La situazione olandese: un contributo diretto dal Red Light District di Amsterdam.

Segnalo questo blog:

http://behindtheredlightdistrict.blogspot.it/

E’ il sito di Felicia Anna, una sex worker romena che lavora nel Red Light District di Amsterdam e che da una visione di prima mano della realtà e dei problemi della prostituzione in Olanda.

Tra le altre cose, voglio indicare questi articoli che rispondono in modo dettagliato alle frottole dei proibizionisti sulla situazione olandese per quanto riguarda la questione della prostituzione forzata.

Qui viene citato e contestato anche il famigerato rapporto “Schone Schijn” del 2008, quello che “stimava” (sulla base di interviste con solo due prostitute, si DUE!, e il resto a gente del governo, poliziotti e “salvatori dalla prostituzione”!) che le sex workers forzate fossero dal 50% al 90%:

http://behindtheredlightdistrict.blogspot.it/2014/05/forced-into-prostitution.html

e una panoramica di tutti i rapporti disponibili viene data qui:

http://behindtheredlightdistrict.blogspot.it/2015/01/what-do-rapports-say-about-forced.html

La conclusione di Felicia Anna, sulla base sia dei rapporti che della sua conoscenza dirette, è che una stima tra il 7% e il 10% di prostitute forzate sia la più plausibile.
Si noti che questo è anche il valore che risulta dal Rapporto Nazionale del 2013 (che ovviamente gli anti-prostituzione non citano mai, loro sono ancora fermi a quella bufala del 2008!, e che pure per diverse ragioni potrebbe aver sovrastimato quel numero, come Felicia Anna fa notare).

La carica dei 70.

70 parlamentari “bipartisan” che vogliono superare la Merlin regolamentando la prostituzione.
Vedremo cosa ne verrà fuori, per ora ciò che leggo mi convince al 30% al massimo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/08/legge-merlin-70-parlamentari-propongono-un-manifesto-per-rivederla/1572137/

http://www.repubblica.it/politica/2015/04/07/news/_quartieri_a_luci_rosse_e_bordelli_autogestiti_cambiamo_la_legge_merlin_-111335286/

http://it.ibtimes.com/prostituzione-superare-la-legge-merlin-la-proposta-taglia-e-cuci-di-70-parlamentari-bipartisan

Potrei anche capire che si limiti la possibilità dei bordelli solo a quelli “autogestiti” (grossa ed ingiustificata limitazione, ma può andar bene per iniziare) ma, come ho già detto più volte, puntare come prima cosa sulle tasse pagate direttamente dalle prostitute e sulla registrazione obbligatoria delle sex workers (addirittura con iscrizione alla Camera di Commercio e Partita IVA!) mi sembra il modo migliore per far fallire immediatamente ogni regolamentazione.
Pagamenti indiretti delle tasse (attraverso meccanismi forfettari, stile Germania, e tassando anche i proprietari degli Eros Center), senza bisogno di registrazione ufficiale come “lavoratore del sesso” ma semplicemente controllando amministrativamente l’attività dei bordelli (chi occupa quella stanza o appartamento, per quante notti …) basterebbero per garantire allo Stato un introito consistente senza dove fare una “pubblica schedatura”.

La prostituzione è un lavoro, ma non è “un lavoro come gli altri” (stigma sociale, lo si sceglie di solito per poco tempo e non per la vita ecc.). Le sex workers in Italia sono per oltre l’80% straniere e dubito che siano molte quelle che si vedono farlo per più di sette-otto anni. Quante di costoro vorranno prendere Partita IVA e quante, invece, preferiranno non farlo e finiranno al di fuori della legalità?
Dimenticarsi di queste cose e cercare di regolamentare la prostituzione in modo troppo rigido vuol dire prenotarsi per il fallimento, facendo così dei danni invece di dare delle soluzioni.
Perfino in Olanda hanno avuto da subito problemi per una regolamentazione troppo rigida, mi immagino da noi.
Spero di essere solo pessimista, ma non credo.

E pensare che basterebbe guardare alla Germania o (secondo me meglio ancora, per la situazione che abbiamo) alla Spagna, invece di inventarsi una improbabile “via italiana alla prostituzione regolamentata”, passando di colpo dallo “stato brado” a Camera di Commercio ed Equitalia in ogni camera da letto a pagamento.
Però aspetto a vedere la proposta finale, che per ora sembra solo una somma di buone intenzioni (ma non necessariamente coerenti o efficaci).

Zonizzazione per l’EXPO?

Scopro da quest’articolo di Eretica sul Fatto Quotidiano che a Milano un consigliere Radicale, con l’assistenza del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, ha fatto una mozione per chiedere una “zonizzazione” in occasione dell’EXPO.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/04/zona-luci-rosse-per-expo-si-scatenino-i-perbenisti/1565015/

Per tempi e modi, mi sembra una proposta discutibile in quanto temo autolesionista e non capisco perchè venga fatta, soprattutto se, come sembra dedursi sia dall’articolo che dal sito stesso dei Radicali milanesi (http://www.milanoradicale.it/2015/03/31/prostituzionezona-2-i-radicali-chiedono-la-zonizzazione/ ), è fatta ora in occasione dell’EXPO, che parte fra meno di un mese.
Quindi una richiesta “urgente”, che non vedo quali possibilità abbia di essere accolta e che invece potrebbe solo suscitare le reazioni dei “perbenisti”, come paventa l’articolo stesso.

Si vuole sfruttare il momento in cui è fresco il ricordo dell’abortita “zona” di Roma? A parte che quell’idea nel giro di una settimana ha fatto una brutta fine, stimolare i moralisti su temi come “prostituzione e grandi eventi” mi pare proprio una cattiva idea.

Ormai TUTTI questi eventi (campionati di calcio, olimpiadi …) sono di solito preceduti da montagne di bubbole sparse dagli anti-prostituzione.
“Arriveranno decine di migliaia di prostitute, assieme ai loro magnaccia schiavisti, allarme!”. Poi, come per esempio nei mondiali di calcio in Germania, si scopre che NON E’ VERO NIENTE, nessuna invasione e neppure un significativo aumento dei clienti (http://en.wikipedia.org/wiki/Prostitution_in_Germany#Football_World_Cup_2006 , http://www.nytimes.com/2006/07/03/world/europe/03berlin.html?_r=0 ).

Questa volta, mi pare, c’era un confortante silenzio mediatico, una volta tanto. Ad un mese dall’inaugurazione dell’EXPO, se anche nazifemministe e clero si fossero agitati ed avessero sparato le loro classiche balle credo che ben pochi se ne siano accorti (io no).
E che ti vanno a combinare Lucciole e Radicali?
Chiedono d’urgenza una “zonizzazione” che dubito proprio verrà mai concessa, compresa la richiesta di uno “spazio informativo” in Stazione Centrale: e su che, se non c’è ancora la “zona” su cui informare?
Davvero pensano che il Comune di Milano possa voler mettere in piedi, e in poche settimane, un “servizio” informativo a beneficio di sex workers e clienti? Casomai, rischiando comunque le eterne imputazioni di “favoreggiamento” (che con quella “meraviglia” della Merlin non mancano mai), si poteva pensare ad un sito web, certamente anche in inglese, che informasse i visitatori sulla situazione delle sex workers a Milano. E pubblicizzarlo in rete con molto più anticipo.
Questa idea del “punto informativo” in stazione, invece, mi sembra del tutto velleitaria ed inefficace.

Risultato: temo solo acqua al mulino delle polemiche moraliste.

Altra cosa discutibile: le presunte 15.000 sex workers in arrivo per l’EXPO (come citato dall’articolo, originariamente c’era un ovvio refuso che parlava di 15 milioni).
Non ci sono bastate le lezioni del recente passato?
Il numero previsto di 15.000 è altamente improbabile (quella cifra è un terzo del totale delle sex workers attive in Italia, che durante l’EXPO starebbero tutte in zona Milano!), così com’era improbabile la bufala delle “40.000 schiave” in arrivo nel 2006 ai Mondiali di Calcio in Germania..
Perchè debbano essere oggi le Lucciole e i Radicali ad alimentare implicitamente l’allarmismo è oltre le mie (forse scarse) capacità di comprensione.

Affitti e favoreggiamento: i guai di una legislazione obsoleta, moralista e cervellotica.

Da qualche tempo (e con colpevole ritardo) la giurisprudenza ha detto parole abbastanza chiare su come l’affitto ad una prostituta possa o no considerarsi favoreggiamento.
Abbastanza chiare ma secondo me non a sufficienza per evitare una situazione legislativa di per sè confusa ed incoerente (e piuttosto ipocrita).

In generale, si direbbe che chi affitta un appartamento ad una sex worker, pur essendo a conoscenza del lavoro che fa, non rischi più l’accusa di favoreggiamento:

“Perché si configuri lo sfruttamento è sufficiente che il proprietario si avvantaggi in maniera diretta della locazione concessa a chi si prostituisce (come nel caso del percepimento di un canone di fitto sproporzionato rispetto ai prezzi di mercato), mentre il favoreggiamento come ricordato da una recentissima pronuncia dei Giudici di Piazza Cavour, consiste nell’agevolare, in qualsiasi modo, l’esercizio della prostituzione (Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 28754 del 04/07/2013).
Ma la semplice messa a disposizione di un locale a chi si prostituisce non integra da sé gli estremi del favoreggiamento, ancorché vi sia la consapevolezza che nell’immobile l’inquilino eserciterà il meretricio: perché la locazione assuma i connotati della condotta penalmente rilevante sono necessarie “prestazioni e attività ulteriori rispetto a quella della semplice concessione in locazione a prezzo di mercato” (Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 28754 del 04/07/2013).
Ciò significa che non è sufficiente affittare un’abitazione ad una persona che si prostituisce, nemmeno se si è consapevoli che tale soggetto sfrutterà l’immobile per il meretricio: la norma richiede un atteggiamento da parte del proprietario che miri a favorire l’esercizio della prostituzione che nell’immobile sarà effettuato.”
http://www.condominioweb.com/concessione-in-locazione-di-un-immobile-a-chi-vi-esercita-il-meretricio.1628

“Non è reato locare un appartamento ad una prostituta se il canone è conforme ai prezzi di mercato. E’ quanto emerge dalla sentenza 31 luglio 2013, n. 33160 della Terza Sezione Penale della Cassazione. Il reato di locazione al fine di esercizio di una casa di prostituzione, contemplato dall’art. 3, secondo comma, della legge 20 febbraio 1958, n. 75, richiede, come ricordano i giudici della Suprema Corte, quali elementi costitutivi, non solo il contestuale esercizio del meretricio da parte di più persone nel locale, ma anche e soprattutto l’esistenza, all’interno nello stesso locale, di una certa organizzazione finalizzata appunto all’attività di prostituzione.”
http://www.altalex.com/index.php?idnot=64350

Queste sentenze sono molto positive (anche se è incredibile che si sia dovuti arrivare al 2013 per avere una parola chiara!) ma temo che lascino ancora troppo spazio all’interpretazione.

Si veda questa vicenda:

Leghista anti-immigrati denunciato per favoreggiamento prostituzione: lucciole straniere nel suo albergo Stanze a tempo nell’hotel di Gianluigi Cernusco, 66 anni, leader del Carroccio nel comune piemontese che si era candidato con lo slogan: «Prima gli italiani»” http://www.corriere.it/cronache/15_aprile_03/leghista-anti-immigrati-denunciato-favoreggiamento-prostituzione-5caa0088-da19-11e4-9d46-768ce82f7c45.shtml

Settimo Torinese, prostitute romene nel residence del segretario leghista che era anche sede del partito Bufera sul responsabile cittadino del Carroccio, Gianluigi Cernusco: ‘Cado dal pero, per altro io sarei pure favorevole alle case chiuse'” http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/04/03/news/prostitute_romene_nel_residence_del_segretario_leghista_che_era_anche_sede_del_partito-111148678/

Ora, qui (irregolarità amministrative a parte) la differenza essenziale sembrerebbe essere che l’affitto degli appartamenti del residence era “ad ore”, quindi fatto nella sola ottica del rapporto sessuale a pagamento.
Ma basta ciò per fare una differenza sostanziale con l’uso di un appartamento pagato a canone mensile?
Una sex worker potrebbe pagare continuativamente un appartamento a scopo lavorativo, magari non lo stesso dove vive al di fuori del lavoro, e chi affitta non rischierebbe nulla.
Se il leghista in questione avesse affittato gli appartamenti del residence a tempo pieno, avrebbe corso rischi? Secondo quelle sentenze, mi pare proprio di no. Visto anche che non risulta che intervenisse in alcun modo nell’attività concreta delle sex workers.

Quindi la “moralità” propugnata dalla Merlin è violata dal fatto che un appartamento è affittato solo per una “scopata veloce”, mentre se viene affittato in previsione di un’attività continuativa dello stesso tipo, tutto bene?

L’unico modo per evitare il protrarsi di questa situazione grottesca è la legalizzazione dell’organizzazione della prostituzione al chiuso, cosa che affermerebbe chiaramente che non c’è reato, sia che si affitti ad una sola prostituta come a cento, sia per un’ora che per un anno.
Fino ad allora, resterà sempre una situazione da magistrati ed avvocati, opinabile perchè incoerente, con tanti saluti alla chiarezza della legislazione ed alla certezza del Diritto.