La mia proposta per la legalizzazione della prostituzione organizzata in Italia.

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Molti anni fa, nel 2007, misi nero su bianco una proposta di legalizzazione della prostituzione ORGANIZZATA in Italia (la prostituzione in questo paese è già legale, ma l’organizzazione della prostituzione non lo è, a causa della presenza nella Legge Merlin del reato di favoreggiamento e dell’ambiguità interpretativa di quello di sfruttamento).

Dopo ben otto anni, vedo che quella proposta è ancora attualissima (e in Italia nel frattempo non si è fatto nulla, se non fare repressione in strada).

Anzi, dopo otto anni l’esperienza aggiuntiva dei paesi che hanno legalizzato, in varia forma, mi da ulteriori ragioni per credere che una “regolamentazione leggera” (molto più vicina al modello tedesco che a quello olandese e molto simile al modello spagnolo) sia la più conveniente per l’Italia e forse per ogni paese che vuole passare da una non-regolamentazione a qualche forma di regola.

Perciò, ripropongo quella idea, in modo praticamente identico.
Ovviamente non è una proposta di legge, ma la proposta dei principii sui quali dovrebbe basarsi una nuova legge.

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LA MIA PROPOSTA PER LA LEGALIZZAZIONE DEGLI EROS CENTER, LA DEPENALIZZAZIONE E LA REGOLAMENTAZIONE DELLA PROSTITUZIONE ORGANIZZATA IN ITALIA.

La proposta si ispira principalmente a modelli di depenalizzazione basati su una regolamentazione relativamente “leggera”, per esempio il modello spagnolo.
Regolamentazione che, soprattutto attraverso l’abolizione del reato di favoreggiamento (ma con il mantenimento di quello di sfruttamento, per quanto opportunamente precisato nei termini, e ovviamente di quello di tratta delle persone), consenta la creazione di strutture gestite privatamente che siano punto di incontro al chiuso per prostitute e clienti, eventualmente associate ad attività collaterali (bar, spettacoli erotici, ecc.).

Nei fatti, SI RICHIEDE LA LEGALIZZAZIONE DI STRUTTURE AL CHIUSO SIMILI AD ALBERGHI O AGLI ATTUALI NIGHT CLUB NEI QUALI SIA PERÒ CONSENTITO ANCHE, IN APPOSITE STANZE O APPARTAMENTI, L’ESERCIZIO DELLA PROSTITUZIONE LIBERAMENTE SCELTA.

Queste strutture, registrate come imprese e pubblicamente note, potranno essere facilmente controllabili dalle autorità, costituendo al tempo stesso il luogo privilegiato di incontro tra clienti e prostitute.

Il mantenimento del reato di sfruttamento, con il divieto di lucrare sul denaro pagato dal cliente alla prostituta, e la totale autonomia delle prostitute stesse negli Eros Center rendono questa proposta molto diversa dalla vecchie “case chiuse”.
Non si tratta, quindi, di “riaprire le case chiuse”, si tratta di adottare soluzioni moderne, dignitose e sicure.
Gli imprenditori non saranno “sfruttatori”, in quanto si limiteranno a fornire servizi a prostitute e clienti, i quali decideranno poi in totale autonomia se, come, quando e a quali tariffe accordarsi per i rapporti a pagamento.
Ci si augura che ciò possa anche far superare certe remore morali sul non voler “riaprire le case chiuse”: qui si tratta di altro, di andare avanti, non di tornare indietro.

Strutture simili esistono già in molti paesi (in Germania si chiamano “Eros Center”, in Spagna “Clubes de alterne”, ecc.), dove hanno pienamente dimostrato di funzionare, circoscrivendo e controllando il fenomeno in modo efficace e dignitoso.

Strutture nelle quali il guadagno dell’imprenditore o del gestore non possa derivare dal lucro su parte del compenso che il cliente paga alla prostituta, che deve rimanere accordo privato tra questi due ultimi soggetti sia per la parte economica sia per quella delle prestazioni fornite, ma da altre fonti di reddito collegate all’attività, quali l’affitto di stanze alle prostitute, l’esercizio di un bar o ristorante interno o il biglietto legato a spettacoli.

Strutture nelle quali, a differenza delle vecchie “case chiuse” abolite dalla Legge Merlin, le prostitute lavorino in totale autonomia di orari, prestazioni e tariffe, essendo legate agli imprenditori solo da contratti, liberamente concordati, relativi ai servizi forniti dall’impresa (es.: affitto di stanze).

Strutture delle quali però si raccomanda una regolamentazione sufficiente a controllarne gli aspetti di salubrità del posto di lavoro, l’accertamento della mancanza di pendenze penali per gli imprenditori che vogliano costituirle e l’applicazione da parte degli imprenditori stessi di tariffe sui servizi offerti alle prostitute che siano compatibili con quelle di mercato (va sottolineato che queste cose implicano un riconoscimento ufficiale della natura di tali strutture quali “imprese”).

CONSEGUENZE DELLA PROPOSTA:

Questa soluzione non richiede il riconoscimento dell’attività delle prostitute come lavoro vero e proprio, cosa che allo stato attuale sembra difficile da ottenere in Italia (principalmente per diffuse remore ideologiche).

Questo implica anche che la proposta non si esprime sulla tassazione diretta dell’attività delle prostitute, considerando per principio non congruo nè “moralmente etico” tassare direttamente un’attività che non è considerata un lavoro nè beneficiaria di assistenza sociale e diritti riconosciuti in quanto lavoratori e lavoratrici.
La proposta tiene anche presente il pericolo che una tassazione forzata, soprattutto in mancanza di contropartite, induca le prostitute (specialmente le straniere) a spostarsi in clandestinità, al chiuso, in situazione di potenziale pericolo e in modo diffuso sul territorio, cosa che è l’esatto opposto dell’obiettivo perseguito da questa proposta.
La questione delle tasse dirette o indirette alle prostitute (tema che forse è ora prematuro affrontare) è aperta al dibattito, questa proposta auspica solo che sia raggiunto un equilibrio basato sul “do ut des” e che a fronte della tassazione ci sia un doveroso riconoscimento di diritti.

In ogni caso, secondo questa proposta ci sarà ovviamente la tassazione sull’attività degli imprenditori proprietari degli Eros Center, considerata, questa sì, come un lavoro ovvero come attività d’impresa a tutti gli effetti.

Questa soluzione non vieta la prostituzione esercitata in appartamento, ma promuovendo la legalizzazione di strutture dedicate al chiuso, come gli Eros Center, vuole evitare che, in caso di divieto o restrizione pratica della prostituzione in luogo aperto, a ventimila prostitute oggi in strada venga lasciata come alternativa al chiuso solo l’attività in appartamento nei normali condominii. Ciò vorrebbe dire spostare ventimila prostitute (e la fruizione da parte di milioni di clienti) dalla strada alle normali abitazioni, a contatto con i cittadini, con gli evidenti disagi del caso.

Questa soluzione quindi comporta anche l’ammissibilità dell’attività di prostituzione esercitata (individualmente o da poche persone) in appartamento, anche se raccomanda di incoraggiare la prostituzione verso la concentrazione in strutture relativamente grandi, come gli Eros Center, per migliorare il controllo del fenomeno e ridurre l’impatto sul territorio.

Questa soluzione non implica la creazione di interi “quartieri a luci rosse” ma, piuttosto, facilita la creazione di “edifici a luci rosse”, ovvero stabili adibiti esclusivamente all’esercizio della prostituzione, non necessariamente tutti localizzati in zone specifiche. La creazione di specifiche aree a luci rosse, dentro e fuori delle città, piuttosto che l’ammissibilità di Eros Center in tutte le zone delle città e della periferia, è questione che potrebbe essere delegata alla decisione dei singoli Comuni.

Questa soluzione non proibisce in assoluto la prostituzione di strada ma riconoscendola come aspetto problematico ne chiede la “zonizzazione”, ovvero il suo esercizio ammesso in apposite zone ritenute idonee al fine di non arrecare disagio ai cittadini, su decisione delle autorità locali.

Questa soluzione chiede anche che in caso che si decida la proibizione completa della prostituzione di strada, questa debba essere accompagnata dalla previa esplicita legalizzazione di strutture come gli Eros Center e di un adeguato periodo di tempo per consentire la costituzione di queste strutture (nel frattempo, la zonizzazione potrebbe essere una soluzione temporanea). Ciò per evitare, come già detto, di togliere le prostitute dalle strade senza offrire loro un’alternativa organizzata e regolata, cosa che forzerebbe decine di migliaia di prostitute a spostarsi individualmente nei condominii, a contatto di gomito con i cittadini, con i disagi conseguenti.

Questa soluzione non impone controlli sanitari forzati sulle lavoratrici del sesso (che le esperienze fatte in molti paesi dimostrano essere controproducenti quando fatti contro il volere delle prostitute), ma favorendo la creazione di grandi strutture dedicate cerca di facilitare il contatto tra prostitute e personale sanitario e l’instaurarsi di regolari controlli volontari.

Questa soluzione non chiede la “schedatura” delle prostitute, considerando anche il fatto che la localizzazione del grosso della prostituzione in strutture ben delimitate, note e facilmente controllabili dalla Polizia, è già di per sè valido strumento per tenere sotto controllo il fenomeno dal punto di vista dell’ordine pubblico.

Questa soluzione raccomanda fortemente la concessione di regolari visti di ingresso (se non di permessi di lavoro) alle straniere extracomunitarie che vengono in Italia a prostituirsi.
Come minimo, deve essere esplicitamente riconosciuta l’ammissibilità dell’attività di prostitute straniere maggiorenni, anche negli Eros Center, pur se munite solo di visto di ingresso turistico e la non ammissibilità di ostacoli posti in tal senso dalle autorità (preposte alla concessione di tali visti o al controllo dell’attività lavorativa nelle strutture adibite alla prostituzione).
Questo punto, come dimostra l’esperienza di altri paesi anche molto avanzati sulla legalizzazione (vedi Olanda), è di importanza capitale per evitare il parziale fallimento della riforma della prostituzione in Italia e lo scivolamento di gran parte delle prostitute, che sono in maggioranza straniere e molte extracomunitarie, in clandestinità.
Una regolamentazione specifica e dettagliata della questione è probabilmente opportuna, in ogni caso il principio deve essere rispettato, pena la scarsa efficacia non solo di questa ma di ogni riforma che venga proposta.

QUESTA PROPOSTA QUINDI CHIEDE ALLE FORZE POLITICHE ED ALLE ISTITUZIONI:

1) che le forze politiche, di qualsiasi orientamento, riconoscano che la compravendita di prestazioni sessuali, liberamente scelta da adulti consenzienti, non è altro che un aspetto delle libere scelte personali sulla sessualità, riguardanti la vita privata, garantite dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, dalla Costituzione Europea e dalla Costituzione della Repubblica Italiana nel loro riconoscimento dei diritti personali e ribadite in consessi internazionali come la Conferenza ONU di Pechino del 1995.

2) che sia pertanto riconosciuta alle prostitute (donne, uomini, transessuali) piena dignità come persone e piena parità di diritti con gli altri cittadini, come peraltro garantito dalla Costituzione delle Repubblica Italiana.

3) che parimenti cessi la criminalizzazione morale dei clienti sostenuta da rappresentanti ed apparati dello Stato, che in quanto Stato laico non deve prendere posizione su basi etiche, lasciando il dibattito sull’accettabilità morale dell’acquisto di prestazioni sessuali al libero confronto dialettico tra le idee diffuse nella società.

4) che si riconosca che, da quanto sopra, sono da considerarsi illegittime le ingerenze dello Stato per impedire tali libere scelte personali con leggi, regolamenti, ordinanze e azioni di contrasto giustificate su basi etiche e ideologiche.

5) che l’esprimersi delle idee contrarie alla prostituzione da parte di soggetti privati debba rimanere confinata alla legittima espressione delle opinioni e al tentativo di proselitismo ideologico e non possa spingersi ad azioni (ronde, boicottaggi, violazioni della privacy personale, intromissione nell’attività delle prostitute e della prostituzione organizzata legale, …) volte a contrastare nella pratica l’esercizio della prostituzione liberamente scelta e regolata dalla legge.

6) che le forze politiche riconoscano ciò che risulta da tutti i riscontri oggettivi e scientifici, nonché dai risultati stessi delle azioni e delle indagini delle Forze dell’Ordine, ovvero che esiste una nettissima maggioranza di prostituzione volontaria in Italia, non solo tra le prostitute italiane ma anche tra le straniere, e che l’aspetto criminale a carattere schiavistico, pur nella sua gravità, è nettamente minoritario.

7) che da ciò traggano la conseguenza che quello della prostituzione non può e non deve essere trattato come un problema di criminalità o di ordine pubblico (e neppure, con atteggiamento da “Stato etico”, di “moralità pubblica”) ma come un aspetto della vita sociale basato su libere scelte individuali.
Che si riconosca quindi che gli aspetti criminali esistenti nel mercato della prostituzione non sono qualitativamente differenti da quelli che cercano di infiltrarsi in qualunque altra attività umana, dai pubblici esercizi alla grande finanza, e che da essi non può perciò scaturire alcuna criminalizzazione generalizzata del fenomeno, né la giustificazione per richiedere l’eliminazione di tale attività.

8) che data l’ampiezza del fenomeno sia riconosciuta opportuna una sua regolamentazione che aiuti grandemente a colpire le infiltrazioni criminali e che agevoli la prostituzione volontaria, che controlli l’aspetto sanitario e che rispetti le esigenze di non disturbo dei cittadini, sempre tenendo presente i riconoscimenti di cui sopra. In quest’ottica deve essere riconosciuto che allo stato attuale il problema principale è costituito dalla situazione delle prostitute straniere, che sono in condizioni di molto maggiore precarietà rispetto alle italiane, e che pertanto le soluzioni adottate devono essere volte principalmente a sanare gli aspetti negativi che oggi coinvolgono le prostitute immigrate.

9) che sia riconosciuto che l’aspetto criminale presente nel mercato della prostituzione, che è schiavistico solo in minima parte, è alimentato dallo stato di necessità delle prostitute straniere, in stragrande maggioranza volontarie, che in mancanza di legalizzazione e di strutture adatte sono costrette ad appoggiarsi ad organizzazioni illegali di sfruttatori per essere “aiutate” nel loro ingresso, nel soggiorno e negli spostamenti in Italia.

10) che si riconosca che al fine di evitare lo scivolamento della prostituzione in clandestinità e quindi, con grande probabilità, in mano alla criminalità è necessario adottare politiche che siano guidate non da ideologia, pro o contro che sia, o da impostazioni preconcette ma che siano effettivamente rispondenti alle esigenze delle prostitute, in particolare delle straniere che sono le più esposte a questo pericolo.

11) che nell’attuale situazione italiana, in un fenomeno nei fatti non governato da decenni, sia inopportuno istituire di colpo una regolamentazione troppo rigida, ma sia bensì opportuno regolamentare con l’obiettivo primario di scindere definitivamente prostituzione e criminalità, agevolando la prostituzione volontaria senza sottoporla a vincoli così rigidi da spingerla alla clandestinità.
In questo senso è probabilmente prematuro considerare in Italia la prostituzione come un lavoro parificato alle altre professioni, ma è più opportuno considerarla come un fatto sostanzialmente privato, derivante da una libera e legalissima scelta reciproca tra prostituta e cliente maggiorenni. Un fatto privato e legale che però, per ampiezza del fenomeno, legame con i flussi migratori ed impatto sociale, è conveniente regolamentare in alcuni aspetti.
Tenendo in questo sempre presente che l’intervento dello Stato deve essere rivolto primariamente a contrastare l’aspetto di sfruttamento criminale e non ad ostacolare moralisticamente la prostituzione liberamente scelta.

12) che per ottenere quanto sopra si proceda al superamento e all’eliminazione delle normative che ostacolano la legalizzazione della prostituzione organizzata, a partire dalla legge 75/1958 (“Legge Merlin”), e si abolisca il reato di favoreggiamento della prostituzione, con questo consentendo la creazione di strutture legali per la prostituzione (senza discriminazione di sesso) al chiuso, gestite da soggetti privati ma pubblicamente riconosciute (Eros Center, “vetrine” in “quartieri a luci rosse”, ecc.), sottoposte a controlli amministrativi, di Polizia, di sicurezza del luogo di lavoro e favorendo il supporto sanitario e di assistenza sociale alle persone che si prostituiscono.

13) che sia altresì abolito il reato di induzione alla prostituzione nei confronti di adulti, da considerarsi come moralistico, contrastante con la legalità dell’atto di prostituirsi e irrispettoso verso le capacità di libera ed autonoma scelta delle persone maggiorenni che decidono di prostituirsi.

14) che sia altresì abolito il reato di adescamento, fatto salvo per i casi di effettiva molestia, da considerarsi come contrastante con la legalità dell’atto di prostituirsi e del corrispondente atto di acquistare prestazioni sessuali, che per loro natura richiedono una fase preliminare di contatto tra prostituta e cliente. Reato che, inoltre, è irrispettoso verso le capacità di libera ed autonoma scelta delle persone maggiorenni che decidono di usufruire della prostituzione e che non possono essere trattati come minus habens “da proteggere”.

15) che la regolamentazione delle strutture legali di cui sopra (“Eros Center” e simili) sia fatta su basi non ideologiche, bensì nell’ottica decriminalizzatrice di consentire una libera e volontaria attività nel rispetto degli altri soggetti sociali e allo stesso tempo di ottenere un maggior controllo sul fenomeno, al fine di combatterne infltrazioni criminali e pericoli per la sicurezza e la salute pubblica.

16) che non sia possibile, da parte di privati o rappresentanti delle istituzioni, opporsi attivamente alla costituzione di tali strutture od operare attivamente per ostacolarne l’attività o intromettersi nel loro funzionamento, né colpevolizzare prostitute o clienti, con motivazioni ideologiche, etiche o pretesti non supportati da ragioni oggettive e legalmente valide.

17) che eventuali autonomie concesse alle amministrazioni locali per la regolamentazione della prostituzione siano limitate ad aspetti quali la localizzazione urbana delle strutture al chiuso e la gestione della prostituzione all’aperto, che quote minime di numero e ampiezza di strutture legali siano garantite e rispettate a livello locale, in rapporto all’ampiezza e popolosità del territorio, e che non sia possibile, da parte delle amministrazioni locali, boicottare od ostacolare in alcun modo l’applicazione di una legislazione a carattere nazionale.

18) che non vengano poste limitazioni al numero di locali (stanze o appartamenti) ammessi in tali strutture, per consentire anche la costituzione di strutture di dimensioni sufficientemente grandi, dove possano lavorare molte prostitute nello stesso stabile. Questo con l’obiettivo di facilitare (senza obbligarla) la concentrazione dell’esercizio della prostituzione in pochi punti geografici, piuttosto che in molti punti sparsi sul territorio, in modo da minimizzare l’impatto verso i cittadini.

19) che sia esplicitamente consentita la pubblicità della prostituzione, sia a livello di strutture organizzate (Eros Center) sia a livello personale (annunci pubblicitari delle prostitute). Che sia inoltre consentita la pubblicizzazione degli Eros Center consentendo l’apposizione di scritte identificative sugli edifici stessi, adibiti completamente all’esercizio della prostituzione, nel rispetto del decoro e delle leggi che lo regolamentano. Questo anche al fine di aiutare i clienti a riconoscere le strutture legali e controllate da quelle eventualmente clandestine.

20) che per evitare la clandestinità e il ricorso ad organizzazioni criminali per soggiornare illegalmente in Italia, alle prostitute straniere extracomunitarie sia riconosciuto un permesso di soggiorno per lo svolgimento di tale attività o in alternativa sia loro ammesso di agire in tali strutture legali semplicemente disponendo di visto di ingresso turistico rinnovabile, in accordo con il concetto che la compravendita di prestazioni sessuali in sé possa essere considerato un fatto privato interpersonale e non necessariamente un lavoro a tutti gli effetti.

21) che sia dichiarata la non ammissibilità e siano perseguiti eventuali ostacoli pretestuosi posti dalle autorità preposte alla concessione e al rinnovo di tali visti, come pure ostacoli in tal senso posti durante il controllo dell’attività lavorativa nelle strutture adibite alla prostituzione.

22) che l’aspetto economico della compravendita di prestazioni sessuali, ovvero il compenso in denaro o in altra natura che la prostituta riceve dal cliente a fronte della prestazione, e la tipologia della prestazione stessa rimangano totalmente confinati, per entità e modalità, ad un libero accordo tra cliente e prostituta, senza possibilità di intromissione o di beneficio economico diretto per terzi, tantomeno per i proprietari o gestori delle strutture organizzate.

23) che le prostitute che lavorano in tali strutture siano totalmente libere anche nella determinazione dei propri orari e giorni di lavoro, oltre che delle prestazioni offerte, e che siano totalmente libere di accettare o rifiutare di avere rapporti sessuali con i clienti, non rispondendo agli imprenditori proprietari o gestori delle strutture di altro che del pagamento dei servizi ricevuti (quali l’affitto delle stanze).

24) che in tali strutture sia riconosciuto ai proprietari e ai gestori il diritto di ottenere introiti da attività non direttamente legate alla transazione economica privata tra prostituta e cliente (esempi: l’affitto alle prostitute di camere, appartamenti o altri luoghi di esercizio della prostituzione; le prestazioni al pubblico quali vendita di bevande o altri generi di conforto; la possibilità di chiedere un biglietto di ingresso o per la fruizione di spettacoli all’interno del locale), senza che ciò sia imputabile di “sfruttamento della prostituzione”.

25) che le tariffe applicate dagli imprenditori alle prostitute per la fornitura di servizi (es.:l’affitto delle stanze) siano sottoposte a tetti massimi in rapporto ai costi di mercato, al tipo ed alla qualità del servizio offerto. Ciò per evitare speculazioni eccessive a fini di lucro in un mercato nascente, con levitazione dei prezzi, l’impossibilità per parte delle prostitute di sostenere tali spese, conseguente riduzione del mercato associato alle strutture organizzate legali e diffusione indotta della prostituzione nei condominii o suo spostamento in situazioni precarie, illegali e clandestine. Per lo stesso motivo, si raccomanda che le autorità sorveglino la concessione delle licenze commerciali in questo settore in modo da evitare situazioni di monopolio.

26) che la prostituzione di strada sia consentita in apposite zone controllate (“zonizzazione”), stabilite dalle amministrazioni locali.
Ciò nel riconoscimento che se è vero che la soluzione al chiuso è la migliore, una zonizzazione (magari temporanea) può comunque portare ad un maggiore controllo ed a ridurre il disagio dei cittadini.
Che anche la sua eventuale totale proibizione possa essere decisa a livello di amministrazioni locali ma in questo caso debba essere obbligatoriamente preceduta dall’effettiva realizzazione sul territorio di strutture legali al chiuso come quelle sopra descritte, di entità e localizzazione adeguate alle dimensioni e popolosità del territorio in questione, e da un adeguato periodo transitorio per consentire lo spostamento in esse della prostituzione prima in strada.

27) che sia favorita anche l’autogestione delle prostitute, straniere e italiane, consentendo la creazione di piccole strutture (non solo in cooperative, ma anche individuali), legalmente ammesse e gestite in proprio, anche in appartamento.

28) che gli aspetti della regolamentazione della prostituzione, attuali o futuri, per esempio la completa parificazione della prostituzione ad ogni altro tipo di lavoro, la gestione dei permessi di lavoro, l’eventuale istituzione di un regime di tassazione, un eventuale trattamento previdenziale e assistenziale o la regolamentazione di dettaglio degli Eros Center, siano studiati con il coinvolgimento di rappresentanti delle prostitute, non solo italiane ma anche straniere (avendo le due tipologie di nazionalità esigenze molto diverse), nell’ottica di rispettare i riconoscimenti e le linee guida sopra indicate e la realtà delle esigenze dei soggetti coinvolti.

Jonathan, febbraio 2015.

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23 thoughts on “La mia proposta per la legalizzazione della prostituzione organizzata in Italia.

  1. E’ inutile che ti prendi il fastidio di elaborare proposte per risolvere il problema della prostituzione in parlamento siedono un branco di imbecilli buoni a nulla che non faranno mai ciò che tu desideri, non hanno fatto niente per 70 anni e le uniche leggi presentate furono quella del 2008 del governo Berlusconi che voleva la messa al bando della prostituzione stradale e la legge Amato-Di Pietro del 1999 che voleva proibire tutta la prostituzione. Questi imbecilli hanno fatto solo leggi proibizioniste perché i politici liberali sono pochissimi e non contano niente.
    L’unica speranza e che il disegno di legge di Maria Spilabotte e Monica Cirinnà, che dopo due anni è stata finalmente assegnata per la discussione alla prima commissione Affari costituzionali e la commissione Giustizia in Senato, venga approvato perché scongiurerebbe il rischio di una deriva svedese e rappresenterebbe un primo passo verso la legalizzazione totale della prostituzione.
    Spero che questa legge non sarà insabbiata e verrà votata al senato con buone probabilità di passare grazie a un voto bipartisan.
    Se la legge sarà approvata sarà solo perché lo stato italiano ha bisogno di soldi per riempire le casse italiche vuote. Se fosse stato per aiutare veramente le prostitute questa legge non sarebbe mai stata presentata.

    • A dire la verità metto la mia proposta nero su bianco non pensando che possa servire a qualcuno ma essenzialmente per un motivo: sono stanco di sentire gente che mi dice “ma tu vuoi riaprire le case chiuse”, “ma tu vuoi legalizzare i papponi”, “ma tu vuoi mettere le prostitute alla mercè degli imprenditori del sesso” ecc.
      Quindi scrivo nella proposta tutti i motivi per cui ciò che propugno è diversissimo dalle vecchie case chiuse, chi farebbe l’imprenditore non intascherebbe un quattrino sulla compravendita sessuale, le sex workers avrebbero completa autonomia ecc.

      E’ da molti anni che mi sono convinto che in Italia non si farà nulla per cambiare la situazione creata dalla super-obsoleta Merlin in un mondo ormai senza frontiere..
      Penso anche che non si farà una legge svedese, però.
      Gli italiani in grande maggioranza non sono talebani ideologici e non sono poveri esseri brain-washed come tanti svedesi, l’Italia al fondo non è un paese bigotto nè fanatico.

      La Spilabotte-Cirinnà, dopo averla letta, è una delusione ENORME.
      Sai come l’hanno fatta (e forse anche per chi l’hanno fatta), secondo me?
      Devono averla fatta parlando con le prostitute ITALIANE, con le ONLUS di assistenza di strada e basta.
      Magari anche con l’Agenzia delle Entrate, ma qui non ci metterei affatto la mano sul fuoco.

      Alle ONLUS va benissimo (anzi, ne hanno bisogno!) di una legge che prevede le “zonizzazioni” e la proposta gliele dà.
      Allo stesso tempo, credo che quasi tutte siano contrarie agli Eros Center, temendo di esserne estromesse come “assistenza” (in effetti, perchè essere beneficiate di fondi pubblici per “assistere” chi non sta più in una situazione di disagio, come è invece la strada?).
      Non a caso, quando qualche anno fa il governo di centrosinistra fece un comitato di studio per una nuova legge le associazioni e le sex worker italiane si dichiararono a favore del mantenimento di gran parte della Merlin!

      Le PROSTITUTE ITALIANE, che di problemi ne hanno ben pochi, difendono in parte la Merlin perchè sono “terrorizzate”, dicono, dal dover essere “irregimentate negli Eros Center e finire a lavorare sotto padrone”.
      Devo dirla tutta?
      E’ impossibile che le sex workers italiane non conoscano la realtà degli Eros Center europei e che possano parlare seriamente del pericolo di “finire sotto padrone”.
      Io credo invece che siano semplicemente terrorizzate dalla concorrenza che gli Eros Center farebbero alle italiane, fornendo un’alternativa al chiuso più economica, altrettanto agevole e più varia.
      Oggi chi va con una prostituta di livello medio-alto spesso è uno che non vuole andare con una di strada, avendo della strada l’idea “terroristica” che decenni di fole alla Don Benzi gli hanno inculcato, oltre al pericolo delle multe, di essere rapinato in strada ecc.
      Nel momento in cui quella di strada finisse al chiuso, in ambiente confortevole o controllato, forse cambierebbe idea. E, quindi: concorrenza con chi oggi già sta al chiuso in appartamento singolo (e praticamente tutte le italiane stanno al chiuso in appartamento).
      Guarda caso, la Spilabotte-Cirinnà si premura di ribadire il divieto dell’organizzazione della prostituzione “in edifici aperti al pubblico”, ovvero il divieto degli Eros Center.

      Inoltre le sex workers italiane da tempo chiedono un “riconoscimento come professioniste” e anche questo, in certe forme, la Spilabotte-Cirinnà glielo darebbe.
      Mentre alle straniere credo che essere “riconosciute” dallo Stato italiano, oltretutto dovendosi addentrare nella sua burocrazia per ottenere il “permesso” (a pagamento), non interessi affatto. Anzi, non credo certo che possano essere favorevoli.
      Ma se le straniere non vengono coinvolte e non sono interessate a quel tipo di soluzione, fare una legge è inutile, anzi dannoso perchè poi si dirà “visto? anche con la legalizzazione ci sono prostitute in strada, anche con la legalizzazione ci sono i papponi”.

      E non sono neppure sicuro che a TUTTE le sex workers italiane vada bene!
      Sono infatti convinto che anche a molte italiane vada meglio come è oggi, senza registrazione e senza tasse.
      Infatti mi chiedo come mai il Comitato per i Diritti Civili delle prostitute sia incredibilmente silente sul dibattito attuale.
      A parte una presa di posizione della Covre, favorevole alla ora abortita zonizzazione di Roma, altro non ho visto.
      Mi viene da pensare che possa essere perchè anche tra le italiane ci siano posizioni molto diverse.

      Morale: come avrai capito, se la Spilabotte-Cirinnà abortisse, invece di essere approvata così com’è, non mi strapperei affatto i capelli.
      Magari sbaglio, magari sarebbe davvero un primo passo.
      Ma io temo seriamente che sarebbe un primo passo sbagliato, tale da non essere efficace per nessuna della parti in causa che attualmente avrebbero bisogno più delle altre di una buona riforma:
      – le sex workers straniere, che sono le uniche veramente disagiate e a rischio criminalità
      – i cittadini non-clienti, che giustamente non vogliono la prostituzione sotto casa
      – i cittadini clienti, che vorrebbero strutture controllate, confortevoli, dignitose ed efficienti dove “consumare” con discrezione, senza disturbare nessuno e senza rischiare sanzioni

      Di altri vent’anni di una “nuova Merlin”, che parta già inefficace e che stoppi un’altra soluzione più opportuna, oltretutto gettando cattiva luce sul concetto di “legalizzazione”, non credo che ne abbiamo bisogno.

      • Gli eros center non possono essere fatti perché che sia il PD sia M5S sia FI sono contrari, gli unici favorevoli sono i leghisti che però vorrebbero mettere al bando la prostituzione di strada come proponeva la Carfagna.
        Quindi ci sono solo due possibilità:
        1) Si approva il disegno di legge da te bocciato e finalmente si fa un piccolo passo in avanti verso la legalizzazione in contraddizione con la raccomandazione del parlamento e consiglio europei ad adottare il modello svedese che va così di moda da essere stato adottato recentemente da Canada, Irlanda, Ulster e prossimamente anche da Francia e Lussemburgo. L’approvazione di una simile legge da parte di un paese importante come l’Italia segnerebbe finalmente una importante inversione di tendenza che potrebbe spingere la Francia e il Canada a cambiare idea alla faccia delle femministe naziste che ambiscono a conquistare il Sud Europa.
        2) Non si fa niente come tu proponi e ci teniamo la Merlin in attesa che torni al potere la destra che approverà una legge simile a quella della Carfagna senza legalizzare gli Eros Center perché i leghisti sono cialtroni incoerenti che parlano parlano ma quando si tratta di passare ai fatti cambiano idea e chinano la testa davanti ai vescovi
        In conclusione non condivido il tuo ragionamento per cui o si fa una legge perfetta che introduca la piena legalizzazione con gli eros center o è meglio stare fermi.
        Con questa legge che non ti piace si darebbe finalmente a Marino la possibilità di creare i quartieri a luci rossi senza rischiare una denuncia per favoreggiamento; si darebbe alle Escort finalmente la possibilità di dimostrare ai talebani benziani e femministi, che dicono che sono tutte schiave, che loro non solo esistono ma la loro attività è così volontaria che vogliono iscriversi ad un albo professionale e pagare le tasse, potranno esibire a quei fanatici un pezzo di carta che attesta l’esistenza della loro professione riconoscendogli quei diritti che femministe e religiosi gli vogliono negare.
        Se questa parziale legalizzazione dovesse funzionare tra 10 anni si potrebbe finalmente avere in parlamento una maggioranza a favore degli eros center perché per allora la prostituzione non sarebbe più vista come una cosa cattiva ma come una importante fonte di entrate fiscali e saranno le tante professioniste del sesso italiane e straniere, che vorranno regolarizzarsi pagando le tasse, che andranno nelle varie commissioni parlamentari a testimoniare a favore della legalizzazione.
        Questa legge è il primo passo in avanti per porre fine al stigma verso i lavoratori del sesso per questo io sono a favore; non volersi accontentare preferendo lasciare la situazione immutata è sbagliato, il problema delle straniere che non vogliono regolarizzarsi ci sarebbe anche con la piena legalizzazione vedi la situazione che c’è in Olanda e Germania.
        Quindi avanti con la legge Spilabotte-Cirinnà e speriamo che sia la volta buona.

        • Uhm … secondo te saranno “tante” le sex workers italiane e straniere che si regolarizzeranno?
          Io ho moltissimi dubbi, soprattutto per le straniere (ma non solo).
          Come tu dici, ce ne sono pochissime perfino in Germania, quasi tutte preferiscono lavorare, se possono, senza farsi inquadrare come “lavoratrici”.
          In Olanda (soprattutto) e Germania sono partiti con questa idea, di per sè abbastanza giusta … ma non troppo!, di trattare la prostituzione come “un lavoro come un altro”.
          Ma non lo è.

          Perchè non lo è? Perchè riguarda l'”uso del corpo”, la “sfera intima”, come dicono i talebani? Niente affatto, non è questo.
          Non è come gli altri perchè la maggior parte delle sex worker non pensa di farlo “a vita”, ma solo per qualche anno, massimizzando nel frattempo il guadagno.
          Cosa vuoi che interessi ad una ventenne romena, che pensa di venire in Italia per tre, cinque o sette anni prima di tornare in patria con quanto ha guadagnato, di farsi “riconoscere come lavoratrice” dallo Stato italiano? Per sperare in una ipotetica “pensione”, che lo Stato italiano fatica a garantire ad un italiano che ha lavorato per quarant’anni?

          Ora, mi dirai, è la stessa cosa anche in Olanda, anche in Germania.
          Bene, ricordiamo che in Olanda uno dei problemi che hanno (ed hanno avuto da subito) è che molte extracomunitarie sono state spinte in clandestinità dal fatto di non essere in condizione di regolarizzarsi.

          In Germania, invece, hanno fatto una regolamentazione molto più sensata, non ideologica, con il riconoscimento come lavoratrici come OPZIONALE.
          E in Germania quelle che hanno voluto regolarizzarsi sono pochissime anche perchè, se non ti interessa “la pensione”, regolarizzarsi … non serve! Affitti una stanza in un Eros Center, tutto legale, fai i tuoi tre, cinque o sette anni, guadagni e poi ti godi il guadagno. E senza andare a registrarsi come “prostituta”.
          E parliamo di Germania, paese nordico che mai ha avuto la criminalizzazione della prostituzione, dal 1300. Io non ce le vedo in Italia le sex workers, anche italiane, che vanno allegramente a registrarsi come “prostitute”, visto che non lo fanno neppure in Germania.

          Ebbene, la Germania è un ottimo esempio di legge BEN PENSATA, che ha ottenuto i suoi risultati positivi perchè consente di gestire il fenomeno adattandosi alle esigenze delle sex worker, senza obbligarle. Per esempio, se non vogliono registrarsi e pagare le tasse, comunque le tasse le prendo dagli Eros Center.

          Un altro ottimo esempio è la regolamentazione/depenalizzazione spagnola: zero ideologia, controllo dei locali ed attenzione solo al vero sfruttamento. Per il resto, flessibilità massima.
          Ho conosciuto nei Club ragazze che vivevano e lavoravano (con lavori “normali”) a Barcellona e venivano in Costa del Sol per l’estate ad arrotondare lo stipendio facendo le sex workers nei locali. E senza doversi registrare permanentemente “come prostitute”.

          A questo punto, cosa pensi che succederà in Italia?
          Io vedo due possibilità:

          – o fanno una legalizzazione rigida, che fallirà perchè le sex workers cercheranno di starne fuori. Risultato? Problemi non risolti, probabilmente aumentati, ed acqua al mulino dei talebani anti-legalizzazione.
          “Vedete”, ci diranno, “tante storie sui diritti, sulla legalizzazione per uscire dall’ombra e poi sono le stesse prostitute a non volerlo. O a non poterlo fare, perchè sono tutte schiave!”.
          Che sarebbe un autogoal clamoroso per la legalizzazione, tale da stoppare per decenni ogni altra ipotesi.

          – o fanno una legalizzazione “lasca”, ma senza offrire le strutture al chiuso, quindi non cambierà nulla. Rimarrà quasi tutto come oggi, forse con una sex worker su 100 a beneficiarne ed al massimo con in più la zonizzazione per i Comuni che vorranno farlo (e magari gli altri saranno autorizzati a vietarla dappertutto!). Risultato? Problemi non risolti, probabilmente aumentati, ed acqua al mulino dei talebani anti-legalizzazione.

          Lo “stigma verso i lavoratori del sesso” per una certa parte della popolazione non passerà mai (non è sparito del tutto neppure in Germania ed Olanda!), qualunque legge venga fatta, mentre per chi già non le stigmatizza non c’è bisogno di una legge che ne dichiari la “dignità”.

          Se si parte dicendo “cominciamo così, anche se non è perfetto”, mi va pure bene.
          Infatti la mia proposta non vuole essere “perfetta”.
          Per esempio, secondo me qualche controllo sanitario obbligatorio ci dovrebbe essere. Se non ce l’ho messo è perchè accetto tale “imperfezione” per non averne di maggiori.
          E riterrei giusto che le sex workers pagassero le tasse, come gli altri lavoratori, ma accetto che ciò non ci sia per evitare guai maggiori.

          Ma la Spilabotte-Cirinnà, così come la vedo, a me sembra non una proposta “non perfetta”, che potrebbe comunque essere accettabile, ma una proposta dannosa, in quanto non solo non da le risposte più importanti ma ha pure un’estrema probabilità di immediato fallimento, con ciò che ne conseguirebbe.
          Ed una delle possibili conseguenze è proprio quella che potrei riassumere in uno slogan “la legalizzazione ha fallito, ora ci vuole la proibizione”.
          Sarebbe un regalo incredibile fatto a donbenziani e nazifemministe.

          • Ma se è come dici tu perché queste due parlamentari hanno presentato una legge che è destinata al fallimento? Per farsi un po’ di pubblicità? Per preparare il terreno a una legge proibizionista che dovrà essere giustificata dal fallimento di una legge antiproibizionista?
            In fin dei conti dobbiamo essere contenti nel vedere che ci sono donne di entrambi gli schieramenti politici che si oppongono all’idea che tutte le prostitute sono schiave e che pertanto devono essere riconosciute come lavoratrici con diritti e doveri.
            Questa legge dovrebbe avere un valore simbolico: lo stato italiano a differenza di quello svedese si rifiuta di vedere tutte le prostitute come vittime di trafficanti e non trova pertanto giustificato criminalizzare i loro clienti.
            Guardiamo ciò che sta avvenendo in Francia dove tutte le parlamentari socialiste e della destra UMP dicono che la prostituzione è schiavitù e quindi i clienti vanno criminalizzati perché approfittando delle condizioni di schiavitù delle prostitute le violentano per pochi euro, non c’è una sola deputata socialista o comunista che dica il contrario c’è un consenso unanime intorno a questa idea proibizionista.
            Noi dobbiamo pertanto essere felici che la maggior parte delle parlamentari della sinistra italiana la pensino diversamente dalle loro coetanee francesi e dobbiamo ringraziarle se hanno il coraggio di presentare disegni di legge che vanno nella direzione opposta al modello svedese.
            Se è come dici tu non resta che applicare il modello greco e turco cioè rendendo obbligatori controlli sanitari e registrazione, vietando la prostituzione di strada e prevedendo sanzioni penali pesanti per coloro che non ottemperano a tali obblighi.
            Se per rendere la legge applicabile bisogna usare il pugno di ferro fissando rigide regole facciamolo se ciò può scongiurare l’introduzione di una legge proibizionista che preveda il carcere per tutti senza fissare alcuna regola da rispettare.
            D’altronde se io non sono iscritto all’albo dei commercialisti ed esercito la professione rischio la galera oltre a una pesante multa, la stessa cosa dovrebbe valere anche per una prostituta che si rifiuta di registrarsi.
            Il problema è che se fissassimo queste rigide regole, il cui non rispetto sarebbe punito perfino con la galera, rischieremmo di spingere molte prostitute, la maggior parte, che non vogliono registrarsi per le ragioni che tu hai spiegato ad andare a lavorare in paesi come la Spagna e la Germania dove ci sono poche regole, anche se ora i politici tedeschi vorrebbero rendere obbligatorio la registrazione.
            Insomma avremmo un crollo del numero delle prostitute presenti in Italia ma almeno avremmo l’assoluta certezza che le poche rimaste svolgono la professione per libera scelta, accettano di pagare le tasse per la felicità dell’erario e soprattutto sono sane per la felicità dei tanti clienti che hanno l’incubo che il profilattico si rompi durante il rapporto sessuale con il rischio di beccarsi una malattia sessuale, rischio scongiurato se le prostitute sono costrette, pena la galera, a sottoporsi a controlli sanitari periodici obbligatori.
            Insomma calerebbe la quantità di prostitute disponibili ma salirebbe di molto la qualità delle stesse privando i proibizionisti femministi e donbenziani di ogni argomento.
            Una simile legge converrebbe a noi clienti ma non alle prostitute che si opporrebbero in massa come sta succedendo in Germania.
            Purtroppo il modello spagnolo o tedesco non sarà mai preso come modello da imitare dai nostri politici, troppo stupidi per capirne i vantaggi, pertanto non vedo alternative al modello greco o turco che sicuramente piacerebbe alla destra e a parte del PD.

            • Come ho detto, io penso (non lo so, ma lo ipotizzo) che queste due parlamentari, che peraltro credo mosse da lodevole e sincero intento non-moralista, abbiano voluto fare innanzitutto ciò che va bene alle associazioni di assistenza ed alle sex workers italiane.

              Questa proposta, infatti, mi sembra del tutto in linea con le risultanze di quel “tavolo” al quale, diversi anni fa, Amato (allora ministro dell’Interno) affidò il compito di verificare cosa fare della prostituzione.
              Quel gruppo di lavoro (molto più “progressista” di Amato stesso!), vide il contributo diretto delle associazioni di assistenza e delle rappresentanti delle sex workers italiane.
              Ne vennero fuori considerazioni e raccomandazioni in generale condivisibili, tipo il riconoscimento della dignità dei lavoratori del sesso e la non punibilità dei clienti, ma anche una incredibile valutazione generalmente positiva della Merlin ed il conseguente rifiuto degli Eros Center.
              Le risultanze di quel gruppo di lavoro furono poi immediatamente gettate nel cestino dal successivo governo Berlusconi (dal 2008), che andò sulla strada del Carfagnum e delle ordinanze sindacali (in quest’ultimo caso con l’allegra adesione di tanti sindaci-sceriffi “di sinistra”).
              Questa proposta di legge mi da proprio l’impressione della volontà di riprendere quel discorso interrotto, che andava a primario vantaggio delle onlus e delle sex workers italiane (anche se non sottovaluto l’importanza della sua opposizione alla criminalizzazione dei clienti).

              Peraltro non credo affatto che ci sarà un voto bi-partisan: la Destra ha boicottato perfino la semplice zonizzazione di Marino, figuriamoci una cosa che vorrebbe far riconoscere le sex workers come “lavoratrici”!
              La Lega è fatta dai soliti millantatori beoti, parolai assurdi, quindi non approfitteranno certo di un’occasione di cambiare qualcosa, soprattutto se proveniente da Sinistra.
              Adesso che pure Forza Italia è andata a tutti gli effetti all’opposizione, non vedo proprio come Lega ed FI potrebbero votarla (e pure l’NCD secondo me si sfilerebbe).
              L’unica sarebbe un “soccorso” del M5S al Senato ma, ancora, nell’attuale clima politico lo vedo impossibile perfino se il M5S fosse d’accordo su quei principii (e non sono affatto certo che lo sia, lo stesso Grillo anni fa sul blog scrisse le solite sciocchezze sulle “schiave”, dimostrando di non conoscere l’argomento ed essere preda della propaganda donbenziana).
              Morale: non credo che passerà, perchè anche se Renzi volesse dire (come fa di solito) che è “grazie a lui che si sblocca una situazione ferma da decenni”, quasi certamente non avrebbe i numeri al Senato.

              Potrebbe essere che la Spilabotte-Cirinnà serva come base di discussione per una legge bi-partisan in parte diversa? In teoria potrebbe essere, ma non lo credo affatto.
              Credo che non si farà niente e, al massimo, si farà ciò che è stato preannunciato a Roma: rifinanziare i progetti che danno soldi alle onlus “amiche” per l’assistenza in strada.
              Business as usual.

              Per cui, non vedo motivi per trattenere il respiro per la Spilabotte-Cirinnà.
              A parte i pericoli che vedo, non credo che abbia un gran futuro.

  2. http://sociale.corriere.it/case-chiuse-falsa-soluzione-seguiamo-lesempio-svedese/
    Quando oggi ho letto questo articolo pensavo che fosse stato scritto da qualche parlamentare del NCD o di FI invece ho fatto la tragica scoperta che l’autore di questo ignobile articolo è proprio un senatore PD, cioè un collega delle due parlamentari che hanno presentato il disegno di legge.
    Ma questo senatore ignorante sa che esiste un sito, tra i tanti, dove sono pubblicati gli annunci di ben 1750 Escort che lavorano in Svezia, ecco il link http://www.cityoflove.com/EN/Sweden/Stockholm/default.aspx
    Mi spiegasse lui e il governo svedese come fanno a stare solo 350 prostitute indoor se solo, aggiungo, nel 2008 furono arrestati più di 1000 clienti quindi deve presumere, se la matematica non è una opinione, che almeno 1000 prostitute lavoravano in Svezia allora, molte di più delle appena 650 da loro dichiarate.
    Ma lo sa questo ignorante che nel 1996 acquistare sesso in Svezia era legale mentre nel 2008 era un reato penale punito col carcere, chi persona sana di mente ammetterebbe di aver commesso un reato eppure c’è stato un 8% di uomini svedesi così coraggiosi che hanno ammesso una simile cosa.
    Questo ignorante ripete a memorie le stesse fesserie che da anni le femministe radicali e i politici svedesi raccontano per vendere una legge che non ha ridotto né la domanda né la offerta di sesso e non ha neanche ridotto i casi di traffico di essere umani; il nostro ignorante si leggesse questi articoli provenienti dai primi paesi che hanno adottato questo modello, visto dai proibizionisti come la panacea per risolvere ogni problema:
    http://icelandreview.com/news/2015/01/27/increase-reported-cases-trafficking-iceland-1
    http://www.thelocal.no/20120625/sex-buyer-ban-hasnt-had-desired-effect
    http://www.dn.se/nyheter/sverige/sexkopslag-far-underkant/
    http://theconversation.com/the-nordic-model-of-prostitution-law-is-a-myth-21351
    Nella piccola Islanda, 270,000 abitanti, il modello svedese è così fallimentare che si sta assistendo a una forte crescita dei casi di traffico sessuale a dimostrazione che la storiella raccontata dei politici svedesi secondo cui il loro modello tiene lontano i trafficanti è pura menzogna come è falsa la favola secondo cui riduce la domanda di sesso a pagamento, basti pensare che solo nel 2013 in questo piccolo stato, appena uscito da un crack economico, con due retate sono stati arrestati la bellezza di 146 punter (http://icelandreview.com/news/2013/04/24/reykjavik-police-investigate-60-cases-prostitution http://icelandreview.com/news/2013/08/26/icelandic-police-investigate-86-cases-prostitution ) molti se si pensa che in Svezia, 9,500,000 ab., in tutto il 2014 sono stati arrestati appena 600 clienti.
    Se questo modello si è rivelato così fallimentare in una piccolissima nazione come l’Islanda dove non esiste neppure la prostituzione di strada perché dovrebbe avere successo in un paese come l’Italia dove la giustizia funziona così male che stupratori e pedofili riescono spesso ad evitare non solo il carcere ma anche il processo e ora questo senatore vorrebbe riempire le aule giudiziarie di tanti processi contro clienti.
    Devo presumere che oltre a lui ci sono molti altri senatori PD che la pensano come lui e se è così ha ragione Jonathan a dire che questa legge non verrà mai approvata, io aggiungo che essa non avrà mai l’onore di essere votata in aula perché quando verrà discussa in commissione si capirà subito che non solo non può essere raggiunto un accordo bipartisan ma neanche uno all’interno dello stesso PD.
    Il disegno di legge è stato iscritto solo per rimediare all’ennesima figuraccia fatta sbugiardando Marino, sono dei pagliacci che non meritano il ns voto, se vogliono introdurre il modello svedese lo facessero finalmente così la finiscono con queste vergognose pagliacciate tanto visto gli esiti che ha avuto in Islanda la cuccagna continuerà per tutti: clienti, prostitute, trafficanti, protettori, associazioni no profit.
    Gli unici a lamentarsi saranno i poveri cittadini che continueranno ad avere le prostitute sotto casa con o senza modello svedese.

    • “Comprare sesso è considerato violenza contro la persona, anche quando il/la sex-worker afferma di svolgere tale attività per scelta”.
      Questa è la “giustificazione” su cui si basa il modello svedese, ben sintetizzata dal (purtroppo) senatore, ex Scelta Civica ed ora PD (un bell’acquisto per il PD, non c’è che dire …).
      Peccato che questa giustificazione implichi la considerazione delle sex workers, maggiorenni e vaccinate, come “minus habens” che non sono in grado di fare scelte individuali, il tutto in un “reato” che non ha alcuna giustificazione oggettiva per essere considerato tale (prostituirsi non danneggia fisicamente nè psicologicamente, non più di tanti altri lavori, non è come essere tossicodipendenti).

      Che il senatore non sappia ciò di cui pretende di parlare, è evidente, sia sotto l’aspetto statistico sia sotto la ratio per cui si potrebbe applicare all’Italia una ricetta ideologica già fallimentare in un paese dove la prostituzione non è MAI stata un problema sociale nè rilevante sotto l’aspetto numerico.
      Delle circa 2500 sex workers stimate pre-legge, solo circa 650 erano in strada, quindi il “fantastico” risultato indicato dal professore, 300 streetwalker rimanenti, indica che presumibilmente l’effetto della legge nazifemminista, in quindici anni, è stato semplicemente di indurre la metà di esse a rientrare in casa!
      Ed io continuo a restare basito per il fatto che i sostenitori del modello svedese non fanno mai la considerazione che se ben la metà delle streetwalkers è rimasta, evidentemente hanno dei clienti, che sfidano l’arresto, e quindi si immagini quanta prostituzione è rimasta (se non aumentata) al chiuso!

      La stima di “300 prostitute in casa” è poi la più ridicola che abbia mai letto.
      Perfino il governo nazifemminista dava per il 2004 un valore di 1500 totali indoor+outdoor, ovvero circa 1200 al chiuso, stima presumibilmente molto al ribasso, ed anche da considerazioni più recenti si stima che non si possa pensare a meno di 1500 al chiuso (vedi: http://www.petraostergren.com/upl/files/111558.pdf , pag. 119).
      Il che vuol dire che la prostituzione non è affatto sparita in Svezia, nè significativamente ridotta, si è solo nascosta in casa parte di quella che era in strada.
      E il tutto in un paese che le sex workers non hanno mai trovato particolarmente attraente, un paese spesso “di passaggio”, a differenza di realtà come la Danimarca o la Germania o l’Olanda. Ma questo anche PRIMA della legge! Ovvero, la legge non ha avuto reale successo neppure in una situazione che era la più favorevole per avere successo.
      E la criminalizzazione dei clienti, con la conseguente sommersione dell’attività, rende ora molto più difficile controllare il fenomeno (cosa da subito detta dai critici della legge) e pure fare delle stime quantitative, come dimostrato anche dalle affermazioni fatte nei report ufficiali (vedi le citazioni nel documento della Ostergren).

      Oltre ai link che hai indicato, ricordo anche ciò che avevo scritto qui:
      http://jonathanx.altervista.org/estero/duello6.html
      http://jonathanx.altervista.org/estero/duello10.html

      Ora, la cosa ancor più grave è che l’egregio senatore è professore presso un Dipartimento di Statistica!
      Beh, preferisco commentare con un “no comment” …

      • http://www.lucciole.org/content/view/866/3/
        Sul sito delle lucciole interessante articolo che dimostra la validità delle cose da te affermate.
        Un’intera classe politica, quella svedese, sta mentendo spudoratamente per vendere una legge razzista fallimentare spinta da un fanatismo ideologico paragonabile solo a quello che ci fu nella Germania Nazista.
        Mi auguro che i pochi veri liberali presenti in Svezia abbiano il coraggio di organizzarsi in partito per tentare di cambiare le cose anche se la vedo molto difficile perché ci troviamo di fronte a un regime femminista radicale simile al regime saudita e iraniano.
        A tal proposito ho trovato questa pagina Facebook https://www.facebook.com/groups/102360977994/?pnref=lhc
        dove trovi un gruppetto di svedesi liberali che si oppone a questa legge ingiusta.

  3. http://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/112171
    Ecco la vera proposta del PD sulla prostituzione presentata dai due capogruppo del partito: nessuna regolamentazione ma solo repressione totale alla faccia di chi dice che la legge Merlin va abrogata. Punto di riferimento della legge è la risoluzione Honeyball e già questo dice tutto.
    A questo punto le ipotesi sono due: o ci teniamo la legge Merlin per i prossimi 50 anni o introducono il modello svedese.

    • Aspetterei a vedere se questa è veramente la posizione ufficiale del PD o solo l’espressione dei pasdaran della repressione che ci sono anche in quel partito, magari in previsione di opporsi alle proposte di legge legalizzatrici fatte pure da loro colleghi e colleghe di partito.
      Mi sembrerebbe strano che Renzi, che è nettamente il “leader maximo” ed incontrastato del PD e che è di solito attento a fiutare il vento, possa sostenere posizioni così talebane, quantomeno per motivi elettorali.

      Comunque, lo vedo come un altro motivo per non votare PD. Anche se non ne fosse l’espressione maggioritaria, è indicazione di che razza di gente c’è in parte di quel partito e di come quella formazione politica manchi totalmente di univoca idealità.
      Era un “aborto politico” anni fa, ora è perfino peggio.
      Ma non chiedetemi per chi altro votare, perchè oggi non saprei cosa dire. Purtroppo.

      • Io ritengo che sia la posizione ufficiale del partito perché tra i 24 senatori ci sono nell’ordine: il presidente del partito, il presidente dei senatori, il vicepresidente vicario e due vicepresidenti del senato, il tesoriere del partito e altri pesci grossi.
        Insomma a firmare questa proposta di legge ci sono coloro che comandano nel partito e che rappresentano il partito nei talk show.
        Basti pensare che quando recentemente Bruno Vespa fece una puntata sulla prostituzione aveva come rappresentante del PD proprio uno dei 24 senatori firmatari della legge il quale disse di essere favorevole al modello svedese perché tutte le prostitute sono schiave e il fenomeno della prostituzione va solo represso.
        Si è capito che i proibizionisti sono maggioranza nel partito quando a febbraio Marino, pur essendo sindaco di Roma, fu stoppato bruscamente nel suo tentativo di creare un quartiere a luci rosse, in quella occasione vinse la posizione dei 24 senatori che ora vogliono fare questa inutile legge che rafforza in senso più repressivo la legge Merlin.
        Io mi aspetto che nessuno dei disegni di legge presentati in materia di prostituzione saranno mai discussi e votati in parlamento perché non c’è la volontà politica e forse è meglio così.
        Questi politici del PD sono dei veri pagliacci non voterò mai per questo insulso e inutile partito pieno di cialtroni e bigotti buoni a nulla.

        • Il presidente del PD è Orfini: non lo vedo tra i firmatari. Il tesoriere del PD è Bonifazi: non lo vedo tra i firmatari. Il presidente dei senatori PD è Zanda: non lo vedo tra i firmatari (ci sono altri, vicepresidenti e segretari: Martini, D’Adda, Manassero, Tonini …).
          Quindi ci sono personaggi (purtroppo) influenti ma non vedo i vertici del partito.
          E, soprattutto, non ho visto da parte del PD neppure un minimo di pubblicizzazione di questa iniziativa di legge, diversamente dalla Spilabotte-Cirinnà.
          Quindi finchè non vedo prese di posizioni più chiare da parte di Renzi (ammesso che si voglia mai esprimere su questo tema) resto nell’illusione che sia l’iniziativa quasi personale di un gruppo di bigotti ignoranti, fatta probabilmente proprio per opporsi e stoppare l’iniziativa delle loro colleghe di partito al Senato, Spilabotte e Cirinnà!

          In questo senso, da una parte quasi mi auguro anch’io che nessuna iniziativa di legge vada avanti, temendo che si avrebbero solo soluzioni peggiorative.
          Dall’altra però trovo deprimente al massimo la possibilità che bastino venti bigotti ignoranti in Parlamento a stoppare, con la sola presentazione di una proposta repressiva fuori dal mondo, qualsiasi tentativo di superare la Merlin, perfino quello timidissimo di Spilabotte e Cirinnà.

          Sul PD in generale, ho da tempo capito l’antifona, quindi con me sfondi una porta aperta.

          • http://voce.com.ve/2015/05/11/103044/il-pd-boccia-la-legalizzazione-della-prostituzione/
            In questo articolo parlano Orfini e Zanda che si schierano contro la legalizzazione e dicono che siccome il 95% delle prostitute sono schiave bisogne approvare leggi repressive per eliminare la prostituzione.
            Entrambi affermano di avere firmato il disegno di legge presentato dalla portavoce del partito Pina Maturani.
            Qui si parla di PD non di un piccolo gruppetto di senatori, quindi è evidente che dietro questa iniziativa c’è l’intero vertice del partito che ha deciso di affossare il dl Spilabotte a dimostrazione del fatto che il PD è un partito a maggioranza proibizionista che si è allineato ai partiti socialisti europei in materia di prostituzione.
            .

              • Buongiorno a tutti . Ho letto i commenti a questo nuovo disegno di legge firmato da una ventina di parlamentari del PD . Pur notando che tra i firmatari ci sono persone influenti del partito democratico , dubito che questa sia la linea ufficiale del partito in materia , anche perchè ho sentito altrettante persone importanti dentro al PD affermare che sono favorevoli ad una regolamentazione de fenomeno in questione . Diciamo piuttosto che finalmente dentro il partito democratico si stanno delineando i rapporti di forza tra proibizionisti ed anti-proibizionisti . Probabilmente , ammesso che che la discussione vada avanti , arriveranno ad un compromesso che di fatto cambierà poco o niente …
                Al di là di questo , a me pare che , come il ddl Spilabotte prevede una regolamentazione molto ” soft ” , allo stesso modo anche il ddl Maturani prevede un proibizionismo molto ” soft ” . Infatti , a parte i i numerosi richiami
                alla risoluzione del Parlamento Europeo , di fatto non prevede nessuna sanzione per prostitute e clienti , probabilmente rendendosi conto anche loro che il fenomeno della prostituzione è molto più complesso di quello che ci racconta la risoluzione UE …
                In sostanza , i ddl Spilabotte e Maturani , pur avendo due ” filosofie ” del fenomeno molto diverse , nella pratica non li possiamo considerare del tutto contrapposti , proprio perchè sono entrambi molto ” annacquati ” . Prova ne è il fatto che la vice-presidente del Senato , Valeria Fedeli , da sempre sulle posizioni della Spilabotte , ha firmato anche il disegno di legge della Maturani !
                Ovviamente , io mi auguro che il ddl Maturani rimanga chiuso in qualche cassetto al Senato , perchè va contro gli interessi delle stesse prostitute , ma per fortuna , anche in questo caso siamo ben lontani dalle allucinanti farneticazioni presenti nel ” modello svedese ” .

  4. Qualcuno sta seguendo il dibattito che infuria, a pochi giorni dal congresso di Dublino, sulla decisione di Amnesty International di proporre una linea di condotta favorevole alle decriminalizzazione del lavoro sessuale? Vale la pena di farlo perché secondo me stanno emergendo fatti interessanti.
    Come sicuramente sapete, nel gennaio del 2014, era trapelata una bozza di policy di AI che, come auspicato da quasi tutte le organizzazioni di sex-worker, suggeriva, oltre naturalmente alla decriminalizzazione della vendita di sesso, anche la decriminalizzazione dell’acquisto di servizi sessuali (i clienti) e di tutta una serie di attività di contorno, anche remunerate, che rendono possibile l’incontro tra domanda e offerta, pensiamo per esempio al gestore di un FKK. Tutto ciò, naturalmente, mantenendo il reato nei casi in cui ci fosse violenza, minaccia o coercizione.
    Da quello che sono riuscito a ricostruire, la proposta originaria é quella contenuta in questo documento:

    Come si vede, originariamente c’erano idee genuinamente liberali, ispirate al principio che il sesso tra adulti consenzienti é un diritto fondamentale che lo Stato non può proibire: “Amnesty International is opposed to the criminalization or punishment of activities related to the buying or selling of consensual sex between adults. Amnesty International believes that seeking, buying, selling and soliciting paid sex are acts protected from state interference as long as there is no coercion, threats or violence associated with those acts”. La cosa mi aveva fatto molto piacere, perché una presa di posizione del genere, che a me sembra ovvia, direi quasi obbligatoria, era pressoché assente nel dibattito tra proibizionisti e alleati delle sexworker: Lì, l’unica variabile che si prendeva in considerazione era, da punti di vista antitetici, la sicurezza e il benessere delle sexworker. Va benissimo, ma se loro possono vendere sesso perché un uomo non dovrebbe poterlo comprare? Per esempio, ed è la ragione per cui aggiungo il commento a questo post, nella proposta di Jonathan già al punto 1 è espressa chiaramente l’idea che la compravendita consensuale di prestazioni sessuali è pertinente alla sfera privata e deve essere tutelata dall’interferenza dello Stato. Chiaramente idee come queste, per quanto scontate da un punto di vista liberale, anzi forse proprio per questo, avevano scatenato l’opposizione del fronte femminista-proibizionista.
    Il dibattito all’interno di AI deve essere continuato ed ora, in vista del Congresso, i proibizionisti hanno mandato una lettera per esortare AI a recedere. La lettera è stata firmata da note attrici di Hollywood e ovviamente i giornali ne hanno parlato. Da uno di questi articoli, ho scoperto il link alla forma finale della bozza di AI, e ahimè vedo che è cambiata drasticamente: http://tasmaniantimes.com/images/uploads/Circular_18_Draft_Policy_on_Sex_Work_final.pdf
    Pochi se ne sono accorti, in particolare tra i pappagalli proibizionisti: è stata mantenuta la richiesta di decriminalizzazione per i soliti motivi (non emarginare le sexworker, ecc.) ma è sparita ogni affermazione di legittimità dell’acquisto di servizi sessuali. L’unico riferimento é “In response to the human rights violations caused by the criminalisation of sex work, states must repeal existing and/or refrain from introducing laws that criminalise – directly or in practice – the consensual exchange of sexual services for remuneration”. Mi sembra un netto cedimento, anche se bisognava aspettarselo. Speriamo che venga approvata, almeno in questa forma annacquata.

  5. Alla fine della storia non è cambiato niente perché la risoluzione di Amnesty sulla prostituzione è stata ignorata o peggio ancora violentemente attaccata da tutti gli stati che hanno politiche proibizioniste come la Svezia che dall’alto della sua ignobile arroganza si reputa unica portatrice della verità assoluta al punto da accusare Amnesty di difendere papponi e trafficanti.
    La reazione di questi stati alla risoluzione di Amnesty è la prova evidente che ormai la difesa dei diritti umani non è più considerata una cosa importante specie se riguarda categorie emarginate e deboli come quella delle sex workers.
    Quindi tanto rumore per niente.

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