Affitti e favoreggiamento: i guai di una legislazione obsoleta, moralista e cervellotica.

Da qualche tempo (e con colpevole ritardo) la giurisprudenza ha detto parole abbastanza chiare su come l’affitto ad una prostituta possa o no considerarsi favoreggiamento.
Abbastanza chiare ma secondo me non a sufficienza per evitare una situazione legislativa di per sè confusa ed incoerente (e piuttosto ipocrita).

In generale, si direbbe che chi affitta un appartamento ad una sex worker, pur essendo a conoscenza del lavoro che fa, non rischi più l’accusa di favoreggiamento:

“Perché si configuri lo sfruttamento è sufficiente che il proprietario si avvantaggi in maniera diretta della locazione concessa a chi si prostituisce (come nel caso del percepimento di un canone di fitto sproporzionato rispetto ai prezzi di mercato), mentre il favoreggiamento come ricordato da una recentissima pronuncia dei Giudici di Piazza Cavour, consiste nell’agevolare, in qualsiasi modo, l’esercizio della prostituzione (Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 28754 del 04/07/2013).
Ma la semplice messa a disposizione di un locale a chi si prostituisce non integra da sé gli estremi del favoreggiamento, ancorché vi sia la consapevolezza che nell’immobile l’inquilino eserciterà il meretricio: perché la locazione assuma i connotati della condotta penalmente rilevante sono necessarie “prestazioni e attività ulteriori rispetto a quella della semplice concessione in locazione a prezzo di mercato” (Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 28754 del 04/07/2013).
Ciò significa che non è sufficiente affittare un’abitazione ad una persona che si prostituisce, nemmeno se si è consapevoli che tale soggetto sfrutterà l’immobile per il meretricio: la norma richiede un atteggiamento da parte del proprietario che miri a favorire l’esercizio della prostituzione che nell’immobile sarà effettuato.”
http://www.condominioweb.com/concessione-in-locazione-di-un-immobile-a-chi-vi-esercita-il-meretricio.1628

“Non è reato locare un appartamento ad una prostituta se il canone è conforme ai prezzi di mercato. E’ quanto emerge dalla sentenza 31 luglio 2013, n. 33160 della Terza Sezione Penale della Cassazione. Il reato di locazione al fine di esercizio di una casa di prostituzione, contemplato dall’art. 3, secondo comma, della legge 20 febbraio 1958, n. 75, richiede, come ricordano i giudici della Suprema Corte, quali elementi costitutivi, non solo il contestuale esercizio del meretricio da parte di più persone nel locale, ma anche e soprattutto l’esistenza, all’interno nello stesso locale, di una certa organizzazione finalizzata appunto all’attività di prostituzione.”
http://www.altalex.com/index.php?idnot=64350

Queste sentenze sono molto positive (anche se è incredibile che si sia dovuti arrivare al 2013 per avere una parola chiara!) ma temo che lascino ancora troppo spazio all’interpretazione.

Si veda questa vicenda:

Leghista anti-immigrati denunciato per favoreggiamento prostituzione: lucciole straniere nel suo albergo Stanze a tempo nell’hotel di Gianluigi Cernusco, 66 anni, leader del Carroccio nel comune piemontese che si era candidato con lo slogan: «Prima gli italiani»” http://www.corriere.it/cronache/15_aprile_03/leghista-anti-immigrati-denunciato-favoreggiamento-prostituzione-5caa0088-da19-11e4-9d46-768ce82f7c45.shtml

Settimo Torinese, prostitute romene nel residence del segretario leghista che era anche sede del partito Bufera sul responsabile cittadino del Carroccio, Gianluigi Cernusco: ‘Cado dal pero, per altro io sarei pure favorevole alle case chiuse'” http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/04/03/news/prostitute_romene_nel_residence_del_segretario_leghista_che_era_anche_sede_del_partito-111148678/

Ora, qui (irregolarità amministrative a parte) la differenza essenziale sembrerebbe essere che l’affitto degli appartamenti del residence era “ad ore”, quindi fatto nella sola ottica del rapporto sessuale a pagamento.
Ma basta ciò per fare una differenza sostanziale con l’uso di un appartamento pagato a canone mensile?
Una sex worker potrebbe pagare continuativamente un appartamento a scopo lavorativo, magari non lo stesso dove vive al di fuori del lavoro, e chi affitta non rischierebbe nulla.
Se il leghista in questione avesse affittato gli appartamenti del residence a tempo pieno, avrebbe corso rischi? Secondo quelle sentenze, mi pare proprio di no. Visto anche che non risulta che intervenisse in alcun modo nell’attività concreta delle sex workers.

Quindi la “moralità” propugnata dalla Merlin è violata dal fatto che un appartamento è affittato solo per una “scopata veloce”, mentre se viene affittato in previsione di un’attività continuativa dello stesso tipo, tutto bene?

L’unico modo per evitare il protrarsi di questa situazione grottesca è la legalizzazione dell’organizzazione della prostituzione al chiuso, cosa che affermerebbe chiaramente che non c’è reato, sia che si affitti ad una sola prostituta come a cento, sia per un’ora che per un anno.
Fino ad allora, resterà sempre una situazione da magistrati ed avvocati, opinabile perchè incoerente, con tanti saluti alla chiarezza della legislazione ed alla certezza del Diritto.

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