzerie sono legalizzate, mandate in galera i criminali del pizzo e loro possono ripartire. Per la prostituzione no. Per la prostituzione non basta mettere in galera i magnaccia, occorre LEGALIZZARE, perchè se non lo si fa la spinta a trovare qualcuno che ti “protegge” (ironia del termine) e ti aiuta a barcamenarti in un contesto continuamente represso farà sì che ci apra spazio per nuovi lenoni e siamo da capo.
    Perchè la verità è che non è vero che “quelle che lo vogliono fare sono già organizzate in maniera simile”. Figuriamoci, tra la repressione in strada e le difficoltà nel trovare direttamente un appartamento, visto sia il razzismo dilagante sia le leggi che colpiscono (pesantissimamente!) il proprietario che affitta ad una prostituta! Certo, alcune ci sono, ma quante possono oggi essere così indipendenti?
    E’ così difficile capire che fino a quando si mantengono queste leggi si farà solo il gioco dei magnaccia?
    Che fino a quando il semplice affitto di un appartamento o di una stanza sarà colpito come minimo come favoreggiamento, se non come sfruttamento, i lenoni si fregano le mani?
    E che si legalizzassero cose come gli Eros Center tedeschi, che sono nei fatti degli “alberghi” dedicati alla prostituzione, dove il proprietario riscuote un affitto e non può mettere il becco su prestazioni e tariffe, risolveremmo il 90% dei casi?
    Proprietario uufficiale, registrato e controllato, con un’attività PUBBLICA e non nascosta in un appartamento!
    Lei scrive: “l’80% di quelle sfruttate se potessero scegliere non lo farebbero né in strada né in un bordello”.
    Sbagliato: il 100% delle vittime dello SCHIAVISMO non lo farebbe, ma la MAGGIOR PARTE di quelle oggi taglieggiate dai papponi lo farebbe e come! E non dica che sono tutte fole raccontate dalle sex workers, perchè dopo tanti anni ed avendo una certa età siamo perfettamente in grado di renderci conto delle cose, compresa la credibilità di ciò che viene detto, senza sollecitazioni o sospetto di ricerca di vantaggi da parte delle prostitute.
    Che direbbe se al contrario io le dicessi che le prostitute le raccontano, a lei esponente di un’associazione di assistenza (e non un semplice cliente che domani probabilmente non si farà più vedere), di essere schiavizzate per ottenere il permesso di soggiorno, visto che per averlo non sono neppure obbligate a denunciare i magnaccia?
    Cerchiamo di avere un pò di rispetto per l’intelligenza delle persone, per favore.
    Lei poi scrive che “per ora, basterebbe una legge e una giustizia più severi sullo sfruttamento, tolto quello allora sarei molto più disposto a parlare di regolamentazione”.
    La legge attuale punisce (giustamente) lo sfruttamento con pene fino a sei anni e la tratta schiavistica da otto a vent’anni!
    Cosa vuole aspettare prima di “essere disposto a parlare di regolamentazione”? La pena di morte?

  8. ———————————————————-
    @Marco Mares 2

    Sono d’accordo con lei che ci siano tante sfumature di sfruttamento (“fidanzati magnaccia” ecc.), lo sarei molto meno che ci siano sfumature sullo schiavismo. La differenza è palese e chiara: può una sex workers SMETTERE DI COLPO DI PROSTITUIRSI, se davvero lo vuole, senza rischiare le botte o magari la vita (lei o suoi congiunti)? Se si, non c’è schiavismo (romperà col fidanzato-magnaccia e magari ciò la rattristerà ecc.), se no c’è schiavismo. Qui di base non c’entra la psicologia, c’entra la costrizione o meno ad impedire eventualmente una scelta (così come ci poteva essere o meno a spingere ad intraprendere quell’attività). Anche i discorsi sulla “coercizione psicologica” sono delicatissimi, non a caso un reato come il plagio è stato eliminato dal nostro ordinamento in quanto incostituzionale! E, mi creda, questi non sono “ragionamenti rozzi”: se non facciamo queste distinzioni fondamentali, ancora una volta rimaniamo impigliati in una rete di contraddizioni, nell’analisi e nelle politiche, anche se possiamo trovarci l’alibi della “complessità del fenomeno”.
    Alibi che (non sto dicendo che sia il suo caso) spesso viene usato per mantenere lo statu quo.
    Sulle ricerche di Parsec e ISMU e sulla credibilità degli istituti, dico solo che il Parsec è l’unico davvero reputato internazionalmente (e per ricerche fatte per i più grandi organismi internazionali), come lei dovrebbe sapere, e che il suo metodo di ricerca ed analisi capillare sul territorio italiano (basato anche sui contributi di altre organizzazioni) è a tutt’oggi ineguagliato. Certamente anche le sue statistiche non dicono tutto e conterranno imprecisioni, ma sempre meglio di cose fatte con approssimazione o, peggio, con poca obiettività.
    Per esempio, basta vedere il bando della ricerca “How much?” dell’ISMU per capire che, ben lungi dall’essere una ricerca obiettiva, era fin dall’inizio moralisticamente orientata in senso anti-prostituzione, visto che si proponeva tra le altre cose di “suggerire nuovi modi per ridurre la domanda” (“suggest new customised ways to reduce the demand”). Domanda di prostituzione, ovviamente, vista evidentemente come un “male” in sè!
    Sarebbe come dire “vogliamo fare una ricerca obiettiva su benefici e danni del bere birra … con l’obiettivo di suggerire politiche per ridurne il consumo!”. Obiettiva? Non hanno avuto manco l’intelligenza di tenere nascosto il loro fine ultimo …
    Se poi pensiamo che hanno fatto l’indagine assieme alla Transcrime ormai fagocitata dalla Cattolica (ne ho parlato sul sito, con dovizia di argomentazioni, come “la nuova fabbrica del falso” e non mi ripeto qui), si capisce poi che ne sia venuta fuori una cosa ridicola (e inutile) come quella che si può leggere.
    Insomma, se credo più a certi ricercatori e meno ad altri ho le mie ragioni e non si basano sulla simpatia o sul fatto che questi o quelli “mi diano ragione”.
    Anche perchè non sono solito occultare ciò che contrasta con le mie idee (credo che il mio forum, pro-legalizzazione, sia stato l’unico sito italiano che a suo tempo parlò del (unico) grosso caso di sfruttamento coercitivo scoperto nell’Olanda DOPO la legalizzazione, quello dei fratelli Baran).
    Ma non mi faccio neppure “fregare” da moralisti travestiti da ricercatori (almeno quando sono così maldestri come quelli dell’ISMU!).
    Ultima cosa: nessuna ragazza vuole fare la prostituta.
    Bisogna intendersi.
    Certamente sono stra-convinto che il 99% delle ragazze non si vede fare la sex workers per molti anni, quindi è verissimo che non vuole fare la prostituta come carriera a vita.
    Quello che vogliono fare, però, è fare il più soldi possibile nel minor numero di anni possibile.
    Poi alcune, che magari pensavano di farlo per tre o quattro anni, dopo dieci sono ancora lì nel mestiere, o perchè guadagnano bene o perchè a quel punto non saprebbero che altro fare (o entrambe le cose).
    E’ come dire che “nessuna vuole fare l’operaia”. Lei ha mai sentito qualcuna che vuole fare l’operaia? Io no.
    Con la differenza che facendo l’operaia non c’è neppure la possibilità teorica di diventare ricca e neppure benestante, con la prostituzione si (certamente in rapporto agli stipendi moldavi o ucraini, ma non solo, e chiaramente solo se non c’è costrizione) e questo spiega tante cose.
    Perciò, guardiamoci in faccia: quello che vogliono queste ragazze (ma non sempre ottengono) è FARE SOLDI. Punto.
    Lo sa lei, lo so io, lo sanno loro.
    Qualche cliente non lo sa (o vuole illudersi) e pensa a rapporti di tipo diverso, soprattutto quando si parla di prostituzione esotica (le famose “fidanzate” cubane o dominicane). Io sorrido sarcasticamente quando sento clienti che parlano in questo modo, forse sbaglio perchè è un sintomo della solitudine di queste persone e non è bello fare sarcasmo su questa cosa.
    Poi, dato che un qualche rapporto umano comunque si stabilisce, al di là dell’atto sessuale mercenario, so bene che ci può perfino essere una simpatia verso un cliente, soprattutto se fidelizzato.
    Ma, di base, queste sono professioniste, a cui manca appunto, in Italia, una base di legalizzazione e regolamentazione. Magari per i tre, quattro o cinque anni che generalmente si danno almeno inizialmente per fare “la vita”. La Germania con la legalizzazione riesce a gestire nell’ordine e nella pulizia almeno 150.000 sex workers (c’è anche chi parla di 300 o 400 mila!) e non è logicamente pensabile credere alla fola (che ogni tanto qualcuno ancora dice) che ci siano 150.000 minacce occulte alle famiglie in patria, ai figli, ecc. per costringerle a stare negli Eros Center (nè la mafia nè la Spectre riuscirebbero in una simile gigantesca impresa senza essere scoperte dalla Polizia, neppure nell’Italietta disastrata). E considerando inoltre che (parlo anche per esperienza personale) le sex workers nei bordelli tedeschi sembrano essere assolutamente analoghe per obiettivi di vita a quelle che si trovano in Italia, non vedo perchè noi non dovremmo riuscire a gestirne in tal modo 50.000.
    Il fatto è che vedere un’insegna “Eros Center” fa indignare ancora molti moralisti. Ma, più che il moralismo, è mia assoluta e meditata convinzione che i veri motivi per cui non si fa questo siano quelli che ho scritto qualche post fa, che hanno molto a che fare con la politica e non hanno nulla a che vedere con la lotta alla tratta (tratta che, anzi, ci guadagna se la prostituzione resta in semiclandestinità).
    ———————————————————-

  9. ——————————————–
    @Marco Mares 3

    Lei scrive che “il Potere di soggezione è inteso anche a livello psicologico e la sua importanza è riconosciuta a tal punto da essere approfondita nel protocollo di Palermo del 2000: “Raggiro o coercizione, abuso di potere o di una condizione di vulnerabilità””.
    Le faccio notare che la coercizione è altra cosa della soggezione (ovviamente), il raggiro pure (un inganno non è una pressione psicologica … è un inganno), e l’abuso di potere o lo sfruttamento di una condizione di vulnerabilità si esplicano ugualmente o raggirando (ti faccio credere che tu sia obbligata a fare ciò che ti impongo o ti convinco che per te è meglio farlo) o con la suddetta coercizione.
    Se nei tribunali spesso non viene riconosciuta la schiavitù ma solo lo sfruttamento non è perchè “i magnaccia possono permettersi ottimi avvocati” ma perchè, per fortuna, siamo ancora in uno Stato di Diritto dove per riconoscere qualcuno colpevole, fosse pure un soggetto deprecabile, ci devono essere riscontri concreti e non vaghe accuse di “pressione psicologica”. Sui danni che fanno spesso gli psicologi, dediti ad una disciplina che meno scientifica ed oggettiva non si potrebbe, stendo poi un velo pietoso.

    In quanto all’ISMU che “approfondisce” e al Parsec che “raccoglie dati numerici a livello di approfondimento minimale”, questa è una caricatura sulla quale non sono minimamente d’accordo. Del resto lei dovrebbe ben conoscere gli studi di Carchedi (Parsec) e non può certo dirmi che sono schematici e superficiali.
    Voglio precisare che io non ho nessun rapporto nè con Parsec nè con ISMU nè con qualunque altra organizzazione del genere. Sono solo un osservatore, ormai piuttosto esperto, abituato a meditare sulle cose e pure su ciò che alcuni dicono essere “i fatti”, cercando di non farmi ingannare (e in questo campo, regno dell’ipocrisia e dell’ideologia, è fondamentale).

    Questa caricatura sull’ISMU “che approfondisce”, sarò franco, fa il paio con quella che io credo sia una sua (vostra) ILLUSIONE, ovvero che stando sulla strada ogni sera si riesca ad “approfondire” la conoscenza con le prostitute al punto da “scoprire realmente cosa c’è dietro” e ci si riuscirebbe “non avendo le organizzazioni di assistenza secondi fini”. Cosa che, a quanto leggo, a suo dire non sarebbe possibile per i clienti.
    Bene, en passant le ricordo quanti casi di clienti ci sono che aiutano prostitute in difficoltà (e non per il “fine” di avere del sesso gratis, io ne ho conosciuto uno minacciato dai magnaccia e certamente non lo faceva per quel motivo!).
    E, sempre en passant, la parte dei clienti “spinta da perversione patologica” mi sembra assolutamente minimale, se lei con tale termine intende non feticismi sessuali (che, mi creda, non ci sono solo nella prostituzione!) bensì perversioni pericolose, violente, ecc.
    O lei vuole dirmi che in Italia c’è qualche MILIONE di “perversi” che mettono a RISCHIO le prostitute?

    Tornando all’illusione di cui sopra, anche sui “secondi fini” ci sono delle cose da dire.
    Intanto (e lo vedo ogni volta che si fanno queste discussioni) molte associazioni sembrano davvero avere un PRIMO FINE: quello di mantenere in vigore la Legge Merlin! E i motivi di “business”, per loro, sono ovvii.
    Legalizzando la prostituzione organizzata al chiuso e proteggendo meglio, in tal modo, le sex workers il rischio è che per queste associazioni ci sia MENO LAVORO. Questa è la triste realtà e se non ero così ingenuo da non capirlo già dieci anni fa, si figuri con dieci anni di esperienza e conoscenza in più …

    In secondo luogo, lei non tiene conto del fatto che sono LE PROSTITUTE che, nei rapporti con le associazioni, hanno facilmente SECONDI FINI!
    Non riesce davvero a vedere come alle sex workers CONVENGA dirvi che sono sfruttate, anche quando non lo sono veramente, per continuare a ricevere appoggi o tenere aperta la possibilità di averli in futuro?
    Mai riflettuto sul perchè per avere certe ammissioni “ci vogliano anni”? Mai considerato che dopo qualche anno ottenere un permesso di soggiorno “per protezione” possa essere considerato un modo eccellente per “chiudere la carriera”? E tralascio quei casi in cui le sex workers, dopo aver ottenuto il permesso, sono tornate allegramente ad esercitare sulle strade.
    Tempo fa, su un forum italiano “di clienti” veniva raccontato di cosa dicevano alcune prostitute di strada a Bologna sugli appartenenti ad un’associazione di assistenza di quella città, il senso era “Quegli stupidi della F…. Di S….., sono in giro ogni sera, noi gli raccontiamo un sacco di balle, così si sentono importanti ed utili e continuano a portarci i preservativi gratis!”.
    Forse sarebbe meglio che le associazioni, almeno quelle in buona fede, meditino su queste cose. Troppa ingenuità fa commettere grossi errori di valutazione.
    Scusi la franchezza.

    E, a proposito di errori di valutazione, sono piuttosto sconcertato che lei scriva “se le mafie riescono a tenere in scacco nazioni intere da decine di anni perchè dovrebbe essere diverso in questo business?”.
    Le mafie NON tengono in scacco SINGOLARMENTE milioni di persone o di famiglie! Hanno potere quando controllano l’illegalità in un TERRITORIO e hanno appoggi POLITICI e quindi protezione in quel territorio, cosa che non hanno certamente in Germania od Olanda.
    Quindi lei davvero crede (ed è incredibile!) che per OGNUNA di quelle 150.000 (cen-to-cin-quan-ta-mi-la!) prostitute tedesche ci sia una SINGOLA MINACCIA alla famiglia in patria e che praticamente NESSUNA di costoro, pur in uno stato di insopportabile costrizione, vada mai a denunciarli alla Polizia tedesca (che poi si rivolgerebbe subito a quella romena, bulgara, moldava, ecc. per l’eventuale protezione delle famiglie).
    Tra l’altro, secondo lei starebbero facendo questa cosa ENORME, da ANNI, sotto il naso della Polizia tedesca o olandese o austriaca o spagnola o ceca o ungherese o polacca o svizzera ecc., senza praticamente essere MAI scoperti (ho già detto di un caso significativo scoperto in Olanda, i controlli li fanno).
    Beh, se c’è qualcuno che pecca di realismo non sono certo io …
    Onestamente: ma chi sostiene queste cose, poi si stupisce anche del perchè gli italiani credono loro sempre meno?

    Ringrazio anch’io il moderatore … anche per la pazienza!

  10. Questo lo intendo come mio ultimo commento a quell’articolo del Corriere.
    Ho usato anche i link sulla recente ricerca norvegese, segnalati da Pino59.

    —————————————————————————-
    @Marco Mares ed altri, con commiato finale.

    Concordo con Marco Mares che ormai continuare a discutere qui, man mano che si allargano inevitabilmente gli argomenti, sta diventando difficilmente fattibile.
    Quindi dirò solo alcune cose, senza voler rispondere a tutto, e poi non proseguirò nella discussione (se no so già che non la finirei più e credo non sarei il solo).

    Comincio col dare alcuni link interessanti sugli effetti della legislazione stile-svedese: in Norvegia, grazie a studi recenti sull’argomento, si stanno accorgendo dei DANNI che quel tipo di legislazione, che incautamente hanno adottato, sta facendo in quel paese.

    http://www.thelocal.no/page/view/sex-buyer-law-encourages-human-trafficking-study

    http://www.thelocal.no/page/view/rip-up-prostitution-law-says-top-oslo-politician

    http://www.thelocal.no/page/view/sex-buyer-ban-hasnt-had-desired-effect

    Non mi aspetto che ad Oslo cancelleranno presto quella legge: troppo forti certe lobby, troppo cocente sarebbe lo smacco per i politici che hanno seguito le irresponsabili sirene svedesi, troppo traumatico sarebbe per il “modello svedese” se ciò si verificasse e ciò causerà resistenze politiche fortissime.
    Come sempre, le effettive esigenze delle sex workers sono in fondo alla lista di tanti politici e dei moralisti (ammesso che in lista ci siano).

    In quanto all’autorevolezza di certe ricerche, non voglio ancora criticare l’ISMU, ma faccio un altro esempio.
    Ho in questi giorni riletto ciò che scrissi qualche anno fa sulla “metodologia” adottata dalla Transcrime dopo essere entrata (e, sorry, non credo affatto che ciò sia una coincidenza) nell’orbita dell’Università Cattolica. Cercate in rete “nuova fabbrica cattolica del falso” e lo troverete.
    E mi sono di nuovo stupito a considerare ciò che ritengo un’incredibile e palese tentativo (temo riuscito) di CREARE DATI IDEOLOGICAMENTE ORIENTATI, forse anche al fine concreto di influenzare le politiche sulla prostituzione.
    Perchè temo che tali risultati, che ritengo fasulli, stiano contribuendo a falsare il quadro della situazione soprattutto in Europa, con un del tutto ARTIFICIOSO gonfiare i dati sulla schiavitù (leggete quanto scrivevo, con analisi di dettaglio, e poi venite a dirmi se non è così).

    Avevo commentato la ricerca linkata da Lettore_2215357 in un post del 28 settembre che, per motivi che non so, non è mai stato pubblicato e non posso ripeterlo qui (l’ho comunque ripubblicato sul mio blog).
    Aggiungo qui solo che, oltre a prendere per buoni i dati già sbugiardati della ministra svedese Ekberg, quello studio (peraltro cauto nelle conclusioni, molto più del lettore!) prende per buoni anche quella famigerata “ricerca” Transcrime del 2005.
    E allora non ci siamo proprio più, se tanto malaccorta è la scelta delle fonti.
    Come si dice nell’informatica: “garbage in, garbage out”.

    Grazie dell’ospitalità e grazie soprattutto a Marco Mares per la discussione molto civile.
    —————————————————————————-

  11. Criminalizzare il cliente e’ la cosa piu sbagliata da fare…il bisogno sessuale non deve essere criminalizzato semmai deve essere punito chi sfrutta e maltratta le prostitute e regolamentando e legalizzando il meretricio e piu facile farlo perche ci sono piu controlli. Le femministe non usano il cervello.Anche se non tutte sono uguali, molte di esse hanno criticato il sistema proibizionista sostenendo che metterebbe in pericolo ed emarginare le prostitute. Vietando la prostituzione non serve a diminuire il fenomeno e tanto meno eliminarlo. Soli che la sessofobia

  12. Pingback: Il Corriere colpisce ancora … | Red Light District Blog

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...