IL PUNTO SUL “MODELLO TEDESCO” ED IL CONFRONTO CON L’ITALIA.

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Recentemente il “modello tedesco” sulla prostituzione legalizzata è stato oggetto di attacchi, anche in Germania, da parte di ambienti antiprostituzione e nazifemministi.
Se n’è parlato anche qui: https://jonathanxblog.wordpress.com/2013/07/07/il-corriere-colpisce-ancora/

Di conseguenza, pure in Italia ci sono stati ambienti reazionari che hanno attaccato la legalizzazione tedesca, utilizzando anche il dibattito che in Francia vede un concreto pericolo di instaurazione di una legge repressiva non dissimile da quella svedese (vedi: https://jonathanxblog.wordpress.com/2013/11/03/rara-avis/ e https://jonathanxblog.wordpress.com/2013/11/09/un-altra-discussione-interessante-sul-fatto/ ).

Ebbene, per fortuna abbiamo dei dati attendibili anche sulla Germania, che possono essere confrontati con quelli equivalenti di altri paesi e in particolare, ovviamente, con quello che ci interessa di più: l’Italia.

Possiamo quindi fare alcune considerazioni numeriche per valutare l’efficacia o meno della legalizzazione tedesca ed avere un modo per capire se tale legalizzazione abbia efficacia positiva sull’aspetto più importante: la lotta alla tratta.
Perchè non c’è dubbio che sul resto (pulizia, comfort, controllabilità, status legale, mancato disagio per i cittadini …) il “modello tedesco” è vincente.

Confrontiamo quindi le due situazioni, tedesca ed italiana, attraverso un parametro oggettivo, basato non su stime ma su dati ufficiali, ovvero il numero di vittime di tratta riconosciute, ed uno che è basato su stime che però appaiono attendibili, ovvero il numero totale di sex workers nei due paesi.

Prendendo il dato sulle vittime riconosciute abbiamo non una stima sul numero effettivo di tali vittime (perchè la Polizia non può scoprire tutti i casi di tratta, come non può scoprire ogni crimine in qualsiasi campo si indaghi) ma un ottimo parametro oggettivo per trovare l’EFFICACIA RELATIVA dei due “modelli”: quello legalizzatore tedesco e quello abolizionista italiano.

Vedremo che il risultato finale sarà così eclatante da lasciare ben pochi dubbi, anche se le stime numeriche su Italia e Germania avessero qualche oscillazione (sempre possibile).

NUMERO DI VITTIME RICONOSCIUTE DI TRATTA IN ITALIA E IN GERMANIA:

Il numero di vittime di tratta riconosciute in Italia è sulle 500-600 all’anno.

Per esempio dal 1996 al 2001 (cinque anni) sono state 2741, ovvero 548 all’anno.
Si veda per esempio per questa pagina (della Caritas, quindi non certo pro-prostituzione):
“IL CONTRASTO AL FENOMENO DELLA TRATTA: STATISTICHE GIUDIZIARIE
dal giugno 1996 al giugno 2001
Il numero totale delle persone offese nei procedimenti per reati inerenti alla tratta è stato 2.741″

http://www.caritas.it/home_page/agenda/00001131_Dati.html

Il numero di vittime di tratta riconosciute in Germania è sulle 700 all’anno (ed è dimezzato da quello che era prima della piena legalizzazione!).

“According to official statistics, the number of officially identified victims of human trafficking decreased significantly in the past fifteen to twenty years. The same government reply from 1997 mentioned 1,196 victims of human trafficking in 1995 and 1,473 victims in 1996, while the statistics of the past four years on record show steady figures of an annual 610 to 710 victims of human trafficking for sexual exploitation, i.e. 640 victims in 2011.”
http://feministire.wordpress.com/2013/06/06/does-legal-prostitution-really-increase-human-trafficking-in-germany/

I dati ufficiali qui citati sono quelli forniti dalla Polizia Federale tedesca, il BKA (http://www.bka.de/DE/ThemenABisZ/Deliktsbereiche/Menschenhandel/Lagebilder/lagebilder__node.html?__nnn=true).

NUMERO TOTALE DI SEX WORKERS IN ITALIA E IN GERMANIA:

Il numero totale di prostitute stimate in Italia è di circa 45.000 (vedi: https://jonathanxblog.wordpress.com/2012/05/26/i-dati-numerici-sulla-prostituzione-in-italia/).

Il numero totale di prostitute stimate in Germania è di circa 400.000 (da dati dell’organizzazione di sex workers HYDRA e della stimata organizzazione TAMPEP, vedi http://tampep.eu/documents/report_tampep_7.pdf, pag. 223).

LA PERICOLOSITA’ DELLA PROSTITUZIONE, IN ITALIA E IN GERMANIA:

A questo punto il calcolo è presto fatto.

In Italia, con 550 vittime riconosciute su un totale di 45.000 c’è una prostituta riconosciuta come schiavizzata ogni 82 sex workers.
In Germania, con 700 vittime riconosciute su un totale di 400.000 c’è una prostituta riconosciuta come schiavizzata ogni 571 sex workers.

Non c’è alcun motivo di ritenere la Polizia tedesca sia più negligente di quella italiana nel combattere e scoprire la tratta (anzi …) ed inoltre la legalizzazione con gran parte della prostituzione negli Eros Center consente oggettivamente una maggiore possibilità di controllo (mentre la Polizia italiana è costretta ad indagare un mercato molto più “sommerso”).
Perciò i dati sono direttamente confrontabili, anche se probabilmente penalizzanti per la Germania e “generosi” con l’Italia (che ha condizioni di indagine più difficili e quindi forse il numero di schiavizzate riconosciute è sottostimato rispetto a quello che ci sarebbe con una legalizzazione dei bordelli, e quindi un più facile controllo, anche da noi).
Ciò nonostante, il risultato finale è clamoroso.

In sostanza: L’ITALIA E’ SETTE VOLTE PIU’ PERICOLOSA DELLA GERMANIA per quanto riguarda le sex workers minacciate dalla tratta!

E in Germania, dopo la legalizzazione il numero di prostitute riconosciute come schiavizzate si è dimezzato!

Direi che questo dovrebbe essere abbastanza per far capire, a persone razionali, sia i benefici della legalizzazione “alla tedesca”, oggi attaccata con menzogne incredibili, sia l’assurdità di tenerci una prostituzione “allo stato brado” come è oggi in Italia.

Per inciso: si noti che la percentuale di prostituzione di strada in Germania (13%, dati TAMPEP, http://tampep.eu/documents/ANNEX%204%20National%20Reports.pdf ) è abissalmente inferiore a quella Italiana (che è circa il 50% del totale, addirittura 60% secondo il TAMPEP).
E questa è la ragione per cui girando di sera per le città tedesche si fa tanta fatica a vedere una prostituta in strada, mentre da noi si rischia di inciamparcisi sopra. E questo nonostante che in Germania ci siano 400.000 sexworkers, nove volte più dell’Italia!
Tanto per dire un ulteriore (ovvio) vantaggio della legalizzazione al chiuso.

Aggiungo un link interessante, che fa chiarezza su molti aspetti della legalizzazione in Germania:

https://researchprojectgermany.wordpress.com/  (un sito dedicato alla  legalizzazione tedesca, ma anche con articoli più generali)
https://researchprojectgermany.wordpress.com/2014/10/04/la-legge-tedesca-sulla-prostituzione-bugie-e-verita/ (articolo che smentisce tante bugie sulla situazione tedesca)

4 thoughts on “IL PUNTO SUL “MODELLO TEDESCO” ED IL CONFRONTO CON L’ITALIA.

  1. Pingback: Il Corriere colpisce ancora … | Red Light District Blog

  2. Buon Anno!
    Sono il vecchio Borgia…
    Ho trovato in rete questo paper

    http://ec.europa.eu/anti-trafficking/entity.action?path=Publications%2Flegalized_prostitution

    e vorrei sapere il tuo parere.
    Secondo me ci sono due assunzioni implicite che inficiano molto i risultati.

    1) dà per scontato che il confronto fra i dati sul “mercato” della prostituzione (e sulla relativa quota di tratta) rilevati nei paesi regolamentatori rispetto a quelli dei paesi proibizionisti sia “fair”. Secondo me è ragionevole pensare che, al contrario, vi sia una certa sovrastina nei primi (i controlli sono più facili, numerosi ed efficaci dove un’attività è legale, e non tutto quanto viene rilevato dalla polizia come sospetto di tratta si rivela tale dopo le indagini e tutti i gradi di giudizio) e una notevole sottostima nei secondi (senza voler citare l’estremo dei paesi comunisti, dove la prostituzione era ufficialmente “inesistente”, anche nei paesi “democratici”, quando un’attività è illegale è molto più difficile, a parità di organico e impegno da parte della polizia, controllarla e rilevarne i numeri: voglio dire che non solo sono da prendere con le molle i dati su un’attività come la prostituzione quando provengono da governi ideologicamente contrari ad essa – ovvio l’interesse a rendere pubblici numeri minori possibili – ma che anche il più onesto dei ricercatori non può avere una stima realistica di un’attività proibita come potrebbe averla di una legale). Basterebbe considerare un coefficiente correttivo per questo fatto per ribaltare la (debole) correlazione statistica regolamentazione-tratta raffigurata nei risultati (trovando invece che la regolamentazione la riduce, come da te rilevato).

    2) considera separati sistemi che sono invece comunicanti. Quando infatti si afferma che nei paesi regolamentatori il mercato cresce (“effetto scala”), e in quelli proibizionisti cala, si dimentica di considerare che in realtà (e il caso scandinavo Svezia-Danimarca è lampante) il mercato complessivo di una data area geografica (o, se vogliamo, geo-politica) non varia (dipendendo probabilmente da causa naturali, sociali e psicologiche che nessuno stato probabilmente potrà mai governare con dei semplici provvedimenti legislativi ad hoc). L’effetto della legalizzazione sarebbe dunque, secondo questa mia obiezione, non quello di aumentare il mercato, ma di spostarlo laddove vi è la regolamentazione (ovvero, come ammesso dagli stessi autori, più tutela per le prostitute, e maggior “effetto sostitutuzione” – ovvero prostitute locali o comunque non trafficate che sottraggono quote di mercato alle vittime della tratta). Se le prostitute che sono “sparite” dalla Svezia (nell’impossibilità di reperire clienti validi, minacciati dalle pene detentive) sono le stesse “apparse” in Danimarca (e non vi sono ragioni sufficienti per ritenere non sia così), e il saldo globale dell’area scandinava è pressochè nullo, allora il tanto decantato “effetto scala” che farebbe preferire il divieto alla legalizzazione (dato che l’effetto scala domina quello di sostituzione) sarebbe un’illusione dovuta al fatto di considerare coi paraocchi come diviso per stati un mercato che in realtà è unico (almeno all’interno di date aree geografiche). Questo è un fatto importante, perchè implica che se in tutta l’area Europa si dovesse prendere un unico orientamento, non si avrebbe “più mercato (e quindi più tratta) nel caso della regolamentazione e meno in quello della proibizione”, ma, numericamente, lo stesso mercato (europeo), alla luce del sole in un caso (con prostitute più tutelate) e nascosto (con prostitute alla mercè di loschi figuri) nell’altro.

    Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, finalmente si è avuto un lavoro scientifico sul tema e dei ricercatori abbastanza onesti da non tirare conclusioni affrettate (dicono apertamente che la correlazione statistica da loro rilevata va ancora investigata, non essendo disponibili, su fenomini come tratta e prostituzione, dati sufficientemente certi e omogenei per parlare di certezze scientifiche, in parte accogliendo la mia prima obiezione).
    Se vogliamo vederlo mezzo vuoto, questo lavoro, pubblicato su quel sito, sarà certamente la base per le argomentazioni proibizioniste che sostengono interessi materiali e ideologici femministi con la scusa di “combattere la tratta”. Va detto ad onore degli autori che temi quali la libertà di scelta e la maggior tutela delle prostitute libere nei paesi regolamentatori.

    Grazie ancora una volta per il tuo lavoro di informazione e ricerca e buon anno anche a te.

    Flavio (in calce mi firmo con nome e cognome in segno di stima, dato che finchè saremo in un paese libero non dovrò avere nulla da vergognarmi per quello che ho scritto. Se non inizio io a rompere il silenzio che opprime il fronte dei cosiddetti “clienti” e permette a parlamenti come quello transalpino di legiferare impunemente – e in maniere menzognera, facendo passare per azione umanitaria la tirannide femminista – contro i nostri diritti di libertà e felicità personali….).

    P.S.
    Che l’argomento tratta sia tanto scottante quanto pretestuoso è appena il caso di ricordarlo.
    Se il potenziale rischio di tratta correlato alle maggiori dimensioni di una certa attività valesse in generale come argomento per proibirla superando ogni altra considerazione, allora, posto che la maggior parte delle persone vittime di tratta non lavorano nella prostituzione, ma nell’edilizia, nell’agricoltura e nei servizi sociali (il sito feministire è una miniera in questo campo), allora gli stati, prima di vietare la prostituzione, dovrebbero ridurre la richiesta di case, beni alimentari e badanti e punire con leggi severe chi con il proprio denaro aumenta tali mercati per soddisfare i propri bisogni abitativi, alimentari e socio-sanitari “sulla pelle delle persone più deboli” (perchè non far valere anche qui l’estensione della “colpa” a tutti coloro che acquistano un bene/servizio anche quando non hanno alcuna intenzione di sfruttare vittime di tratta, ma semplicemente di usufruire di un lavoro regolamentato e tutelato? Perchè non ribaltare anche qui sul cittadino le deficienze dello stato nel controllare l’immigrazione?)
    Anzi, bisognerebbe proprio abolire la ricchezza e il capitalismo, dato che sono proprio i ricchi paesi capitalisti ad attirare le persone trafficate…
    La mozione degli affetti operata da chi cita le “schiave” fa dimenticare che il ragionamento dei proibizionisti è parossistico.

  3. Buon Anno anche a Sua Santità!

    Conoscevo quel paper (credo di averlo commentato anche su qualche forum, forse su quello del Fatto Quotidiano) e lo trovo fondamentalmente fallato.

    Perchè dico ciò?
    Perchè è una meta-ricerca basata sul confronto tra ricerche fatte da altri, e fin qui non ci sarebbe neppure molto da criticare (anche le mie considerazioni sono meta-ricerche …).
    Ma il fatto è che quel documento dà primaria considerazione (si vedano le stime sulle presunte trafficate per la Germania, ma non solo) alle “ricerche” del Transcrime (Di Nicola et al.), che si basano su assunzioni assurde che moltiplicano enormemente ed ingiustificatamente il numero stimato di “schiave”.
    Ne parlai approfonditamente e molto dettagliatamente già anni fa sul mio sito: http://jonathanx.altervista.org/leggenda/transcrime_cattolica.html

    Costoro, la Transcrime-Cattolica, sono pure quelli che curarono per l’Italia l’inchiesta-truffa europea “How Much?” sui clienti delle prostitute, che a sua volta criticai e mi rifiutai di collaborarvi, quando vidi che ben lungi dall’essere (come si dichiarava) una ricerca obiettiva era una ricerca ideologicamente orientata e già indirizzata (e questo dichiaratamente, prima ancora di farla!) a “ridurre la domanda di prostituzione”.
    Peccato che non è più on-line il mio vecchio forum, dove ne parlai, ma prima o poi credo che dovrei ripubblicare quella vicenda.

    Sono poi perfettamente d’accordo con le tue obiezioni al “metodo” della ricerca di Cho e colleghi.
    E’ del tutto ovvio che attorno ad un mercato legale ci sia una quota di illegalità ed è pure normale che un mercato legale sia ciò che meglio fa scoprire tale illegalità, soprattutto negli anni successivi alla legalizzazione. Stupirsi di questo sarebbe come stupirsi dell’aumento rilevato di certe patologie nella popolazione dopo che si è iniziato a fare controlli sanitari che prima non si facevano!
    Ed è pure ovvio che il “mercato”, sia legale che illegale, si sposti verso quei paesi dove la prostituzione è più accettata e meno contrastata.

    Ma il fatto è che, checchè ne dicano Di Nicola e le nazifemministe, ci sono i dati, chiarissimi!, della Polizia tedesca a dire quale è la realtà in un paese che da solo ha una prostituzione enormemente più importante (e in teoria ben più difficile da gestire!) degli altri due piccoli paesi “stranamente” presi a confronto.
    Probabilmente si “voleva” prendere la Svezia ad esempio e siccome ci si vergognava di confrontare una pulce con un elefante si è dovuto trovare un paese, la Danimarca, numericamente paragonabile ma con diversa legislazione. Ma dato che Svezia e Danimarca sono contigue, come tu dici il “metodo” è fallato anche per questioni di “migrazione del mercato”.

    Trovo poi clamorosamente errata ed ingiustificata l’assunzione fatta dagli autori sulla Germania, quasi a voler occultare una imbarazzantissima discrepanza: “On the other hand, the number of victims identified by the police varies from year to year without a clear pattern, probably reflecting the level of enforcement and policy priority rather than the true magnitude of the problem” (assunzione nascosta, credo non a caso!, nella nota a piè di pagina numero 37, pag. 38).
    Non c’è un “clear pattern”? No, c’è e come! C’è una chiara DIMINUZIONE del numero di vittime rilevate, che ad un certo punto diventa un valore costante e percentualmente basso, DOPO la legalizzazione!
    E dato che il numero di vittime rilevate poi non è affatto così oscillante (siamo sempre attorno alle 600 annue, non 100 un anno e 500 l’anno dopo!) non si vede come si possa presuntuosamente assumere che ci sia una rilevante variazione del livello di “enforcement”.

    Che la ricerca di Cho ignori, anzi peggio, stravolga i dati ufficiali di Polizia (perchè non citano i dati numerici e se la cavano con quella frasetta insinuante?) e non rilevi criticamente la loro discrepanza con ricerche o pseudo-ricerche è grave, tale da confermarmi nell’idea che o sono in malafede o sono poco professionali.

    Devo dire che, purtroppo, ai tempi della mia critica alla Transcrime-Cattolica ero stato facile profeta nel dire che si stavano volutamente creando dati artefatti per indirizzare le politiche europee sul tema della prostituzione.
    Ora ne vediamo l’uso che ne viene fatto.

    Del resto, sulla pagina europea anti-trafficking che linka il PDF che hai segnalato chi vediamo? Cecilia Malstrom, che pur non essendo socialista può tranquillamente essere considerata una nazifemminista svedese, purtroppo oggi in una posizione rilevante nella UE su questi ed altri temi.

    Anche se gli autori di quel paper (Cho et al.) fossero in buona fede, quando si basano acriticamente su “ricerche” che sono in sè stesse fallate (e che hanno purtroppo il “marchio” europeo) vanno inevitabilmente fuori strada.
    Ed ora accade che pure la meta-ricerca di Cho et al. viene usata per supportare le idee degli anti-prostituzione!
    Una meta-ricerca come minimo fallata e in gran parte basata su una pseudo-ricerca errata e probabilmente intellettualmente disonesta!
    E questo nonostante che, come tu giustamente sottolinei, non è una meta-ricerca che riesca ad arrivare a conclusioni pro o contro la legalizzazione.

  4. Premessa: dovrebbe essere questo il thread più adatto in merito.
    Secondo il seguentre articolo, ieri il Governo tedesco ha promosso un nuovo disegno di legge federale, che prevede certe limitazioni della prostituzione in Germania.
    http://www.ilgiornale.it/news/politica/mai-sesso-gruppo-e-obbligo-condom-cos-berlino-frena-lucciole-1090333.html
    Niente sesso di gruppo, niente tariffe fisse, niente dimora nell’immobile d’esercizio delle stesse meretrici ed obbligo dell’uso del preservativo durante il sesso a pagamento.
    Queste neo limitazioni sembrano proprio il nuovo semiproibizionismo, il quale sarà sempre un vantaggio per la criminalità organizzata, che riuscirà meglio a sfruttare la relativa attività, accompagnata dalla pratiche vietate.

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