Addio, Don Gallo.

Non voglio ricordare Don Gallo.
Chi conosceva la sua attività, la sua umanità, il suo straordinario spirito di tolleranza, non ha bisogno che ciò gli sia ricordato.
Chi non lo conosceva, cerchi di informarsi su chi era, troverà una persona eccezionale.

Mi spiace fare certi confronti, ma devo dirlo: per me Don Gallo era l’esatto opposto di Don Benzi.
Tanto intollerante,  manipolatore e “talebano” quest’ultimo, tanto tollerante, sincero ed aperto era Don Gallo.
A Don Benzi a suo tempo resi l’onore delle armi, per Don Gallo non posso fare altro che sentirmi triste e chiedermi quando mai nella Chiesa Cattolica si troverà un’altra personalità così illuminata.

Credo che questa canzone del suo amico De Andrè ricordi meglio di tanti discorsi il suo anticonformismo ed il suo impegno per i cosiddetti “ultimi”.
Sempre “in direzione ostinata e contraria”.

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“Femminicidio”: nuovi dati oggettivi a smentita della retorica imperante.

Avevo gia scritto qui sul “femminicidio”
https://jonathanxblog.wordpress.com/2012/06/07/uomini-che-odiano-le-donne-donne-che-spesso-disdegnano-la-verita-2/

fornendo dei dati che dimostrano come la femminista Svezia sia messa più o meno come la “maschilista” Italia sulla questione delle donne assassinate da uomini.
E dimostrando quindi che se il problema c’è non va affrontato con la retorica “di genere”, come è diventato d’uso fare in Italia.

Adesso ho trovato questo eccellente articolo

http://llemgam.wordpress.com/2012/05/10/il-femminicidio-finlandese/

che conferma ed approfondisce di molto ciò che avevo rilevato anch’io.

I miei complimenti al blogger che ha fatto la ricerca.

L’incredibile arroganza dei censori “di sinistra” del Fatto Quotidiano.

E’ da un pò che ho notato come il Fatto Quotidiano, sito web di un quotidiano che uno penserebbe “libertario”, censuri nel modo più stupido i commenti evidentemente sgraditi a qualche “cane da guardia” promosso a censore, anche se non contengono assolutamente nulla di riprovevole o scorretto.

Quello qui sotto riportato è un mio commento sul FQ relativo alla deprimente vicenda della Boldrini che, nei fatti, ha chiesto un giro di vite repressivo sul web.
Ho commentato questo eccellente intervento di Guido Scorza, che secondo me è il contributo più chiaro scritto in questi giorni sulla vicenda:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/03/web-e-anarchia-lettera-aperta-a-laura-boldrini/582401/

Ebbene, questo commento mi è stato o stoppato preventivamente o immediatamente cancellato TRE VOLTE!

Giudicate voi cosa c’era di censurabile:
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A quanto pare l’ultima trincea dei difensori della Boldrini è affermare che … “non l’ha detto”!

Peccato che nell’intervista ci siano queste frasi, SUE (e non smentite):

“Sono migliaia e migliaia, crescono ogni giorno e costituiscono una porzione del Paese che non possiamo ignorare: c’è e dobbiamo combatterla. Non posso denunciarli tutti individualmente: è un’arma spuntata, la giustizia cammina lentamente al cospetto della Rete, quando arriva la minaccia è già altrove, moltiplicata per mille.”

Dal che è ovvio che la Boldrini sta parlando della necessità di “leggi speciali”, che non potendo prendere il via da “denunce individuali” (così dice la Boldrini, non certo io!) evidentemente devono essere leggi “indiscriminate”, di massa e non contro i singoli reati (ed è proprio ciò che allarma Scorza).

“Mi domando se sia giusto che una minaccia di morte che avviene in forma diretta, o attraverso una scritta sul muro sia considerata in modo diverso dalla stessa minaccia via web.”

Il che è falso: le leggi esistenti per questo tipo di reati si applicano e sono applicate anche al web.
Dal che si capisce che la Boldrini non ha idea della realtà che vorrebbe cambiare.

“Se vogliamo cominciare a pensare alla rete come ad un luogo reale, dove persone reali spendono parole reali, esattamente come altrove. Cominciare a pensarci, discuterne quanto si deve, poi prendere delle decisioni misurate, sensate, efficaci.”

Dal che si capisce che la Boldrini non ha uno straccio di proposta meditata, ma probabilmente solo paure irrazionali (che Scorza elegantemente definisce “personale percezione di inadeguatezza delle leggi e del sistema investigativo e giudiziario esistente”).
Paure comprensibili a livello personale, ma gravi se guidano le indicazioni di un politico, soprattutto con un tale ruolo istituzionale.

Ruolo che peraltro dovrebbe essere di garanzia super-partes e non di indirizzo politico, ma questo nè lei nè Grasso sembrano averlo capito (e questo al di là che io condivida molte delle loro esternazioni).
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Complimenti al Fatto Quotidiano, se avessimo bisogno di un Politburo o di qualche ajatollah sappiamo già dove cercarli.