Nuovi dati sul “femminicidio”: si conferma che è in prevalenza una mistificazione mediatica.

Interessantissimo (e documentatissimo) questo articolo:

“Femminicidio” 2012: confermata finalità allarmistica della propaganda

http://violenza-donne.blogspot.it/2013/04/femminicidio-2012-confermata-finalita.html

Traggo dall’articolo:

“L’analisi criminologica condotta sui 115 omicidi (119 vittime) commessi in Italia nel 2012, aventi come vittime una o più donne – ed indicati nel ddl 3390 come prova di una presunta “emergenza femminicidio in Italia” (uccisione di una donna in quanto donna, compiuta da un uomo con l’implicita volontà di riaffermare un potere storicamente ineguale fra i Generi) –  ha portato ai seguenti risultati:

Pertanto, l’analisi criminologica attesta “soltanto” 58 casi (61 vittime) di donne uccise da uomini, in Italia, nel 2012, per movente relazionale-passionale

Peraltro, nello stesso anno, in Italia, sono stati 53 gli omicidi (consumati e tentati) compiuti da donne a danno di uomini, di cui 35 per movente relazionale-passionale (8 consumati).

In questa macabra contabilità, le “poste” uguali e speculari si elidono a vicenda; per cui è corretto affermare che in Italia, nel 2012, sono state uccise, per movente relazionale-passionale, 53 donne “in più” degli uomini.”

e ancora:

“Dunque, la propensione al “femminicidio” risulta, negli uomini italiani, più che dimezzata rispetto agli stranieri.”

e ancora, la domanda:

“Cosa si cela, dunque, dietro la propaganda allarmistico-vittimistica dei mass-media, che sta cercando, ossessivamente, di accreditare nell’immaginario collettivo degli italiani il presunto fenomeno del femminicidio?”

e la risposta:

“85 milioni di € per 53 donne…

All’art. 20 (“Copertura finanziaria”) del ddl 3390 (Serafini-PD) si legge: “Agli oneri derivanti dalla presente legge, pari a 85 milioni di euro, si provvede a decorrere dal 2013…”.
Dunque, sindacalismo rosa in servizio permanente effettivo (il personale operante nelle “case delle donne” e nei nuclei speciali istituiti presso le ASL, le Questure ecc. sarebbe esclusivamente femminile), volto ad accaparrarsi ulteriori fette privilegiate – nel più puro spirito di casta – di  welfare parassitario  (trattasi, infatti, di spesa del tutto improduttiva, non certo d’investimento).”

Una situazione che chi si occupa di prostituzione conosce benissimo, da anni:
SI CREA MEDIATICAMENTE UN'”EMERGENZA” PER POTERCI COSTRUIRE SOPRA UN BUSINESS. 

Nella prostituzione l’emergenza è una presunta (e non esistente) grande quantità di prostitute “schiave”, forzate.
La propaganda neo (e in molti casi nazi-) femminista in questo caso sta cercando di creare l'”emergenza femminicidio” e in gran parte ci sta riuscendo, anche se leggo sempre più spesso reazioni indignate a questa mistificazione.

Mistificazione che, proprio come per la prostituzione, prende un problema reale ma relativamente ridotto per dipingerlo come una emergenza sociale.
Quando invece si tratta di poche decine di delitti all’anno, con trend sostanzialmente stabile, affiancato da un equivalente “maschicidio” dello stesso (e ridotto) ordine di grandezza e oltretutto per nulla più grave in Italia rispetto a paesi stranieri, pure quelli “femministi”!

Come dico sempre, come viene trattato il fenomeno della prostituzione è una rivelatrice “cartina di tornasole” di una società.
Adesso scopriamo anche, col “femminicidio”, che studiare la prostituzione è anche educativo per comprendere analoghi fenomeni di mistificazione.

E per sapere che se non si ferma ora quella sul “femminicidio” si creerà un “business” poi difficilmente reversibile, per molti anni, che alimenterà sè stesso alimentando la propaganda dell'”emergenza”.
Il tutto per battere cassa.
Proprio come avviene per molte (non dico tutte) ONG che fanno un business dell'”assistenza alle prostitute di strada”.

E, nel frattempo, i politici useranno questa “emergenza” sia per elargire quei fondi agli “amici” sia per apparire “sensibili” nei confronti del “genere femminile” e quindi sperare di guadagnare voti (cosa che in verità è già cominciata da anni con quella sciocchezza delle “quote rosa”).

Deja vu.

Aggiungo pure questo link

con un intervento sull’opportunità di trattare il “femminicidio” così come viene fatto di solito.
In breve, l’autore sostiene tra le altre cose che il “Femminicidio è un termine adatto alla crociatizzazione”.
Che, più che un’opinione, è una realtà.

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