Oui, je suis Catherine Deneuve.

Dopo mesi di ammorbante ondata di puritanesimo politically-correct e politicamente diretto, come una ventata di aria fresca è arrivato l’appello di cento donne francesi, tra le quali scrittrici, accademiche ed artiste come la Deneuve (che è diventata immediatamente il simbolo di questa coraggiosa protesta civile), a rifiutare questa incredibile deriva nazi-femminista, che sembrava non arginabile.

«Lo stupro è un crimine. Ma tentare di sedurre qualcuno in maniera insistente o maldestra non è un reato, né la galanteria è un’aggressione da parte dei maschi. (…) Questa maniera sbrigativa di fare giustizia ha già fatto vittime, uomini puniti con la perdita del proprio lavoro, costretti a dimettersi, avendo avuto come unica colpa quella di aver sfiorato un ginocchio, tentato di strappare un bacio, o aver confessato dettagli intimi a una cena di lavoro (…). La libertà di sedurre e importunare è essenziale. Questa febbre di inviare i ‘maiali’ al macello non aiuta le donne a rafforzarsi, anzi giustifica gli interessi dei nemici della libertà sessuale, degli estremisti, dei reazionari e di quelli che credono che le donne siano esseri umani differenti, come bambine che pretendono protezione».

http://www.ilgiornale.it/news/politica/uomini-hanno-diritto-provarci-1481451.html

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Catherine-Deneuve-lettera-a-Le-Monde-su-molestie-e-caso-Weinstein-difendo-liberta-degli-uomini-di-sedurre-e-importunare-729dfda5-96b6-43d1-9039-35bb50ef5d2a.html

https://www.ilfoglio.it/societa/2018/01/10/news/deneuve-e-le-altre-ecco-la-fronda-anti-metoo-per-la-liberta-di-essere-importunate-172396/

Devo dire che stavo perdendo le speranze, di fronte ad un attacco nazi-femminista di una virulenza mai vista prima.
Mai vista prima per un’ottima ragione: il cosiddetto movimento “anti-molestie” ha un obiettivo politicamente chiaro e pressante, per me era chiaro già da tempo ma pochi giorni fa è diventato palese, dopo quanto è successo alla premiazione dei Golden Globe, dove si è presentata una schiera di attrici “in lutto” contro le molestie, con “luttuosi” e pudichi abiti neri, ovviamente anti-molestie, come questi:

E dove un breve discorsetto anti-molestie di una nota giornalista, Oprah Winfrey, è stato addirittura giudicato di “livello presidenziale”, tanto da far parlare di una sua prossima candidatura alla Casa Bianca!

E qui è cascato l’asino.
Ovvero, tutti hanno capito (o dovrebbero averlo fatto) che la campagna “anti-molestie”, nata negli USA e in pochissime settimane subito incredibimente sostenuta dai media di tutto il mondo ma soprattutto negli USA e da parte di testate, come il New York Times e Time, da sempre ferocemente anti-Trump, altro non è che la preparazione “ideologica” di una prossima campagna di stampa per cercare di mettere in crisi l’attuale Presidente degli Stati Uniti, le cui dichiarazioni vere o presunte “sessiste” avevano già suscitato un putiferio in campagna elettorale.

E’ una tattica che noi italiani conosciamo benissimo, è la stessa che il centrosinistra italiano ha cercato di usare contro Berlusconi (i casi D’Addario, Noemi, Ruby ecc.), facendo peraltro un buco nell’acqua ma allo stesso tempo spargendo veleni di puritanesimo femminista di cui l’Italia avrebbe fatto volentieri a meno.

Veleni di cui qualcuno in Francia, paese non culturalmente subalterno (al contrario del nostro) agli Stati Uniti, si è accorto ed ha opportunamente reagito.
Ovviamente, “dovevano” essere delle donne a farlo, perchè qualsiasi voce maschile a dire le stesse cose sarebbe stata sommersa da accuse di parlare “pro domo sua”.
Così, invece, la presa di posizione non poteva essere sbrigativamente catalogata come “maschilista”.

Ovviamente, l’appello delle 100 ha suscitato reazioni più che stizzite, addirittura di odio, da parte delle nazi-femministe e da parte di attrici ed attricette, alcune fallite, che evidentemente si erano trovate un nuovo ruolo in quello delle accusatrici … con vent’anni di ritardo.
Molte di loro dopo aver probabilmente beneficiato professionalmente, vent’anni fa, di quelle “molestie” di cui ora parlano con disgusto ma che a suo tempo loro accettarono per vedersi aperte le porte dello showbiz (magari anche ben al di là dei loro effettivi meriti artistici).
Ci sono state pure cerebrolese che hanno accusato (loro!) la Deneuve di essere “lobotomizzata”!

Vabbè, se non sapessimo qual’è il livello intellettivo (nonchè di onestà intellettuale) del nazifemminismo ci potremmo stupire, ma lo conosciamo, quindi …

Più preoccupante, casomai, la reazione sconcertata di alcuni “intellettuali” italici (più o meno salottieri, ma comunque organici ai media del pensiero politically-correct), che sembrano essere rimasti completamente spiazzati dalla inaspettata rivolta intellettuale e morale francese (vedi Aldo Cazzullo, che ha ipotizzato che la Deneuve abbia “firmato affrettatamente” l’appello!, non so se ridere o piangere …).

E vabbè, però anche qui non dovrei stupirmi: la più recente presa di posizione “di massa” degli “intellettuali” italiani è stata il supporto, vergognosamente “pecoresco”, del 90% di loro alla “riforma” istituzionale di Renzi, poi clamorosamente trombata al referendum.
Per capire, questo è un esempio del Cazzullo-pensiero, pre-referendum-renziano: “Il combinato disposto di una vittoria del no in Italia e di una vittoria di Trump in America – scenario improbabile ma non impossibile – avrebbe un effetto deflagrante sui mercati finanziari italiani, sui titoli di Stato, sul sistema bancario”.
Bello, eh?, doversi affidare a questi “maitre-a-penser”? …

Tanto per dire quanto gli “intellettuali” italiani hanno il polso del paese, quanto siano schiavi del politically-correct, quanta poca indipendenza di pensiero abbiano e quanto poco possiamo aspettarci da quasi tutti loro.
Credo che Pasolini, Moravia, Bocca e Montanelli si stiano rivoltando nella tomba da decenni.
Perciò, non stupiamoci se in Italia sono subito saltati fuori alcuni “intellettuali femministi”, la cui reazione dimostra che veramente non sono in grado di capire la questione.
Andate a vedere ciò che ha scritto Cazzullo sul Pompiere della Sera … pardon … Corriere della Sera: imbarazzante.
http://www.corriere.it/lodicoalcorriere/index/11-01-2018/index.shtml

Io dubito assai che la Deneuve abbia “firmato frettolosamente” ma mi chiedo se veramente Cazzullo ha meditato su ciò che ha scritto, quando ha scritto cose come “è un reato bello e buono, che dovrebbe essere sanzionato dalla giustizia e a mio modo di vedere già sul momento dagli stessi passeggeri“?
Chiariamoci, qui siamo già oltre alla richiesta di “pubblico ludibrio” (e, per gli artisti, pure di “damnatio memoriae”), siamo all’auspicio dell’immediato linciaggio morale e probabilmente non solo morale.
E, secondo costoro, quelli che si dovrebbero vergognare sono coloro che rifiutano il nazifemminismo “politicamente generato” di #MeeToo?

Purtroppo è così, certi intellettuali non ci arrivano proprio, “intellettualmente”, a capire quali sono i veri valori oggi in gioco.
Che non sono certo la “libertà di strusciarsi contro una donna” ma quella di non vederla necessariamente equiparata ad una violenza, a maggior ragione con vent’anni di ritardo.

Ma almeno un intellettuale italiano lucido e fuori dall’ipocrisia c’è, per fortuna.
Come al solito, è Massimo Fini.
Che si era già espresso chiaramente sulla questione, ben prima dell’appello francese.

http://www.massimofini.it/articoli/dalle-molestie-alla-caccia-alle-streghe-difendiamoci

http://www.massimofini.it/articoli/risposta-a-claudia-mori

 

Bene perciò la Deneuve e le altre cento, anzi benissimo.
Forse potrà servire ad evitare che il cancro nazifemminista politically-correct esploso negli Stati Uniti, per evidenti motivi di politica interna USA, si trasferisca in Europa con il suo disonesto armamentario ideologico che elimina la distinzione tra avances e molestie e tra molestie e stupro, prontissimo a rovinare la vita di chiunque con accuse infamanti ma ormai indimostrabili (e indimostrabili per colpa primaria proprio delle presunte vittime, che non denunciarono a suo tempo).

E così, chi ormai temeva di dover vivere nei prossimi anni in una specie di Repubblica Mondiale Femminist-talebana, basata sui riti del politicamente corretto, ha ripreso coraggio.

Ma non per “molestare”, solo per sperare di vivere in una società regolata dalla ragione e dalla giustizia e non dall’irrazionalità.

Perciò …

Vive la France, vive Catherine Deneuve!

 

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