L’incredibile arroganza dei censori “di sinistra” del Fatto Quotidiano.

E’ da un pò che ho notato come il Fatto Quotidiano, sito web di un quotidiano che uno penserebbe “libertario”, censuri nel modo più stupido i commenti evidentemente sgraditi a qualche “cane da guardia” promosso a censore, anche se non contengono assolutamente nulla di riprovevole o scorretto.

Quello qui sotto riportato è un mio commento sul FQ relativo alla deprimente vicenda della Boldrini che, nei fatti, ha chiesto un giro di vite repressivo sul web.
Ho commentato questo eccellente intervento di Guido Scorza, che secondo me è il contributo più chiaro scritto in questi giorni sulla vicenda:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/03/web-e-anarchia-lettera-aperta-a-laura-boldrini/582401/

Ebbene, questo commento mi è stato o stoppato preventivamente o immediatamente cancellato TRE VOLTE!

Giudicate voi cosa c’era di censurabile:
“——————————————————————-
A quanto pare l’ultima trincea dei difensori della Boldrini è affermare che … “non l’ha detto”!

Peccato che nell’intervista ci siano queste frasi, SUE (e non smentite):

“Sono migliaia e migliaia, crescono ogni giorno e costituiscono una porzione del Paese che non possiamo ignorare: c’è e dobbiamo combatterla. Non posso denunciarli tutti individualmente: è un’arma spuntata, la giustizia cammina lentamente al cospetto della Rete, quando arriva la minaccia è già altrove, moltiplicata per mille.”

Dal che è ovvio che la Boldrini sta parlando della necessità di “leggi speciali”, che non potendo prendere il via da “denunce individuali” (così dice la Boldrini, non certo io!) evidentemente devono essere leggi “indiscriminate”, di massa e non contro i singoli reati (ed è proprio ciò che allarma Scorza).

“Mi domando se sia giusto che una minaccia di morte che avviene in forma diretta, o attraverso una scritta sul muro sia considerata in modo diverso dalla stessa minaccia via web.”

Il che è falso: le leggi esistenti per questo tipo di reati si applicano e sono applicate anche al web.
Dal che si capisce che la Boldrini non ha idea della realtà che vorrebbe cambiare.

“Se vogliamo cominciare a pensare alla rete come ad un luogo reale, dove persone reali spendono parole reali, esattamente come altrove. Cominciare a pensarci, discuterne quanto si deve, poi prendere delle decisioni misurate, sensate, efficaci.”

Dal che si capisce che la Boldrini non ha uno straccio di proposta meditata, ma probabilmente solo paure irrazionali (che Scorza elegantemente definisce “personale percezione di inadeguatezza delle leggi e del sistema investigativo e giudiziario esistente”).
Paure comprensibili a livello personale, ma gravi se guidano le indicazioni di un politico, soprattutto con un tale ruolo istituzionale.

Ruolo che peraltro dovrebbe essere di garanzia super-partes e non di indirizzo politico, ma questo nè lei nè Grasso sembrano averlo capito (e questo al di là che io condivida molte delle loro esternazioni).
“——————————————————————-“

Complimenti al Fatto Quotidiano, se avessimo bisogno di un Politburo o di qualche ajatollah sappiamo già dove cercarli.

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