Nuova Categoria del Blog: “Statistiche e dati essenziali”.

Per facilitare l’uso di questo blog ho aggiunto una Categoria, “Statistiche e dati essenziali”, nella quale ho messo gli articoli che forniscono DATI STATISTICI e RIFERIMENTI BASE per vari aspetti della prostituzione, per esempio le statistiche sulla prostituzione italiana e riferimenti sulla situazione di paesi come Germania, Svezia e Olanda.
In questo modo è possibile ritrovare più rapidamente gli articoli del blog che, secondo la mia opinione, possono essere usati come base per conoscere e per discutere.

Si può accedere agli articoli che ne fanno parte con il link in home page (verso il basso a destra), ovvero con

https://jonathanxblog.wordpress.com/category/statistiche-e-dati-essenziali/

La situazione olandese: un contributo diretto dal Red Light District di Amsterdam.

Segnalo questo blog:

http://behindtheredlightdistrict.blogspot.it/

E’ il sito di Felicia Anna, una sex worker romena che lavora nel Red Light District di Amsterdam e che da una visione di prima mano della realtà e dei problemi della prostituzione in Olanda.

Tra le altre cose, voglio indicare questi articoli che rispondono in modo dettagliato alle frottole dei proibizionisti sulla situazione olandese per quanto riguarda la questione della prostituzione forzata.

Qui viene citato e contestato anche il famigerato rapporto “Schone Schijn” del 2008, quello che “stimava” (sulla base di interviste con solo due prostitute, si DUE!, e il resto a gente del governo, poliziotti e “salvatori dalla prostituzione”!) che le sex workers forzate fossero dal 50% al 90%:

http://behindtheredlightdistrict.blogspot.it/2014/05/forced-into-prostitution.html

e una panoramica di tutti i rapporti disponibili viene data qui:

http://behindtheredlightdistrict.blogspot.it/2015/01/what-do-rapports-say-about-forced.html

La conclusione di Felicia Anna, sulla base sia dei rapporti che della sua conoscenza dirette, è che una stima tra il 7% e il 10% di prostitute forzate sia la più plausibile.
Si noti che questo è anche il valore che risulta dal Rapporto Nazionale del 2013 (che ovviamente gli anti-prostituzione non citano mai, loro sono ancora fermi a quella bufala del 2008!, e che pure per diverse ragioni potrebbe aver sovrastimato quel numero, come Felicia Anna fa notare).

La mia proposta per la legalizzazione della prostituzione organizzata in Italia.

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Molti anni fa, nel 2007, misi nero su bianco una proposta di legalizzazione della prostituzione ORGANIZZATA in Italia (la prostituzione in questo paese è già legale, ma l’organizzazione della prostituzione non lo è, a causa della presenza nella Legge Merlin del reato di favoreggiamento e dell’ambiguità interpretativa di quello di sfruttamento).

Dopo ben otto anni, vedo che quella proposta è ancora attualissima (e in Italia nel frattempo non si è fatto nulla, se non fare repressione in strada).

Anzi, dopo otto anni l’esperienza aggiuntiva dei paesi che hanno legalizzato, in varia forma, mi da ulteriori ragioni per credere che una “regolamentazione leggera” (molto più vicina al modello tedesco che a quello olandese e molto simile al modello spagnolo) sia la più conveniente per l’Italia e forse per ogni paese che vuole passare da una non-regolamentazione a qualche forma di regola.

Perciò, ripropongo quella idea, in modo praticamente identico.
Ovviamente non è una proposta di legge, ma la proposta dei principii sui quali dovrebbe basarsi una nuova legge.

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LA MIA PROPOSTA PER LA LEGALIZZAZIONE DEGLI EROS CENTER, LA DEPENALIZZAZIONE E LA REGOLAMENTAZIONE DELLA PROSTITUZIONE ORGANIZZATA IN ITALIA.

La proposta si ispira principalmente a modelli di depenalizzazione basati su una regolamentazione relativamente “leggera”, per esempio il modello spagnolo.
Regolamentazione che, soprattutto attraverso l’abolizione del reato di favoreggiamento (ma con il mantenimento di quello di sfruttamento, per quanto opportunamente precisato nei termini, e ovviamente di quello di tratta delle persone), consenta la creazione di strutture gestite privatamente che siano punto di incontro al chiuso per prostitute e clienti, eventualmente associate ad attività collaterali (bar, spettacoli erotici, ecc.).

Nei fatti, SI RICHIEDE LA LEGALIZZAZIONE DI STRUTTURE AL CHIUSO SIMILI AD ALBERGHI O AGLI ATTUALI NIGHT CLUB NEI QUALI SIA PERÒ CONSENTITO ANCHE, IN APPOSITE STANZE O APPARTAMENTI, L’ESERCIZIO DELLA PROSTITUZIONE LIBERAMENTE SCELTA.

Queste strutture, registrate come imprese e pubblicamente note, potranno essere facilmente controllabili dalle autorità, costituendo al tempo stesso il luogo privilegiato di incontro tra clienti e prostitute.

Il mantenimento del reato di sfruttamento, con il divieto di lucrare sul denaro pagato dal cliente alla prostituta, e la totale autonomia delle prostitute stesse negli Eros Center rendono questa proposta molto diversa dalla vecchie “case chiuse”.
Non si tratta, quindi, di “riaprire le case chiuse”, si tratta di adottare soluzioni moderne, dignitose e sicure.
Gli imprenditori non saranno “sfruttatori”, in quanto si limiteranno a fornire servizi a prostitute e clienti, i quali decideranno poi in totale autonomia se, come, quando e a quali tariffe accordarsi per i rapporti a pagamento.
Ci si augura che ciò possa anche far superare certe remore morali sul non voler “riaprire le case chiuse”: qui si tratta di altro, di andare avanti, non di tornare indietro.

Strutture simili esistono già in molti paesi (in Germania si chiamano “Eros Center”, in Spagna “Clubes de alterne”, ecc.), dove hanno pienamente dimostrato di funzionare, circoscrivendo e controllando il fenomeno in modo efficace e dignitoso.

Strutture nelle quali il guadagno dell’imprenditore o del gestore non possa derivare dal lucro su parte del compenso che il cliente paga alla prostituta, che deve rimanere accordo privato tra questi due ultimi soggetti sia per la parte economica sia per quella delle prestazioni fornite, ma da altre fonti di reddito collegate all’attività, quali l’affitto di stanze alle prostitute, l’esercizio di un bar o ristorante interno o il biglietto legato a spettacoli.

Strutture nelle quali, a differenza delle vecchie “case chiuse” abolite dalla Legge Merlin, le prostitute lavorino in totale autonomia di orari, prestazioni e tariffe, essendo legate agli imprenditori solo da contratti, liberamente concordati, relativi ai servizi forniti dall’impresa (es.: affitto di stanze).

Strutture delle quali però si raccomanda una regolamentazione sufficiente a controllarne gli aspetti di salubrità del posto di lavoro, l’accertamento della mancanza di pendenze penali per gli imprenditori che vogliano costituirle e l’applicazione da parte degli imprenditori stessi di tariffe sui servizi offerti alle prostitute che siano compatibili con quelle di mercato (va sottolineato che queste cose implicano un riconoscimento ufficiale della natura di tali strutture quali “imprese”).

CONSEGUENZE DELLA PROPOSTA:

Questa soluzione non richiede il riconoscimento dell’attività delle prostitute come lavoro vero e proprio, cosa che allo stato attuale sembra difficile da ottenere in Italia (principalmente per diffuse remore ideologiche).

Questo implica anche che la proposta non si esprime sulla tassazione diretta dell’attività delle prostitute, considerando per principio non congruo nè “moralmente etico” tassare direttamente un’attività che non è considerata un lavoro nè beneficiaria di assistenza sociale e diritti riconosciuti in quanto lavoratori e lavoratrici.
La proposta tiene anche presente il pericolo che una tassazione forzata, soprattutto in mancanza di contropartite, induca le prostitute (specialmente le straniere) a spostarsi in clandestinità, al chiuso, in situazione di potenziale pericolo e in modo diffuso sul territorio, cosa che è l’esatto opposto dell’obiettivo perseguito da questa proposta.
La questione delle tasse dirette o indirette alle prostitute (tema che forse è ora prematuro affrontare) è aperta al dibattito, questa proposta auspica solo che sia raggiunto un equilibrio basato sul “do ut des” e che a fronte della tassazione ci sia un doveroso riconoscimento di diritti.

In ogni caso, secondo questa proposta ci sarà ovviamente la tassazione sull’attività degli imprenditori proprietari degli Eros Center, considerata, questa sì, come un lavoro ovvero come attività d’impresa a tutti gli effetti.

Questa soluzione non vieta la prostituzione esercitata in appartamento, ma promuovendo la legalizzazione di strutture dedicate al chiuso, come gli Eros Center, vuole evitare che, in caso di divieto o restrizione pratica della prostituzione in luogo aperto, a ventimila prostitute oggi in strada venga lasciata come alternativa al chiuso solo l’attività in appartamento nei normali condominii. Ciò vorrebbe dire spostare ventimila prostitute (e la fruizione da parte di milioni di clienti) dalla strada alle normali abitazioni, a contatto con i cittadini, con gli evidenti disagi del caso.

Questa soluzione quindi comporta anche l’ammissibilità dell’attività di prostituzione esercitata (individualmente o da poche persone) in appartamento, anche se raccomanda di incoraggiare la prostituzione verso la concentrazione in strutture relativamente grandi, come gli Eros Center, per migliorare il controllo del fenomeno e ridurre l’impatto sul territorio.

Questa soluzione non implica la creazione di interi “quartieri a luci rosse” ma, piuttosto, facilita la creazione di “edifici a luci rosse”, ovvero stabili adibiti esclusivamente all’esercizio della prostituzione, non necessariamente tutti localizzati in zone specifiche. La creazione di specifiche aree a luci rosse, dentro e fuori delle città, piuttosto che l’ammissibilità di Eros Center in tutte le zone delle città e della periferia, è questione che potrebbe essere delegata alla decisione dei singoli Comuni.

Questa soluzione non proibisce in assoluto la prostituzione di strada ma riconoscendola come aspetto problematico ne chiede la “zonizzazione”, ovvero il suo esercizio ammesso in apposite zone ritenute idonee al fine di non arrecare disagio ai cittadini, su decisione delle autorità locali.

Questa soluzione chiede anche che in caso che si decida la proibizione completa della prostituzione di strada, questa debba essere accompagnata dalla previa esplicita legalizzazione di strutture come gli Eros Center e di un adeguato periodo di tempo per consentire la costituzione di queste strutture (nel frattempo, la zonizzazione potrebbe essere una soluzione temporanea). Ciò per evitare, come già detto, di togliere le prostitute dalle strade senza offrire loro un’alternativa organizzata e regolata, cosa che forzerebbe decine di migliaia di prostitute a spostarsi individualmente nei condominii, a contatto di gomito con i cittadini, con i disagi conseguenti.

Questa soluzione non impone controlli sanitari forzati sulle lavoratrici del sesso (che le esperienze fatte in molti paesi dimostrano essere controproducenti quando fatti contro il volere delle prostitute), ma favorendo la creazione di grandi strutture dedicate cerca di facilitare il contatto tra prostitute e personale sanitario e l’instaurarsi di regolari controlli volontari.

Questa soluzione non chiede la “schedatura” delle prostitute, considerando anche il fatto che la localizzazione del grosso della prostituzione in strutture ben delimitate, note e facilmente controllabili dalla Polizia, è già di per sè valido strumento per tenere sotto controllo il fenomeno dal punto di vista dell’ordine pubblico.

Questa soluzione raccomanda fortemente la concessione di regolari visti di ingresso (se non di permessi di lavoro) alle straniere extracomunitarie che vengono in Italia a prostituirsi.
Come minimo, deve essere esplicitamente riconosciuta l’ammissibilità dell’attività di prostitute straniere maggiorenni, anche negli Eros Center, pur se munite solo di visto di ingresso turistico e la non ammissibilità di ostacoli posti in tal senso dalle autorità (preposte alla concessione di tali visti o al controllo dell’attività lavorativa nelle strutture adibite alla prostituzione).
Questo punto, come dimostra l’esperienza di altri paesi anche molto avanzati sulla legalizzazione (vedi Olanda), è di importanza capitale per evitare il parziale fallimento della riforma della prostituzione in Italia e lo scivolamento di gran parte delle prostitute, che sono in maggioranza straniere e molte extracomunitarie, in clandestinità.
Una regolamentazione specifica e dettagliata della questione è probabilmente opportuna, in ogni caso il principio deve essere rispettato, pena la scarsa efficacia non solo di questa ma di ogni riforma che venga proposta.

QUESTA PROPOSTA QUINDI CHIEDE ALLE FORZE POLITICHE ED ALLE ISTITUZIONI:

1) che le forze politiche, di qualsiasi orientamento, riconoscano che la compravendita di prestazioni sessuali, liberamente scelta da adulti consenzienti, non è altro che un aspetto delle libere scelte personali sulla sessualità, riguardanti la vita privata, garantite dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, dalla Costituzione Europea e dalla Costituzione della Repubblica Italiana nel loro riconoscimento dei diritti personali e ribadite in consessi internazionali come la Conferenza ONU di Pechino del 1995.

2) che sia pertanto riconosciuta alle prostitute (donne, uomini, transessuali) piena dignità come persone e piena parità di diritti con gli altri cittadini, come peraltro garantito dalla Costituzione delle Repubblica Italiana.

3) che parimenti cessi la criminalizzazione morale dei clienti sostenuta da rappresentanti ed apparati dello Stato, che in quanto Stato laico non deve prendere posizione su basi etiche, lasciando il dibattito sull’accettabilità morale dell’acquisto di prestazioni sessuali al libero confronto dialettico tra le idee diffuse nella società.

4) che si riconosca che, da quanto sopra, sono da considerarsi illegittime le ingerenze dello Stato per impedire tali libere scelte personali con leggi, regolamenti, ordinanze e azioni di contrasto giustificate su basi etiche e ideologiche.

5) che l’esprimersi delle idee contrarie alla prostituzione da parte di soggetti privati debba rimanere confinata alla legittima espressione delle opinioni e al tentativo di proselitismo ideologico e non possa spingersi ad azioni (ronde, boicottaggi, violazioni della privacy personale, intromissione nell’attività delle prostitute e della prostituzione organizzata legale, …) volte a contrastare nella pratica l’esercizio della prostituzione liberamente scelta e regolata dalla legge.

6) che le forze politiche riconoscano ciò che risulta da tutti i riscontri oggettivi e scientifici, nonché dai risultati stessi delle azioni e delle indagini delle Forze dell’Ordine, ovvero che esiste una nettissima maggioranza di prostituzione volontaria in Italia, non solo tra le prostitute italiane ma anche tra le straniere, e che l’aspetto criminale a carattere schiavistico, pur nella sua gravità, è nettamente minoritario.

7) che da ciò traggano la conseguenza che quello della prostituzione non può e non deve essere trattato come un problema di criminalità o di ordine pubblico (e neppure, con atteggiamento da “Stato etico”, di “moralità pubblica”) ma come un aspetto della vita sociale basato su libere scelte individuali.
Che si riconosca quindi che gli aspetti criminali esistenti nel mercato della prostituzione non sono qualitativamente differenti da quelli che cercano di infiltrarsi in qualunque altra attività umana, dai pubblici esercizi alla grande finanza, e che da essi non può perciò scaturire alcuna criminalizzazione generalizzata del fenomeno, né la giustificazione per richiedere l’eliminazione di tale attività.

8) che data l’ampiezza del fenomeno sia riconosciuta opportuna una sua regolamentazione che aiuti grandemente a colpire le infiltrazioni criminali e che agevoli la prostituzione volontaria, che controlli l’aspetto sanitario e che rispetti le esigenze di non disturbo dei cittadini, sempre tenendo presente i riconoscimenti di cui sopra. In quest’ottica deve essere riconosciuto che allo stato attuale il problema principale è costituito dalla situazione delle prostitute straniere, che sono in condizioni di molto maggiore precarietà rispetto alle italiane, e che pertanto le soluzioni adottate devono essere volte principalmente a sanare gli aspetti negativi che oggi coinvolgono le prostitute immigrate.

9) che sia riconosciuto che l’aspetto criminale presente nel mercato della prostituzione, che è schiavistico solo in minima parte, è alimentato dallo stato di necessità delle prostitute straniere, in stragrande maggioranza volontarie, che in mancanza di legalizzazione e di strutture adatte sono costrette ad appoggiarsi ad organizzazioni illegali di sfruttatori per essere “aiutate” nel loro ingresso, nel soggiorno e negli spostamenti in Italia.

10) che si riconosca che al fine di evitare lo scivolamento della prostituzione in clandestinità e quindi, con grande probabilità, in mano alla criminalità è necessario adottare politiche che siano guidate non da ideologia, pro o contro che sia, o da impostazioni preconcette ma che siano effettivamente rispondenti alle esigenze delle prostitute, in particolare delle straniere che sono le più esposte a questo pericolo.

11) che nell’attuale situazione italiana, in un fenomeno nei fatti non governato da decenni, sia inopportuno istituire di colpo una regolamentazione troppo rigida, ma sia bensì opportuno regolamentare con l’obiettivo primario di scindere definitivamente prostituzione e criminalità, agevolando la prostituzione volontaria senza sottoporla a vincoli così rigidi da spingerla alla clandestinità.
In questo senso è probabilmente prematuro considerare in Italia la prostituzione come un lavoro parificato alle altre professioni, ma è più opportuno considerarla come un fatto sostanzialmente privato, derivante da una libera e legalissima scelta reciproca tra prostituta e cliente maggiorenni. Un fatto privato e legale che però, per ampiezza del fenomeno, legame con i flussi migratori ed impatto sociale, è conveniente regolamentare in alcuni aspetti.
Tenendo in questo sempre presente che l’intervento dello Stato deve essere rivolto primariamente a contrastare l’aspetto di sfruttamento criminale e non ad ostacolare moralisticamente la prostituzione liberamente scelta.

12) che per ottenere quanto sopra si proceda al superamento e all’eliminazione delle normative che ostacolano la legalizzazione della prostituzione organizzata, a partire dalla legge 75/1958 (“Legge Merlin”), e si abolisca il reato di favoreggiamento della prostituzione, con questo consentendo la creazione di strutture legali per la prostituzione (senza discriminazione di sesso) al chiuso, gestite da soggetti privati ma pubblicamente riconosciute (Eros Center, “vetrine” in “quartieri a luci rosse”, ecc.), sottoposte a controlli amministrativi, di Polizia, di sicurezza del luogo di lavoro e favorendo il supporto sanitario e di assistenza sociale alle persone che si prostituiscono.

13) che sia altresì abolito il reato di induzione alla prostituzione nei confronti di adulti, da considerarsi come moralistico, contrastante con la legalità dell’atto di prostituirsi e irrispettoso verso le capacità di libera ed autonoma scelta delle persone maggiorenni che decidono di prostituirsi.

14) che sia altresì abolito il reato di adescamento, fatto salvo per i casi di effettiva molestia, da considerarsi come contrastante con la legalità dell’atto di prostituirsi e del corrispondente atto di acquistare prestazioni sessuali, che per loro natura richiedono una fase preliminare di contatto tra prostituta e cliente. Reato che, inoltre, è irrispettoso verso le capacità di libera ed autonoma scelta delle persone maggiorenni che decidono di usufruire della prostituzione e che non possono essere trattati come minus habens “da proteggere”.

15) che la regolamentazione delle strutture legali di cui sopra (“Eros Center” e simili) sia fatta su basi non ideologiche, bensì nell’ottica decriminalizzatrice di consentire una libera e volontaria attività nel rispetto degli altri soggetti sociali e allo stesso tempo di ottenere un maggior controllo sul fenomeno, al fine di combatterne infltrazioni criminali e pericoli per la sicurezza e la salute pubblica.

16) che non sia possibile, da parte di privati o rappresentanti delle istituzioni, opporsi attivamente alla costituzione di tali strutture od operare attivamente per ostacolarne l’attività o intromettersi nel loro funzionamento, né colpevolizzare prostitute o clienti, con motivazioni ideologiche, etiche o pretesti non supportati da ragioni oggettive e legalmente valide.

17) che eventuali autonomie concesse alle amministrazioni locali per la regolamentazione della prostituzione siano limitate ad aspetti quali la localizzazione urbana delle strutture al chiuso e la gestione della prostituzione all’aperto, che quote minime di numero e ampiezza di strutture legali siano garantite e rispettate a livello locale, in rapporto all’ampiezza e popolosità del territorio, e che non sia possibile, da parte delle amministrazioni locali, boicottare od ostacolare in alcun modo l’applicazione di una legislazione a carattere nazionale.

18) che non vengano poste limitazioni al numero di locali (stanze o appartamenti) ammessi in tali strutture, per consentire anche la costituzione di strutture di dimensioni sufficientemente grandi, dove possano lavorare molte prostitute nello stesso stabile. Questo con l’obiettivo di facilitare (senza obbligarla) la concentrazione dell’esercizio della prostituzione in pochi punti geografici, piuttosto che in molti punti sparsi sul territorio, in modo da minimizzare l’impatto verso i cittadini.

19) che sia esplicitamente consentita la pubblicità della prostituzione, sia a livello di strutture organizzate (Eros Center) sia a livello personale (annunci pubblicitari delle prostitute). Che sia inoltre consentita la pubblicizzazione degli Eros Center consentendo l’apposizione di scritte identificative sugli edifici stessi, adibiti completamente all’esercizio della prostituzione, nel rispetto del decoro e delle leggi che lo regolamentano. Questo anche al fine di aiutare i clienti a riconoscere le strutture legali e controllate da quelle eventualmente clandestine.

20) che per evitare la clandestinità e il ricorso ad organizzazioni criminali per soggiornare illegalmente in Italia, alle prostitute straniere extracomunitarie sia riconosciuto un permesso di soggiorno per lo svolgimento di tale attività o in alternativa sia loro ammesso di agire in tali strutture legali semplicemente disponendo di visto di ingresso turistico rinnovabile, in accordo con il concetto che la compravendita di prestazioni sessuali in sé possa essere considerato un fatto privato interpersonale e non necessariamente un lavoro a tutti gli effetti.

21) che sia dichiarata la non ammissibilità e siano perseguiti eventuali ostacoli pretestuosi posti dalle autorità preposte alla concessione e al rinnovo di tali visti, come pure ostacoli in tal senso posti durante il controllo dell’attività lavorativa nelle strutture adibite alla prostituzione.

22) che l’aspetto economico della compravendita di prestazioni sessuali, ovvero il compenso in denaro o in altra natura che la prostituta riceve dal cliente a fronte della prestazione, e la tipologia della prestazione stessa rimangano totalmente confinati, per entità e modalità, ad un libero accordo tra cliente e prostituta, senza possibilità di intromissione o di beneficio economico diretto per terzi, tantomeno per i proprietari o gestori delle strutture organizzate.

23) che le prostitute che lavorano in tali strutture siano totalmente libere anche nella determinazione dei propri orari e giorni di lavoro, oltre che delle prestazioni offerte, e che siano totalmente libere di accettare o rifiutare di avere rapporti sessuali con i clienti, non rispondendo agli imprenditori proprietari o gestori delle strutture di altro che del pagamento dei servizi ricevuti (quali l’affitto delle stanze).

24) che in tali strutture sia riconosciuto ai proprietari e ai gestori il diritto di ottenere introiti da attività non direttamente legate alla transazione economica privata tra prostituta e cliente (esempi: l’affitto alle prostitute di camere, appartamenti o altri luoghi di esercizio della prostituzione; le prestazioni al pubblico quali vendita di bevande o altri generi di conforto; la possibilità di chiedere un biglietto di ingresso o per la fruizione di spettacoli all’interno del locale), senza che ciò sia imputabile di “sfruttamento della prostituzione”.

25) che le tariffe applicate dagli imprenditori alle prostitute per la fornitura di servizi (es.:l’affitto delle stanze) siano sottoposte a tetti massimi in rapporto ai costi di mercato, al tipo ed alla qualità del servizio offerto. Ciò per evitare speculazioni eccessive a fini di lucro in un mercato nascente, con levitazione dei prezzi, l’impossibilità per parte delle prostitute di sostenere tali spese, conseguente riduzione del mercato associato alle strutture organizzate legali e diffusione indotta della prostituzione nei condominii o suo spostamento in situazioni precarie, illegali e clandestine. Per lo stesso motivo, si raccomanda che le autorità sorveglino la concessione delle licenze commerciali in questo settore in modo da evitare situazioni di monopolio.

26) che la prostituzione di strada sia consentita in apposite zone controllate (“zonizzazione”), stabilite dalle amministrazioni locali.
Ciò nel riconoscimento che se è vero che la soluzione al chiuso è la migliore, una zonizzazione (magari temporanea) può comunque portare ad un maggiore controllo ed a ridurre il disagio dei cittadini.
Che anche la sua eventuale totale proibizione possa essere decisa a livello di amministrazioni locali ma in questo caso debba essere obbligatoriamente preceduta dall’effettiva realizzazione sul territorio di strutture legali al chiuso come quelle sopra descritte, di entità e localizzazione adeguate alle dimensioni e popolosità del territorio in questione, e da un adeguato periodo transitorio per consentire lo spostamento in esse della prostituzione prima in strada.

27) che sia favorita anche l’autogestione delle prostitute, straniere e italiane, consentendo la creazione di piccole strutture (non solo in cooperative, ma anche individuali), legalmente ammesse e gestite in proprio, anche in appartamento.

28) che gli aspetti della regolamentazione della prostituzione, attuali o futuri, per esempio la completa parificazione della prostituzione ad ogni altro tipo di lavoro, la gestione dei permessi di lavoro, l’eventuale istituzione di un regime di tassazione, un eventuale trattamento previdenziale e assistenziale o la regolamentazione di dettaglio degli Eros Center, siano studiati con il coinvolgimento di rappresentanti delle prostitute, non solo italiane ma anche straniere (avendo le due tipologie di nazionalità esigenze molto diverse), nell’ottica di rispettare i riconoscimenti e le linee guida sopra indicate e la realtà delle esigenze dei soggetti coinvolti.

Jonathan, febbraio 2015.

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Il “successo” del modello svedese: tanto per mettere i puntini sulle i …

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Ogni tanto vedo qualcuno che cita il “successo” della legge svedese antiprostituzione, che sarebbe comprovato da dati ufficiali della Polizia svedese.

In effetti, nel 2013 la Polizia svedese ha pubblicato un rapporto ufficiale, che però non dimostra alcuna diminuzione della “domanda di prostituzione” in Svezia nè del trafficking.

Ne trovate un’analisi qui:

http://factsaresacred.ie/politics/has-demand-for-prostitution-declined-in-sweden/

Analisi che si conclude con:
“In sum, the official data on purchasing sex and sex trafficking in Sweden give no indication that either offence has decreased – and/or that it continues to decrease – since buying sex was criminalised.”

Per completezza, cito qui anche il già noto documento di Petra Ostergren e Susanne Dodillet del 2011 sugli effetti della legge proibizionista:

http://www.petraostergren.com/upl/files/54259.pdf

IL PUNTO SUL “MODELLO TEDESCO” ED IL CONFRONTO CON L’ITALIA.

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Recentemente il “modello tedesco” sulla prostituzione legalizzata è stato oggetto di attacchi, anche in Germania, da parte di ambienti antiprostituzione e nazifemministi.
Se n’è parlato anche qui: https://jonathanxblog.wordpress.com/2013/07/07/il-corriere-colpisce-ancora/

Di conseguenza, pure in Italia ci sono stati ambienti reazionari che hanno attaccato la legalizzazione tedesca, utilizzando anche il dibattito che in Francia vede un concreto pericolo di instaurazione di una legge repressiva non dissimile da quella svedese (vedi: https://jonathanxblog.wordpress.com/2013/11/03/rara-avis/ e https://jonathanxblog.wordpress.com/2013/11/09/un-altra-discussione-interessante-sul-fatto/ ).

Ebbene, per fortuna abbiamo dei dati attendibili anche sulla Germania, che possono essere confrontati con quelli equivalenti di altri paesi e in particolare, ovviamente, con quello che ci interessa di più: l’Italia.

Possiamo quindi fare alcune considerazioni numeriche per valutare l’efficacia o meno della legalizzazione tedesca ed avere un modo per capire se tale legalizzazione abbia efficacia positiva sull’aspetto più importante: la lotta alla tratta.
Perchè non c’è dubbio che sul resto (pulizia, comfort, controllabilità, status legale, mancato disagio per i cittadini …) il “modello tedesco” è vincente.

Confrontiamo quindi le due situazioni, tedesca ed italiana, attraverso un parametro oggettivo, basato non su stime ma su dati ufficiali, ovvero il numero di vittime di tratta riconosciute, ed uno che è basato su stime che però appaiono attendibili, ovvero il numero totale di sex workers nei due paesi.

Prendendo il dato sulle vittime riconosciute abbiamo non una stima sul numero effettivo di tali vittime (perchè la Polizia non può scoprire tutti i casi di tratta, come non può scoprire ogni crimine in qualsiasi campo si indaghi) ma un ottimo parametro oggettivo per trovare l’EFFICACIA RELATIVA dei due “modelli”: quello legalizzatore tedesco e quello abolizionista italiano.

Vedremo che il risultato finale sarà così eclatante da lasciare ben pochi dubbi, anche se le stime numeriche su Italia e Germania avessero qualche oscillazione (sempre possibile).

NUMERO DI VITTIME RICONOSCIUTE DI TRATTA IN ITALIA E IN GERMANIA:

Il numero di vittime di tratta riconosciute in Italia è sulle 500-600 all’anno.

Per esempio dal 1996 al 2001 (cinque anni) sono state 2741, ovvero 548 all’anno.
Si veda per esempio per questa pagina (della Caritas, quindi non certo pro-prostituzione):
“IL CONTRASTO AL FENOMENO DELLA TRATTA: STATISTICHE GIUDIZIARIE
dal giugno 1996 al giugno 2001
Il numero totale delle persone offese nei procedimenti per reati inerenti alla tratta è stato 2.741″

http://www.caritas.it/home_page/agenda/00001131_Dati.html

Il numero di vittime di tratta riconosciute in Germania è sulle 700 all’anno (ed è dimezzato da quello che era prima della piena legalizzazione!).

“According to official statistics, the number of officially identified victims of human trafficking decreased significantly in the past fifteen to twenty years. The same government reply from 1997 mentioned 1,196 victims of human trafficking in 1995 and 1,473 victims in 1996, while the statistics of the past four years on record show steady figures of an annual 610 to 710 victims of human trafficking for sexual exploitation, i.e. 640 victims in 2011.”
http://feministire.wordpress.com/2013/06/06/does-legal-prostitution-really-increase-human-trafficking-in-germany/

I dati ufficiali qui citati sono quelli forniti dalla Polizia Federale tedesca, il BKA (http://www.bka.de/DE/ThemenABisZ/Deliktsbereiche/Menschenhandel/Lagebilder/lagebilder__node.html?__nnn=true).

NUMERO TOTALE DI SEX WORKERS IN ITALIA E IN GERMANIA:

Il numero totale di prostitute stimate in Italia è di circa 45.000 (vedi: https://jonathanxblog.wordpress.com/2012/05/26/i-dati-numerici-sulla-prostituzione-in-italia/).

Il numero totale di prostitute stimate in Germania è di circa 400.000 (da dati dell’organizzazione di sex workers HYDRA e della stimata organizzazione TAMPEP, vedi http://tampep.eu/documents/report_tampep_7.pdf, pag. 223).

LA PERICOLOSITA’ DELLA PROSTITUZIONE, IN ITALIA E IN GERMANIA:

A questo punto il calcolo è presto fatto.

In Italia, con 550 vittime riconosciute su un totale di 45.000 c’è una prostituta riconosciuta come schiavizzata ogni 82 sex workers.
In Germania, con 700 vittime riconosciute su un totale di 400.000 c’è una prostituta riconosciuta come schiavizzata ogni 571 sex workers.

Non c’è alcun motivo di ritenere la Polizia tedesca sia più negligente di quella italiana nel combattere e scoprire la tratta (anzi …) ed inoltre la legalizzazione con gran parte della prostituzione negli Eros Center consente oggettivamente una maggiore possibilità di controllo (mentre la Polizia italiana è costretta ad indagare un mercato molto più “sommerso”).
Perciò i dati sono direttamente confrontabili, anche se probabilmente penalizzanti per la Germania e “generosi” con l’Italia (che ha condizioni di indagine più difficili e quindi forse il numero di schiavizzate riconosciute è sottostimato rispetto a quello che ci sarebbe con una legalizzazione dei bordelli, e quindi un più facile controllo, anche da noi).
Ciò nonostante, il risultato finale è clamoroso.

In sostanza: L’ITALIA E’ SETTE VOLTE PIU’ PERICOLOSA DELLA GERMANIA per quanto riguarda le sex workers minacciate dalla tratta!

E in Germania, dopo la legalizzazione il numero di prostitute riconosciute come schiavizzate si è dimezzato!

Direi che questo dovrebbe essere abbastanza per far capire, a persone razionali, sia i benefici della legalizzazione “alla tedesca”, oggi attaccata con menzogne incredibili, sia l’assurdità di tenerci una prostituzione “allo stato brado” come è oggi in Italia.

Per inciso: si noti che la percentuale di prostituzione di strada in Germania (13%, dati TAMPEP, http://tampep.eu/documents/ANNEX%204%20National%20Reports.pdf ) è abissalmente inferiore a quella Italiana (che è circa il 50% del totale, addirittura 60% secondo il TAMPEP).
E questa è la ragione per cui girando di sera per le città tedesche si fa tanta fatica a vedere una prostituta in strada, mentre da noi si rischia di inciamparcisi sopra. E questo nonostante che in Germania ci siano 400.000 sexworkers, nove volte più dell’Italia!
Tanto per dire un ulteriore (ovvio) vantaggio della legalizzazione al chiuso.

Aggiungo un link interessante, che fa chiarezza su molti aspetti della legalizzazione in Germania:

https://researchprojectgermany.wordpress.com/  (un sito dedicato alla  legalizzazione tedesca, ma anche con articoli più generali)
https://researchprojectgermany.wordpress.com/2014/10/04/la-legge-tedesca-sulla-prostituzione-bugie-e-verita/ (articolo che smentisce tante bugie sulla situazione tedesca)

I dati numerici sulla prostituzione in Italia.

I dati più attendibili sulla prostituzione in Italia sono quelli del Parsec, che a mio modo di vedere è l’organizzazione che ha fatto gli studi sull’argomento utilizzando l’approccio “più scientifico” e che ha condotto indagini per la Comunità Europea, l’ONU e il Governo Italiano.

I dati disponibili in Italia non sono purtroppo recentissimi (ma non solo quelli del Parsec che, anzi, li aggiorna più frequentemente di altri).

A causa soprattutto del sostanziale disinteresse della classe politica per un approccio razionale ed attendibile alla questione (il fenomeno prostituzione in Italia viene quasi sempre affrontato solo per motivi propagandistici e in totale disprezzo della verità), abbiamo un’indubbia carenza di ricerche su come sulla prostituzione abbiano impattato le modificazioni avvenute negli ultimi anni a livello legislativo nazionale (legge Bossi-Fini, disegno di legge Carfagna-Maroni, ordinanze antiprostituzione dei sindaci …) e internazionale (entrata nella UE di Romania e Bulgaria), nonchè a livello sociale (la crisi economica).
Quindi qui parleremo giocoforza di stime pre-allargamento della UE (2007) e pre-Carfagnum, ovvero prima che lo sciagurato e criminalizzatore disegno di legge Carfagna-Maroni (2008), poi decaduto, e le crociate dei sindaci-sceriffi, appoggiate da Maroni, facessero sommergere parte del fenomeno delle sex worker di strada, inducendole a “nascondersi” negli appartamenti privati (e a questo punto chi era in balia dei magnaccia lo è diventata ancora di più).
Nessuno sa come anche queste improvvide ed irresponsabili iniziative abbiano modificato il fenomeno, in mancanza di nuovi dati recenti non si può stare che ai risultati “meno obsoleti”.

QUANTE SONO LE PROSTITUTE IN ITALIA:

Il Parsec, che studia l’argomento almeno dalla metà degli anni ’90 e che gode di reputazione anche internazionale, stima da un minimo di 17.000 ad un massimo di 25.000 sex workers straniere solamente in strada (il dato coincide praticamente col totale in strada, dato che sui marciapiedi le italiane sono, ormai da decenni, pochissime).
Le minorenni sarebbero il 7%.

E derivano questo da dati quantitativi stimati nel corso degli anni regione per regione, cosa che, mediando gli inevitabili errori sulle varie regioni, presumibilmente dovrebbe portare ad un totale più attendibile.
Ricordo anche che il Consorzio Parsec non è solo un’associazione di studiosi, ma di persone che svolgono anche attività di assistenza sul campo e si rapportano con le altre associazioni, cosa che aumenta la credibilità delle loro stime.

Questi dati sono stati anche riportati in una ricerca pubblicata nel 2006 per il Comune di Roma, ma che riporta anche i dati a carattere nazionale.
Sono quindi dati aggiornati all’anno 2005.

Riporto qui i link dai quali si possono scaricare i tre PDF che compongono il risultato della ricerca (lo scarico purtoppo da qualche anno richiede le credenziali di accesso al sito):
http://www.comune.roma.it/was/repository/ContentManagement/information/P2008058132/Parsec%201.pdf
http://www.comune.roma.it/was/repository/ContentManagement/information/P2008058132/Parsec%202.pdf
http://www.comune.roma.it/was/repository/ContentManagement/information/P2008058132/Parsec%203.pdf

La stima che menzionavo si trova nel file Parsec%201.pdf, pag. 9.

A pag. 29 il Parsec stima invece il numero di prostitute straniere che lavorano al chiuso: da 12.000 a 15.500.
Secondo il Parsec (che basa la valutazione su una ricerca del 2005 fatta dalle associazioni Progetto Roxanne e On-the-Road) si può stimare che il rapporto tra la prostituzione di strada e quella al chiuso sia esprimibile con un coefficiente pari al 68,1%, ovvero:

Ps/Pc = 100/68,1

o anche Pc = Ps * (68,1/100) = Ps * 0,681

dove:
Ps : prostitute in strada
Pc : prostitute al chiuso (in appartamenti, bordelli clandestini, …)

Per ogni 1000 prostitute in strada, quindi, ce ne sarebbero circa altre 680 al chiuso.

Il totale delle sex workers straniere in Italia (stime 2005) secondo il Parsec va quindi da 30.000 a 38.000 (vedi tabella a pag. 30).
Per avere il totale della prostituzione, a questa cifra vanno aggiunte le prostitute di nazionalità italiana (vedi sotto).

In una successiva ricerca, basata sul biennio 2005-2006 e pubblicata nel 2008 il Parsec ha stimato in circa 30.000 il totale delle sex workers straniere in Italia.

Le ricerche del Parsec non saranno perfette, ma sembrano certamente molto più accurate e logicamente meglio impostate delle altre (e stendiamo un velo pietoso, per carità!, su quelle della Cattolica-Transcrime, quelli che usano i permessi di soggiorno da Art.18 per stimare le “schiave” ed occultano i loro stessi vecchi risultati perchè incoerenti con le loro più recenti mistificazioni … )

Considerando anche il probabile aumento che c’è stato dal 2007 per quanto riguarda le neo-comunitarie rumene, direi che si può ragionevolmente parlare di quaranta-cinquantamila, da valutare quanto nel totale continuino a pesare le italiane (presumibilmente ancora meno che nel 2005, su questo aspetto vedi qui sotto).


QUANTE SONO LE PROSTITUTE ITALIANE IN ITALIA:

Sebbene la ricerca del Parsec sia focalizzata sulle migranti, in realtà fornisce le basi per stimare anche il numero delle prostitute italiane operanti nel nostro paese.

Infatti il documento del Parsec (Parsec 1.pdf) a pag. 27 stima il coefficiente del 68,1% relativo al rapporto tra la prostituzione di strada e quella svolta nelle case/appartamenti e da questo ricava il numero di sex workers straniere che operano al chiuso.
Ma lo stesso documento a pag. 29 afferma anche: “E’ opinione comune degli intervistati – in particolare dei funzionari di Polizia – che le donne straniere che esercitano la prostituzione al chiuso raggiungono ormai il 75/80% (circa) del totale per le regioni Centro-settentrionali e percentuali minori in quelle meridionali (circa il 40/50%).”
Applicando le percentuali massime di italiane stimate al chiuso (25% al Centro-Nord, 50% al Sud) ai dati massimi di prostituzione al chiuso stimati dal Parsec (tabella 5, pag.30) si arriva ad un numero di ITALIANE operanti al chiuso di circa 6700.
Considerando che le italiane in strada sono certamente pochissime, quel dato sarebbe quasi coincidente con il totale delle italiane.

Possiamo quindi valutare che le sex workers italiane siano tra le 7000 e le 8000 su tutto il territorio nazionale, sia al chiuso (quasi tutte) che in strada (pochissime).
Una netta minoranza rispetto alle straniere, in contrasto con altre stime che si leggono in giro e che, per esempio, parlano di italiane che sarebbero almeno la metà del totale.
Prendendo i dati 2005 del Parsec, che danno un totale italiano complessivo sulle 45000 circa (aggiungendo le italiane alle straniere), le prostitute italiane sarebbero invece un 15-17% del totale (comprendente sia il chiuso che la strada).


QUANTE SONO LE SCHIAVE:

Ma se parlare di “quarantamila sex workers in Italia” ha un qualche fondamento, parlare (come spesso accade) di “quarantamila sfruttate” è sbagliato: almeno al chiuso ed almeno pre-Carfagnum, la stima corrente è che lì lo sfruttamento sia piuttosto ridotto, considerando che la parte indoor del mercato comprende le italiane e le straniere totalmente autonome.
E dal 2007 c’è anche la raggiunta autonomia da parte delle rumene e bulgare (le prime soprattutto, in numero rilevantissimo in Italia).

E ovviamente parlare di venti o quarantamila “schiave” sarebbe folle!
Le schiave sono quella parte di prostitute che non solo è sfruttata, ovvero che deve lasciare parte (di solito molto rilevante) del proprio incasso agli sfruttatori, ma che è costretta a prostituirsi, con l’uso di violenza, minacce e ricatti.
Essendo quindi in mano non solo a sfruttatori, ma a veri e propri schiavisti.
Ovvero, che se fosse liberata dagli schiavisti, smetterebbe di fare quel mestiere, perchè non è volontaria.
In ciò le schiave si differenziano nettamente dalle volontarie sfruttate, che quando possono emanciparsi dagli sfruttatori e diventano autonome continuano a fare, volontariamente, quel lavoro.

Tutti i dati disponibili, non solo quelli del Parsec, ci dicono che le schiave sono una nettissima minoranza.

A pag. 17-19 dello stesso documento del Parsec c’è la stima della percentuale di schiave: 7-8 %.

Si noti: la stima prende origine dalle valutazioni fatte, a fine anni ’90, solo sul segmento outdoor, quello di strada e presumibilmente più schiavizzato, quindi può tranquillamente essere presa come stima massima in eccesso, per quanto approssimata.

La successiva ricerca 2008 del Parsec indica prudenzialmente in un massimo del 10-15% la percentuale di schiave (includendovi comunque tutte le minorenni), un altro 10-15% di volontarie totalmente indipendenti ed un restante 70-80% di sex workers che si prostituiscono volontariamente e che negoziano appoggio e “protezione” con organizzazioni illegali, pagando tale appoggio con la cessione di parte degli introiti.

L’apertura a inizio 2007 delle frontiere alle neo-comunitarie rumene e bulgare, con conseguente minore necessità di “appoggio” per le sex workers di queste nazionalità (la componente rumena è di grandissima rilevanza in Italia) dovrebbe aver aumentato la quota di indipendenti, mentre al contrario la fase repressiva che si è avuta dal 2008 potrebbe aver aumentato i casi di “prostituzione negoziata”.
Appare quindi urgente la realizzazione di un’aggiornamento di tali inchieste.

RICAPITOLANDO:
– circa 45.000 prostitute in totale, italiane e straniere, indoor (casa) e outdoor (strada)
– di queste circa 37.000 straniere, delle quali circa 22.000 in strada e circa 15.000 al chiuso (fattore 0,681 da applicare al valore outdoor per stimare quello indoor)
– le restanti sarebbero circa 8000 italiane, quasi tutte al chiuso
– considerando che le minorenni dovrebbero essere quasi tutte straniere, si situerebbero sulle 2600 (7% di 37.000)
– percentuale di prostitute schiavizzate: stimate dal 7% al 15% massimo (praticamente solo straniere)

Questi sono, allo stato attuale, i dati più attendibili di cui si possa disporre in Italia (dai dati Parsec 2005-2008, con qualche mia ulteriore estrapolazione, sopra descritta).

(Ultimo aggiornamento: 7 novembre 2011)