Il Comitato commenta le proposte di legge.

Dopo diverse settimane, se non mesi, di curioso silenzio (almeno mediatico), il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute ha commentato, con un intervento di Pia Covre nel’ambito della conferenza “Sex Work is Work” tenutasi a Roma il 30 aprile, le recenti proposte di legge sulla regolamentazione della prostituzione.

Il testo dell’intervento è pubblicato sul loro sito:
http://www.lucciole.org/content/view/873/3/

L’intervento è interessante perchè chiarisce la posizione dell’unica (ad oggi) organizzazione italiana delle prostitute, anche se non vedo rilevanti novità rispetto alle loro posizioni note.

Faccio qualche commento su alcuni punti specifici.

OBBLIGO DI REGISTRAZIONE: sono pienamente d’accordo con le perplessità espresse dalla Covre. Un’obbligo rigido, burocratico e punitivo spingerebbe alla clandestinità, come ben espresso dalla frase “sono le leggi che ci fanno diventare criminali”, e una nuova legge “regolamentatrice” che inducesse alla clandestinità avrebbe fallito l’obiettivo di gran lunga più importante.

CONTROLLI SANITARI: idem come sopra, pienamente d’accordo.

PUBBLICITA’: idem come sopra.

TASSE: idem come sopra. Una regolamentazione rigida e troppo burocratica spingerebbe, come già l’obbligo di registrazione, alla clandestinità. L’idea di tassare in modo forfettario mi sembra l’unica fattibile.

ZONING: trovo che siano considerazioni condivisibili.

LAVORO NON SUBORDINATO, AUTOGESTIONE E RIFIUTO DEI “GRANDI BORDELLI”:
questo, come da sempre capita con la posizione del Comitato, è di gran lunga il punto dolente. Il Comitato, da sempre, sembra essere terrorizzato dall’idea che nell’esercizio organizzato della prostituzione possa essere ammessa anche l’IMPRENDITORIALITA’ (spesso impropriamente descritta come “lavorare sotto padrone”).

Al contrario, si ripete la vecchia ricetta dell’autogestione come UNICA possibilità (ma, a differenza di ciò che accadeva ai tempi delle proposte di Livia Turco, la Covre si è ben guardata dal parlare di “cooperative”, forse dati i recenti scandali che hanno coinvolto diverse imprese di questo tipo!): “Si deve sostenere l’autoimprenditorialità e l’autogestione. Questo richiederà uno sforzo informativo e anche formativo per una categoria di lavoratrici che fino ad oggi ha vissuto in un sistema abolizionista che ha prodotto condizioni di lavoro precarie e non ha favorito l’autonomia. Per questo non ci saranno grandi bordelli come quelli che abbiamo alle nostre frontiere, come in Austria.  Ma si consentirà che le lavoratrici si organizzino in piccole strutture per mutuo aiuto nell’autorganizzazione”.

Ora, io continuo a non capire perchè il consentire l’autorganizzazione (cosa sacrosanta) debba comportare il divieto di imprenditorialità come si ha nei “grandi bordelli come quelli che abbiamo alle nostre frontiere”, dove oltretutto non mi pare proprio che ci siano opposizioni da parte delle organizzazioni di sex workers di quei paesi.
Paesi che proprio grazie a questa possibilità di organizzazione imprenditoriale, con regole a tutela delle lavoratrici (e lavoratori), hanno successo nel gestire un fenomeno a volte molto più vasto di quello italiano.
O, meglio, temo di capirlo: è l’atavica paura delle sex workers italiane di ammettere la presenza di un modello di grande successo che potrebbe indurre pure loro (non costringere, bensì indurre, pur di malavoglia, per loro convenienza di business!) a spostarsi negli Eros Center ed FKK o quanto meno fare forte concorrenza alla prostituzione di appartamento (che è quella praticata dalle italiane).

La Covre dice: “si deve evitare che ci siano dei gestori a fare una selezione fra i/le lavoratori/trici e che dettino le regole e le condizioni ai/alle lavoratori/trici che specialmente se stranieri/e possono essere facilmente sottoposte a ricatti economici”.
Ma qui c’è poco da ricattare: se il rapporto commerciale tra gestore di un Eros Center e la sex worker si limita all’affitto di una stanza, c’è una tariffa di affitto e stop.

Quale “selezione”? Un gestore che rifiuta di affittare ad una sex worker perchè ne preferisce una che pensa possa avere maggior successo con i clienti? A giudicare dalla varietà che c’è negli Eros Center esteri tipo “walking thru” direi che il problema non si pone (se paghi l’affitto, che problema c’è?).
Forse potrebbe esserci un pò di più negli FKK più “sofisticati”, ma anche lì non è che veda solo top-model ingaggiate per tenere alto il “livello” della “ditta”.
E, in ogni caso, è lo stesso “problema” che i  teoria ci potrebbe essere con i night-club e le lap-dancer: perchè il Comitato non si oppone all'”ingaggio” delle lap-dancer e strip-teaser con le stesse obiezioni sulla “selezione”?

Morale: il problema non esiste, finchè si consente SIA l’autogestione CHE l’imprenditorialità (con regole chiare che garantiscano una rigorosa e totale autonomia alle sex workers). Poi ogni sex workers sceglierà il modello lavorativo che ritiene più adatto a lei (nei paesi con gli Eros Center non è che sia sparita la prostituzione di appartamento).
E il cercare di far vedere come reale un problema inesistente e rifiutare quei modelli all’estero che non solo hanno successo ma non sono per nulla contestati in sè dalle organizzazioni di sex workers di quei paesi, fa perdere di credibilità.
Anche perchè tanti italiani sono ormai andati a vedere di persona come stanno le cose all’estero e se non credono alle frottole dell’Organizzazione Papa Giovanni XXIII non credono poi neppure al Comitato se dice certe cose che non hanno riscontro.

A parte quest’ultima, annosa e pur fondamentale questione (se non si vuole fare una regolamentazione che nei fatti fallisca l’obiettivo di migliorare radicalmente la situazione), le considerazioni della Covre mi pare focalizzino bene i problemi delle proposte di legge di cui si è parlato in questi mesi.

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La situazione olandese: un contributo diretto dal Red Light District di Amsterdam.

Segnalo questo blog:

http://behindtheredlightdistrict.blogspot.it/

E’ il sito di Felicia Anna, una sex worker romena che lavora nel Red Light District di Amsterdam e che da una visione di prima mano della realtà e dei problemi della prostituzione in Olanda.

Tra le altre cose, voglio indicare questi articoli che rispondono in modo dettagliato alle frottole dei proibizionisti sulla situazione olandese per quanto riguarda la questione della prostituzione forzata.

Qui viene citato e contestato anche il famigerato rapporto “Schone Schijn” del 2008, quello che “stimava” (sulla base di interviste con solo due prostitute, si DUE!, e il resto a gente del governo, poliziotti e “salvatori dalla prostituzione”!) che le sex workers forzate fossero dal 50% al 90%:

http://behindtheredlightdistrict.blogspot.it/2014/05/forced-into-prostitution.html

e una panoramica di tutti i rapporti disponibili viene data qui:

http://behindtheredlightdistrict.blogspot.it/2015/01/what-do-rapports-say-about-forced.html

La conclusione di Felicia Anna, sulla base sia dei rapporti che della sua conoscenza dirette, è che una stima tra il 7% e il 10% di prostitute forzate sia la più plausibile.
Si noti che questo è anche il valore che risulta dal Rapporto Nazionale del 2013 (che ovviamente gli anti-prostituzione non citano mai, loro sono ancora fermi a quella bufala del 2008!, e che pure per diverse ragioni potrebbe aver sovrastimato quel numero, come Felicia Anna fa notare).

La carica dei 70.

70 parlamentari “bipartisan” che vogliono superare la Merlin regolamentando la prostituzione.
Vedremo cosa ne verrà fuori, per ora ciò che leggo mi convince al 30% al massimo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/08/legge-merlin-70-parlamentari-propongono-un-manifesto-per-rivederla/1572137/

http://www.repubblica.it/politica/2015/04/07/news/_quartieri_a_luci_rosse_e_bordelli_autogestiti_cambiamo_la_legge_merlin_-111335286/

http://it.ibtimes.com/prostituzione-superare-la-legge-merlin-la-proposta-taglia-e-cuci-di-70-parlamentari-bipartisan

Potrei anche capire che si limiti la possibilità dei bordelli solo a quelli “autogestiti” (grossa ed ingiustificata limitazione, ma può andar bene per iniziare) ma, come ho già detto più volte, puntare come prima cosa sulle tasse pagate direttamente dalle prostitute e sulla registrazione obbligatoria delle sex workers (addirittura con iscrizione alla Camera di Commercio e Partita IVA!) mi sembra il modo migliore per far fallire immediatamente ogni regolamentazione.
Pagamenti indiretti delle tasse (attraverso meccanismi forfettari, stile Germania, e tassando anche i proprietari degli Eros Center), senza bisogno di registrazione ufficiale come “lavoratore del sesso” ma semplicemente controllando amministrativamente l’attività dei bordelli (chi occupa quella stanza o appartamento, per quante notti …) basterebbero per garantire allo Stato un introito consistente senza dove fare una “pubblica schedatura”.

La prostituzione è un lavoro, ma non è “un lavoro come gli altri” (stigma sociale, lo si sceglie di solito per poco tempo e non per la vita ecc.). Le sex workers in Italia sono per oltre l’80% straniere e dubito che siano molte quelle che si vedono farlo per più di sette-otto anni. Quante di costoro vorranno prendere Partita IVA e quante, invece, preferiranno non farlo e finiranno al di fuori della legalità?
Dimenticarsi di queste cose e cercare di regolamentare la prostituzione in modo troppo rigido vuol dire prenotarsi per il fallimento, facendo così dei danni invece di dare delle soluzioni.
Perfino in Olanda hanno avuto da subito problemi per una regolamentazione troppo rigida, mi immagino da noi.
Spero di essere solo pessimista, ma non credo.

E pensare che basterebbe guardare alla Germania o (secondo me meglio ancora, per la situazione che abbiamo) alla Spagna, invece di inventarsi una improbabile “via italiana alla prostituzione regolamentata”, passando di colpo dallo “stato brado” a Camera di Commercio ed Equitalia in ogni camera da letto a pagamento.
Però aspetto a vedere la proposta finale, che per ora sembra solo una somma di buone intenzioni (ma non necessariamente coerenti o efficaci).

Zonizzazione per l’EXPO?

Scopro da quest’articolo di Eretica sul Fatto Quotidiano che a Milano un consigliere Radicale, con l’assistenza del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, ha fatto una mozione per chiedere una “zonizzazione” in occasione dell’EXPO.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/04/zona-luci-rosse-per-expo-si-scatenino-i-perbenisti/1565015/

Per tempi e modi, mi sembra una proposta discutibile in quanto temo autolesionista e non capisco perchè venga fatta, soprattutto se, come sembra dedursi sia dall’articolo che dal sito stesso dei Radicali milanesi (http://www.milanoradicale.it/2015/03/31/prostituzionezona-2-i-radicali-chiedono-la-zonizzazione/ ), è fatta ora in occasione dell’EXPO, che parte fra meno di un mese.
Quindi una richiesta “urgente”, che non vedo quali possibilità abbia di essere accolta e che invece potrebbe solo suscitare le reazioni dei “perbenisti”, come paventa l’articolo stesso.

Si vuole sfruttare il momento in cui è fresco il ricordo dell’abortita “zona” di Roma? A parte che quell’idea nel giro di una settimana ha fatto una brutta fine, stimolare i moralisti su temi come “prostituzione e grandi eventi” mi pare proprio una cattiva idea.

Ormai TUTTI questi eventi (campionati di calcio, olimpiadi …) sono di solito preceduti da montagne di bubbole sparse dagli anti-prostituzione.
“Arriveranno decine di migliaia di prostitute, assieme ai loro magnaccia schiavisti, allarme!”. Poi, come per esempio nei mondiali di calcio in Germania, si scopre che NON E’ VERO NIENTE, nessuna invasione e neppure un significativo aumento dei clienti (http://en.wikipedia.org/wiki/Prostitution_in_Germany#Football_World_Cup_2006 , http://www.nytimes.com/2006/07/03/world/europe/03berlin.html?_r=0 ).

Questa volta, mi pare, c’era un confortante silenzio mediatico, una volta tanto. Ad un mese dall’inaugurazione dell’EXPO, se anche nazifemministe e clero si fossero agitati ed avessero sparato le loro classiche balle credo che ben pochi se ne siano accorti (io no).
E che ti vanno a combinare Lucciole e Radicali?
Chiedono d’urgenza una “zonizzazione” che dubito proprio verrà mai concessa, compresa la richiesta di uno “spazio informativo” in Stazione Centrale: e su che, se non c’è ancora la “zona” su cui informare?
Davvero pensano che il Comune di Milano possa voler mettere in piedi, e in poche settimane, un “servizio” informativo a beneficio di sex workers e clienti? Casomai, rischiando comunque le eterne imputazioni di “favoreggiamento” (che con quella “meraviglia” della Merlin non mancano mai), si poteva pensare ad un sito web, certamente anche in inglese, che informasse i visitatori sulla situazione delle sex workers a Milano. E pubblicizzarlo in rete con molto più anticipo.
Questa idea del “punto informativo” in stazione, invece, mi sembra del tutto velleitaria ed inefficace.

Risultato: temo solo acqua al mulino delle polemiche moraliste.

Altra cosa discutibile: le presunte 15.000 sex workers in arrivo per l’EXPO (come citato dall’articolo, originariamente c’era un ovvio refuso che parlava di 15 milioni).
Non ci sono bastate le lezioni del recente passato?
Il numero previsto di 15.000 è altamente improbabile (quella cifra è un terzo del totale delle sex workers attive in Italia, che durante l’EXPO starebbero tutte in zona Milano!), così com’era improbabile la bufala delle “40.000 schiave” in arrivo nel 2006 ai Mondiali di Calcio in Germania..
Perchè debbano essere oggi le Lucciole e i Radicali ad alimentare implicitamente l’allarmismo è oltre le mie (forse scarse) capacità di comprensione.

Affitti e favoreggiamento: i guai di una legislazione obsoleta, moralista e cervellotica.

Da qualche tempo (e con colpevole ritardo) la giurisprudenza ha detto parole abbastanza chiare su come l’affitto ad una prostituta possa o no considerarsi favoreggiamento.
Abbastanza chiare ma secondo me non a sufficienza per evitare una situazione legislativa di per sè confusa ed incoerente (e piuttosto ipocrita).

In generale, si direbbe che chi affitta un appartamento ad una sex worker, pur essendo a conoscenza del lavoro che fa, non rischi più l’accusa di favoreggiamento:

“Perché si configuri lo sfruttamento è sufficiente che il proprietario si avvantaggi in maniera diretta della locazione concessa a chi si prostituisce (come nel caso del percepimento di un canone di fitto sproporzionato rispetto ai prezzi di mercato), mentre il favoreggiamento come ricordato da una recentissima pronuncia dei Giudici di Piazza Cavour, consiste nell’agevolare, in qualsiasi modo, l’esercizio della prostituzione (Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 28754 del 04/07/2013).
Ma la semplice messa a disposizione di un locale a chi si prostituisce non integra da sé gli estremi del favoreggiamento, ancorché vi sia la consapevolezza che nell’immobile l’inquilino eserciterà il meretricio: perché la locazione assuma i connotati della condotta penalmente rilevante sono necessarie “prestazioni e attività ulteriori rispetto a quella della semplice concessione in locazione a prezzo di mercato” (Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 28754 del 04/07/2013).
Ciò significa che non è sufficiente affittare un’abitazione ad una persona che si prostituisce, nemmeno se si è consapevoli che tale soggetto sfrutterà l’immobile per il meretricio: la norma richiede un atteggiamento da parte del proprietario che miri a favorire l’esercizio della prostituzione che nell’immobile sarà effettuato.”
http://www.condominioweb.com/concessione-in-locazione-di-un-immobile-a-chi-vi-esercita-il-meretricio.1628

“Non è reato locare un appartamento ad una prostituta se il canone è conforme ai prezzi di mercato. E’ quanto emerge dalla sentenza 31 luglio 2013, n. 33160 della Terza Sezione Penale della Cassazione. Il reato di locazione al fine di esercizio di una casa di prostituzione, contemplato dall’art. 3, secondo comma, della legge 20 febbraio 1958, n. 75, richiede, come ricordano i giudici della Suprema Corte, quali elementi costitutivi, non solo il contestuale esercizio del meretricio da parte di più persone nel locale, ma anche e soprattutto l’esistenza, all’interno nello stesso locale, di una certa organizzazione finalizzata appunto all’attività di prostituzione.”
http://www.altalex.com/index.php?idnot=64350

Queste sentenze sono molto positive (anche se è incredibile che si sia dovuti arrivare al 2013 per avere una parola chiara!) ma temo che lascino ancora troppo spazio all’interpretazione.

Si veda questa vicenda:

Leghista anti-immigrati denunciato per favoreggiamento prostituzione: lucciole straniere nel suo albergo Stanze a tempo nell’hotel di Gianluigi Cernusco, 66 anni, leader del Carroccio nel comune piemontese che si era candidato con lo slogan: «Prima gli italiani»” http://www.corriere.it/cronache/15_aprile_03/leghista-anti-immigrati-denunciato-favoreggiamento-prostituzione-5caa0088-da19-11e4-9d46-768ce82f7c45.shtml

Settimo Torinese, prostitute romene nel residence del segretario leghista che era anche sede del partito Bufera sul responsabile cittadino del Carroccio, Gianluigi Cernusco: ‘Cado dal pero, per altro io sarei pure favorevole alle case chiuse'” http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/04/03/news/prostitute_romene_nel_residence_del_segretario_leghista_che_era_anche_sede_del_partito-111148678/

Ora, qui (irregolarità amministrative a parte) la differenza essenziale sembrerebbe essere che l’affitto degli appartamenti del residence era “ad ore”, quindi fatto nella sola ottica del rapporto sessuale a pagamento.
Ma basta ciò per fare una differenza sostanziale con l’uso di un appartamento pagato a canone mensile?
Una sex worker potrebbe pagare continuativamente un appartamento a scopo lavorativo, magari non lo stesso dove vive al di fuori del lavoro, e chi affitta non rischierebbe nulla.
Se il leghista in questione avesse affittato gli appartamenti del residence a tempo pieno, avrebbe corso rischi? Secondo quelle sentenze, mi pare proprio di no. Visto anche che non risulta che intervenisse in alcun modo nell’attività concreta delle sex workers.

Quindi la “moralità” propugnata dalla Merlin è violata dal fatto che un appartamento è affittato solo per una “scopata veloce”, mentre se viene affittato in previsione di un’attività continuativa dello stesso tipo, tutto bene?

L’unico modo per evitare il protrarsi di questa situazione grottesca è la legalizzazione dell’organizzazione della prostituzione al chiuso, cosa che affermerebbe chiaramente che non c’è reato, sia che si affitti ad una sola prostituta come a cento, sia per un’ora che per un anno.
Fino ad allora, resterà sempre una situazione da magistrati ed avvocati, opinabile perchè incoerente, con tanti saluti alla chiarezza della legislazione ed alla certezza del Diritto.

Brava Sinistra! Ed ora che il “bunga bunga” è stato “assolto”, cosa ti resta?

E’ da quando è iniziato l’attacco a Berlusconi basato su inopportuni argomenti moralisti (spesso mascherati dietro una premessa insincera, “non giudico Berlusconi per il suo privato, ma …”) che sostengo che una tale campagna non avrebbe portato bene alla Sinistra.
Si veda, per esempio: http://jonathanx.altervista.org/articoli/dignita_di_ruby_20110121.html

E da sempre ho sostenuto che sarebbe stato invece opportuno battere sui veri delitti che gli si imputavano (falsi in bilancio, corruzione ecc.) e non per i “bunga bunga” o la frequentazione di escort, tanto meno per la sua presunta violazione della “dignità delle donne” (come se avesse violato la volontà e la dignità di Ruby e delle Olgettine, notoriamente povere ragazze ingenue …).

Adesso Berlusconi è stato assolto definitivamente per le serate “scollacciate” ad Arcore ma, ed è questo il fatto grave, anche per la concussione.
Concussione che contava per SEI dei sette anni ai quali era stato condannato Berlusconi!
Concussione dalla quale il Caimano si salva grazie all’ennesima legge ad personam (una Legge Severino ben accuratamente pensata sulle sue esigenze) e questa volta fatta non da un suo governo ma da un’altro governo (Monti) sostenuto anche dalla Sinistra (e non dalla neo-berlusconiana “sinistra” renziana, ma da quella che prima reggeva il PD!).

Però, qual’è oggi il titolo del “Giornale”? “Il bunga bunga era una bufala”.
Brava Sinistra, anni ed anni a battere sul tasto “moralista” e adesso la cosa ti si ritorce contro.
Tutti a focalizzarsi sul bunga bunga, dimenticando la vera indecenza, la concussione dalla quale oggi esce incredibilmente assolto.
Brava Sinistra, continua così.

E se non fosse stato per un processo SERIO, quello per frode fiscale e falso in bilancio (toh, proprio il genere di reati che io umilmente “suggerivo” alla Sinistra di mettere nel mirino …), Berlusconi non sarebbe mai stato almeno temporaneamente tolto di mezzo politicamente (anche se per un tempo troppo breve).

La Sinistra si è illusa per anni di mettere alle corde Berlusconi sia penalmente che come immagine pubblica usando gli “scandali sessuali”.
E adesso le resta un pugno di mosche in mano e Berlusconi “riabilitato” e addirittura vittimista.

Sulla sentenza della Cassazione, per la parte del “bunga bunga”, c’è una cosa che mi ha colpito: la difesa non ha cercato di far passare quelle serate come “sere di gala” ma ha ammesso che c’è stata prostituzione.
Con questo, aprendo alla possibilità che Berlusconi potesse aver fatto sesso anche con Ruby, all’epoca minorenne.
E dire che non c’è alcuna prova che Berlusconi abbia fatto sesso con Ruby, entrambi hanno sempre negato e nessun’altra testimonianza a sfavore è mai stata data.
Ma l’avvocato Coppi (che deve avere un gran cervello giuridico) non ha neppure insistito su questo punto.
Cosa che inizialmente mi ha stupito, poi credo di aver capito.

Il fatto secondo me è che Berlusconi e i suoi avvocati non si fidano di Ruby e delle altre ragazze: chi garantisce loro che un domani Ruby non cambi la sua versione? Chi garantisce che un domani non venga fuori un filmato fatto con lo smartphone che mostra Berlusconi a letto con Ruby o in altre situazioni compromettenti (per le talebane leggi italiane, soprattutto se interpretate da magistrati talebani, anche toccare la coscia di una lap dancer può essere già considerato “rapporto sessuale”, ci fu una sentenza anni fa riguardante un caso accaduto in un night).
Inoltre, anche solo il far partecipare una minorenne a spettacoli erotici avrebbe potuto far rischiare un’incriminazione per pornografia minorile.

A questo punto Coppi ha rivoltato la difesa dicendo che ad Arcore si faceva prostituzione (cosa che avevano già capito tutti), non esprimendosi però nello specifico se Berlusconi avesse fatto sesso anche con la minorenne Ruby (cosa che vedo che i commentatori, come al solito superficiali, non hanno colto) ma affermando che comunque lui non era al corrente della minore età della marocchina.
E, credibile o no che sia, vallo a contestare.
In questo modo ha depotenziato l’accusa sui rapporti sessuali, anche se un domani si fosse riusciti a provare che ci sono stati con una minorenne.

Certo, al 99% qualunque altro povero cristo di cittadino italiano, quelli che rischiano di finire in galera sulla base di processi puramente indiziari, non se la sarebbe cavata così.
E non solo perchè avrebbe probabilmente avuto avvocati peggiori di Coppi.

La mia proposta per la legalizzazione della prostituzione organizzata in Italia.

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Molti anni fa, nel 2007, misi nero su bianco una proposta di legalizzazione della prostituzione ORGANIZZATA in Italia (la prostituzione in questo paese è già legale, ma l’organizzazione della prostituzione non lo è, a causa della presenza nella Legge Merlin del reato di favoreggiamento e dell’ambiguità interpretativa di quello di sfruttamento).

Dopo ben otto anni, vedo che quella proposta è ancora attualissima (e in Italia nel frattempo non si è fatto nulla, se non fare repressione in strada).

Anzi, dopo otto anni l’esperienza aggiuntiva dei paesi che hanno legalizzato, in varia forma, mi da ulteriori ragioni per credere che una “regolamentazione leggera” (molto più vicina al modello tedesco che a quello olandese e molto simile al modello spagnolo) sia la più conveniente per l’Italia e forse per ogni paese che vuole passare da una non-regolamentazione a qualche forma di regola.

Perciò, ripropongo quella idea, in modo praticamente identico.
Ovviamente non è una proposta di legge, ma la proposta dei principii sui quali dovrebbe basarsi una nuova legge.

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LA MIA PROPOSTA PER LA LEGALIZZAZIONE DEGLI EROS CENTER, LA DEPENALIZZAZIONE E LA REGOLAMENTAZIONE DELLA PROSTITUZIONE ORGANIZZATA IN ITALIA.

La proposta si ispira principalmente a modelli di depenalizzazione basati su una regolamentazione relativamente “leggera”, per esempio il modello spagnolo.
Regolamentazione che, soprattutto attraverso l’abolizione del reato di favoreggiamento (ma con il mantenimento di quello di sfruttamento, per quanto opportunamente precisato nei termini, e ovviamente di quello di tratta delle persone), consenta la creazione di strutture gestite privatamente che siano punto di incontro al chiuso per prostitute e clienti, eventualmente associate ad attività collaterali (bar, spettacoli erotici, ecc.).

Nei fatti, SI RICHIEDE LA LEGALIZZAZIONE DI STRUTTURE AL CHIUSO SIMILI AD ALBERGHI O AGLI ATTUALI NIGHT CLUB NEI QUALI SIA PERÒ CONSENTITO ANCHE, IN APPOSITE STANZE O APPARTAMENTI, L’ESERCIZIO DELLA PROSTITUZIONE LIBERAMENTE SCELTA.

Queste strutture, registrate come imprese e pubblicamente note, potranno essere facilmente controllabili dalle autorità, costituendo al tempo stesso il luogo privilegiato di incontro tra clienti e prostitute.

Il mantenimento del reato di sfruttamento, con il divieto di lucrare sul denaro pagato dal cliente alla prostituta, e la totale autonomia delle prostitute stesse negli Eros Center rendono questa proposta molto diversa dalla vecchie “case chiuse”.
Non si tratta, quindi, di “riaprire le case chiuse”, si tratta di adottare soluzioni moderne, dignitose e sicure.
Gli imprenditori non saranno “sfruttatori”, in quanto si limiteranno a fornire servizi a prostitute e clienti, i quali decideranno poi in totale autonomia se, come, quando e a quali tariffe accordarsi per i rapporti a pagamento.
Ci si augura che ciò possa anche far superare certe remore morali sul non voler “riaprire le case chiuse”: qui si tratta di altro, di andare avanti, non di tornare indietro.

Strutture simili esistono già in molti paesi (in Germania si chiamano “Eros Center”, in Spagna “Clubes de alterne”, ecc.), dove hanno pienamente dimostrato di funzionare, circoscrivendo e controllando il fenomeno in modo efficace e dignitoso.

Strutture nelle quali il guadagno dell’imprenditore o del gestore non possa derivare dal lucro su parte del compenso che il cliente paga alla prostituta, che deve rimanere accordo privato tra questi due ultimi soggetti sia per la parte economica sia per quella delle prestazioni fornite, ma da altre fonti di reddito collegate all’attività, quali l’affitto di stanze alle prostitute, l’esercizio di un bar o ristorante interno o il biglietto legato a spettacoli.

Strutture nelle quali, a differenza delle vecchie “case chiuse” abolite dalla Legge Merlin, le prostitute lavorino in totale autonomia di orari, prestazioni e tariffe, essendo legate agli imprenditori solo da contratti, liberamente concordati, relativi ai servizi forniti dall’impresa (es.: affitto di stanze).

Strutture delle quali però si raccomanda una regolamentazione sufficiente a controllarne gli aspetti di salubrità del posto di lavoro, l’accertamento della mancanza di pendenze penali per gli imprenditori che vogliano costituirle e l’applicazione da parte degli imprenditori stessi di tariffe sui servizi offerti alle prostitute che siano compatibili con quelle di mercato (va sottolineato che queste cose implicano un riconoscimento ufficiale della natura di tali strutture quali “imprese”).

CONSEGUENZE DELLA PROPOSTA:

Questa soluzione non richiede il riconoscimento dell’attività delle prostitute come lavoro vero e proprio, cosa che allo stato attuale sembra difficile da ottenere in Italia (principalmente per diffuse remore ideologiche).

Questo implica anche che la proposta non si esprime sulla tassazione diretta dell’attività delle prostitute, considerando per principio non congruo nè “moralmente etico” tassare direttamente un’attività che non è considerata un lavoro nè beneficiaria di assistenza sociale e diritti riconosciuti in quanto lavoratori e lavoratrici.
La proposta tiene anche presente il pericolo che una tassazione forzata, soprattutto in mancanza di contropartite, induca le prostitute (specialmente le straniere) a spostarsi in clandestinità, al chiuso, in situazione di potenziale pericolo e in modo diffuso sul territorio, cosa che è l’esatto opposto dell’obiettivo perseguito da questa proposta.
La questione delle tasse dirette o indirette alle prostitute (tema che forse è ora prematuro affrontare) è aperta al dibattito, questa proposta auspica solo che sia raggiunto un equilibrio basato sul “do ut des” e che a fronte della tassazione ci sia un doveroso riconoscimento di diritti.

In ogni caso, secondo questa proposta ci sarà ovviamente la tassazione sull’attività degli imprenditori proprietari degli Eros Center, considerata, questa sì, come un lavoro ovvero come attività d’impresa a tutti gli effetti.

Questa soluzione non vieta la prostituzione esercitata in appartamento, ma promuovendo la legalizzazione di strutture dedicate al chiuso, come gli Eros Center, vuole evitare che, in caso di divieto o restrizione pratica della prostituzione in luogo aperto, a ventimila prostitute oggi in strada venga lasciata come alternativa al chiuso solo l’attività in appartamento nei normali condominii. Ciò vorrebbe dire spostare ventimila prostitute (e la fruizione da parte di milioni di clienti) dalla strada alle normali abitazioni, a contatto con i cittadini, con gli evidenti disagi del caso.

Questa soluzione quindi comporta anche l’ammissibilità dell’attività di prostituzione esercitata (individualmente o da poche persone) in appartamento, anche se raccomanda di incoraggiare la prostituzione verso la concentrazione in strutture relativamente grandi, come gli Eros Center, per migliorare il controllo del fenomeno e ridurre l’impatto sul territorio.

Questa soluzione non implica la creazione di interi “quartieri a luci rosse” ma, piuttosto, facilita la creazione di “edifici a luci rosse”, ovvero stabili adibiti esclusivamente all’esercizio della prostituzione, non necessariamente tutti localizzati in zone specifiche. La creazione di specifiche aree a luci rosse, dentro e fuori delle città, piuttosto che l’ammissibilità di Eros Center in tutte le zone delle città e della periferia, è questione che potrebbe essere delegata alla decisione dei singoli Comuni.

Questa soluzione non proibisce in assoluto la prostituzione di strada ma riconoscendola come aspetto problematico ne chiede la “zonizzazione”, ovvero il suo esercizio ammesso in apposite zone ritenute idonee al fine di non arrecare disagio ai cittadini, su decisione delle autorità locali.

Questa soluzione chiede anche che in caso che si decida la proibizione completa della prostituzione di strada, questa debba essere accompagnata dalla previa esplicita legalizzazione di strutture come gli Eros Center e di un adeguato periodo di tempo per consentire la costituzione di queste strutture (nel frattempo, la zonizzazione potrebbe essere una soluzione temporanea). Ciò per evitare, come già detto, di togliere le prostitute dalle strade senza offrire loro un’alternativa organizzata e regolata, cosa che forzerebbe decine di migliaia di prostitute a spostarsi individualmente nei condominii, a contatto di gomito con i cittadini, con i disagi conseguenti.

Questa soluzione non impone controlli sanitari forzati sulle lavoratrici del sesso (che le esperienze fatte in molti paesi dimostrano essere controproducenti quando fatti contro il volere delle prostitute), ma favorendo la creazione di grandi strutture dedicate cerca di facilitare il contatto tra prostitute e personale sanitario e l’instaurarsi di regolari controlli volontari.

Questa soluzione non chiede la “schedatura” delle prostitute, considerando anche il fatto che la localizzazione del grosso della prostituzione in strutture ben delimitate, note e facilmente controllabili dalla Polizia, è già di per sè valido strumento per tenere sotto controllo il fenomeno dal punto di vista dell’ordine pubblico.

Questa soluzione raccomanda fortemente la concessione di regolari visti di ingresso (se non di permessi di lavoro) alle straniere extracomunitarie che vengono in Italia a prostituirsi.
Come minimo, deve essere esplicitamente riconosciuta l’ammissibilità dell’attività di prostitute straniere maggiorenni, anche negli Eros Center, pur se munite solo di visto di ingresso turistico e la non ammissibilità di ostacoli posti in tal senso dalle autorità (preposte alla concessione di tali visti o al controllo dell’attività lavorativa nelle strutture adibite alla prostituzione).
Questo punto, come dimostra l’esperienza di altri paesi anche molto avanzati sulla legalizzazione (vedi Olanda), è di importanza capitale per evitare il parziale fallimento della riforma della prostituzione in Italia e lo scivolamento di gran parte delle prostitute, che sono in maggioranza straniere e molte extracomunitarie, in clandestinità.
Una regolamentazione specifica e dettagliata della questione è probabilmente opportuna, in ogni caso il principio deve essere rispettato, pena la scarsa efficacia non solo di questa ma di ogni riforma che venga proposta.

QUESTA PROPOSTA QUINDI CHIEDE ALLE FORZE POLITICHE ED ALLE ISTITUZIONI:

1) che le forze politiche, di qualsiasi orientamento, riconoscano che la compravendita di prestazioni sessuali, liberamente scelta da adulti consenzienti, non è altro che un aspetto delle libere scelte personali sulla sessualità, riguardanti la vita privata, garantite dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, dalla Costituzione Europea e dalla Costituzione della Repubblica Italiana nel loro riconoscimento dei diritti personali e ribadite in consessi internazionali come la Conferenza ONU di Pechino del 1995.

2) che sia pertanto riconosciuta alle prostitute (donne, uomini, transessuali) piena dignità come persone e piena parità di diritti con gli altri cittadini, come peraltro garantito dalla Costituzione delle Repubblica Italiana.

3) che parimenti cessi la criminalizzazione morale dei clienti sostenuta da rappresentanti ed apparati dello Stato, che in quanto Stato laico non deve prendere posizione su basi etiche, lasciando il dibattito sull’accettabilità morale dell’acquisto di prestazioni sessuali al libero confronto dialettico tra le idee diffuse nella società.

4) che si riconosca che, da quanto sopra, sono da considerarsi illegittime le ingerenze dello Stato per impedire tali libere scelte personali con leggi, regolamenti, ordinanze e azioni di contrasto giustificate su basi etiche e ideologiche.

5) che l’esprimersi delle idee contrarie alla prostituzione da parte di soggetti privati debba rimanere confinata alla legittima espressione delle opinioni e al tentativo di proselitismo ideologico e non possa spingersi ad azioni (ronde, boicottaggi, violazioni della privacy personale, intromissione nell’attività delle prostitute e della prostituzione organizzata legale, …) volte a contrastare nella pratica l’esercizio della prostituzione liberamente scelta e regolata dalla legge.

6) che le forze politiche riconoscano ciò che risulta da tutti i riscontri oggettivi e scientifici, nonché dai risultati stessi delle azioni e delle indagini delle Forze dell’Ordine, ovvero che esiste una nettissima maggioranza di prostituzione volontaria in Italia, non solo tra le prostitute italiane ma anche tra le straniere, e che l’aspetto criminale a carattere schiavistico, pur nella sua gravità, è nettamente minoritario.

7) che da ciò traggano la conseguenza che quello della prostituzione non può e non deve essere trattato come un problema di criminalità o di ordine pubblico (e neppure, con atteggiamento da “Stato etico”, di “moralità pubblica”) ma come un aspetto della vita sociale basato su libere scelte individuali.
Che si riconosca quindi che gli aspetti criminali esistenti nel mercato della prostituzione non sono qualitativamente differenti da quelli che cercano di infiltrarsi in qualunque altra attività umana, dai pubblici esercizi alla grande finanza, e che da essi non può perciò scaturire alcuna criminalizzazione generalizzata del fenomeno, né la giustificazione per richiedere l’eliminazione di tale attività.

8) che data l’ampiezza del fenomeno sia riconosciuta opportuna una sua regolamentazione che aiuti grandemente a colpire le infiltrazioni criminali e che agevoli la prostituzione volontaria, che controlli l’aspetto sanitario e che rispetti le esigenze di non disturbo dei cittadini, sempre tenendo presente i riconoscimenti di cui sopra. In quest’ottica deve essere riconosciuto che allo stato attuale il problema principale è costituito dalla situazione delle prostitute straniere, che sono in condizioni di molto maggiore precarietà rispetto alle italiane, e che pertanto le soluzioni adottate devono essere volte principalmente a sanare gli aspetti negativi che oggi coinvolgono le prostitute immigrate.

9) che sia riconosciuto che l’aspetto criminale presente nel mercato della prostituzione, che è schiavistico solo in minima parte, è alimentato dallo stato di necessità delle prostitute straniere, in stragrande maggioranza volontarie, che in mancanza di legalizzazione e di strutture adatte sono costrette ad appoggiarsi ad organizzazioni illegali di sfruttatori per essere “aiutate” nel loro ingresso, nel soggiorno e negli spostamenti in Italia.

10) che si riconosca che al fine di evitare lo scivolamento della prostituzione in clandestinità e quindi, con grande probabilità, in mano alla criminalità è necessario adottare politiche che siano guidate non da ideologia, pro o contro che sia, o da impostazioni preconcette ma che siano effettivamente rispondenti alle esigenze delle prostitute, in particolare delle straniere che sono le più esposte a questo pericolo.

11) che nell’attuale situazione italiana, in un fenomeno nei fatti non governato da decenni, sia inopportuno istituire di colpo una regolamentazione troppo rigida, ma sia bensì opportuno regolamentare con l’obiettivo primario di scindere definitivamente prostituzione e criminalità, agevolando la prostituzione volontaria senza sottoporla a vincoli così rigidi da spingerla alla clandestinità.
In questo senso è probabilmente prematuro considerare in Italia la prostituzione come un lavoro parificato alle altre professioni, ma è più opportuno considerarla come un fatto sostanzialmente privato, derivante da una libera e legalissima scelta reciproca tra prostituta e cliente maggiorenni. Un fatto privato e legale che però, per ampiezza del fenomeno, legame con i flussi migratori ed impatto sociale, è conveniente regolamentare in alcuni aspetti.
Tenendo in questo sempre presente che l’intervento dello Stato deve essere rivolto primariamente a contrastare l’aspetto di sfruttamento criminale e non ad ostacolare moralisticamente la prostituzione liberamente scelta.

12) che per ottenere quanto sopra si proceda al superamento e all’eliminazione delle normative che ostacolano la legalizzazione della prostituzione organizzata, a partire dalla legge 75/1958 (“Legge Merlin”), e si abolisca il reato di favoreggiamento della prostituzione, con questo consentendo la creazione di strutture legali per la prostituzione (senza discriminazione di sesso) al chiuso, gestite da soggetti privati ma pubblicamente riconosciute (Eros Center, “vetrine” in “quartieri a luci rosse”, ecc.), sottoposte a controlli amministrativi, di Polizia, di sicurezza del luogo di lavoro e favorendo il supporto sanitario e di assistenza sociale alle persone che si prostituiscono.

13) che sia altresì abolito il reato di induzione alla prostituzione nei confronti di adulti, da considerarsi come moralistico, contrastante con la legalità dell’atto di prostituirsi e irrispettoso verso le capacità di libera ed autonoma scelta delle persone maggiorenni che decidono di prostituirsi.

14) che sia altresì abolito il reato di adescamento, fatto salvo per i casi di effettiva molestia, da considerarsi come contrastante con la legalità dell’atto di prostituirsi e del corrispondente atto di acquistare prestazioni sessuali, che per loro natura richiedono una fase preliminare di contatto tra prostituta e cliente. Reato che, inoltre, è irrispettoso verso le capacità di libera ed autonoma scelta delle persone maggiorenni che decidono di usufruire della prostituzione e che non possono essere trattati come minus habens “da proteggere”.

15) che la regolamentazione delle strutture legali di cui sopra (“Eros Center” e simili) sia fatta su basi non ideologiche, bensì nell’ottica decriminalizzatrice di consentire una libera e volontaria attività nel rispetto degli altri soggetti sociali e allo stesso tempo di ottenere un maggior controllo sul fenomeno, al fine di combatterne infltrazioni criminali e pericoli per la sicurezza e la salute pubblica.

16) che non sia possibile, da parte di privati o rappresentanti delle istituzioni, opporsi attivamente alla costituzione di tali strutture od operare attivamente per ostacolarne l’attività o intromettersi nel loro funzionamento, né colpevolizzare prostitute o clienti, con motivazioni ideologiche, etiche o pretesti non supportati da ragioni oggettive e legalmente valide.

17) che eventuali autonomie concesse alle amministrazioni locali per la regolamentazione della prostituzione siano limitate ad aspetti quali la localizzazione urbana delle strutture al chiuso e la gestione della prostituzione all’aperto, che quote minime di numero e ampiezza di strutture legali siano garantite e rispettate a livello locale, in rapporto all’ampiezza e popolosità del territorio, e che non sia possibile, da parte delle amministrazioni locali, boicottare od ostacolare in alcun modo l’applicazione di una legislazione a carattere nazionale.

18) che non vengano poste limitazioni al numero di locali (stanze o appartamenti) ammessi in tali strutture, per consentire anche la costituzione di strutture di dimensioni sufficientemente grandi, dove possano lavorare molte prostitute nello stesso stabile. Questo con l’obiettivo di facilitare (senza obbligarla) la concentrazione dell’esercizio della prostituzione in pochi punti geografici, piuttosto che in molti punti sparsi sul territorio, in modo da minimizzare l’impatto verso i cittadini.

19) che sia esplicitamente consentita la pubblicità della prostituzione, sia a livello di strutture organizzate (Eros Center) sia a livello personale (annunci pubblicitari delle prostitute). Che sia inoltre consentita la pubblicizzazione degli Eros Center consentendo l’apposizione di scritte identificative sugli edifici stessi, adibiti completamente all’esercizio della prostituzione, nel rispetto del decoro e delle leggi che lo regolamentano. Questo anche al fine di aiutare i clienti a riconoscere le strutture legali e controllate da quelle eventualmente clandestine.

20) che per evitare la clandestinità e il ricorso ad organizzazioni criminali per soggiornare illegalmente in Italia, alle prostitute straniere extracomunitarie sia riconosciuto un permesso di soggiorno per lo svolgimento di tale attività o in alternativa sia loro ammesso di agire in tali strutture legali semplicemente disponendo di visto di ingresso turistico rinnovabile, in accordo con il concetto che la compravendita di prestazioni sessuali in sé possa essere considerato un fatto privato interpersonale e non necessariamente un lavoro a tutti gli effetti.

21) che sia dichiarata la non ammissibilità e siano perseguiti eventuali ostacoli pretestuosi posti dalle autorità preposte alla concessione e al rinnovo di tali visti, come pure ostacoli in tal senso posti durante il controllo dell’attività lavorativa nelle strutture adibite alla prostituzione.

22) che l’aspetto economico della compravendita di prestazioni sessuali, ovvero il compenso in denaro o in altra natura che la prostituta riceve dal cliente a fronte della prestazione, e la tipologia della prestazione stessa rimangano totalmente confinati, per entità e modalità, ad un libero accordo tra cliente e prostituta, senza possibilità di intromissione o di beneficio economico diretto per terzi, tantomeno per i proprietari o gestori delle strutture organizzate.

23) che le prostitute che lavorano in tali strutture siano totalmente libere anche nella determinazione dei propri orari e giorni di lavoro, oltre che delle prestazioni offerte, e che siano totalmente libere di accettare o rifiutare di avere rapporti sessuali con i clienti, non rispondendo agli imprenditori proprietari o gestori delle strutture di altro che del pagamento dei servizi ricevuti (quali l’affitto delle stanze).

24) che in tali strutture sia riconosciuto ai proprietari e ai gestori il diritto di ottenere introiti da attività non direttamente legate alla transazione economica privata tra prostituta e cliente (esempi: l’affitto alle prostitute di camere, appartamenti o altri luoghi di esercizio della prostituzione; le prestazioni al pubblico quali vendita di bevande o altri generi di conforto; la possibilità di chiedere un biglietto di ingresso o per la fruizione di spettacoli all’interno del locale), senza che ciò sia imputabile di “sfruttamento della prostituzione”.

25) che le tariffe applicate dagli imprenditori alle prostitute per la fornitura di servizi (es.:l’affitto delle stanze) siano sottoposte a tetti massimi in rapporto ai costi di mercato, al tipo ed alla qualità del servizio offerto. Ciò per evitare speculazioni eccessive a fini di lucro in un mercato nascente, con levitazione dei prezzi, l’impossibilità per parte delle prostitute di sostenere tali spese, conseguente riduzione del mercato associato alle strutture organizzate legali e diffusione indotta della prostituzione nei condominii o suo spostamento in situazioni precarie, illegali e clandestine. Per lo stesso motivo, si raccomanda che le autorità sorveglino la concessione delle licenze commerciali in questo settore in modo da evitare situazioni di monopolio.

26) che la prostituzione di strada sia consentita in apposite zone controllate (“zonizzazione”), stabilite dalle amministrazioni locali.
Ciò nel riconoscimento che se è vero che la soluzione al chiuso è la migliore, una zonizzazione (magari temporanea) può comunque portare ad un maggiore controllo ed a ridurre il disagio dei cittadini.
Che anche la sua eventuale totale proibizione possa essere decisa a livello di amministrazioni locali ma in questo caso debba essere obbligatoriamente preceduta dall’effettiva realizzazione sul territorio di strutture legali al chiuso come quelle sopra descritte, di entità e localizzazione adeguate alle dimensioni e popolosità del territorio in questione, e da un adeguato periodo transitorio per consentire lo spostamento in esse della prostituzione prima in strada.

27) che sia favorita anche l’autogestione delle prostitute, straniere e italiane, consentendo la creazione di piccole strutture (non solo in cooperative, ma anche individuali), legalmente ammesse e gestite in proprio, anche in appartamento.

28) che gli aspetti della regolamentazione della prostituzione, attuali o futuri, per esempio la completa parificazione della prostituzione ad ogni altro tipo di lavoro, la gestione dei permessi di lavoro, l’eventuale istituzione di un regime di tassazione, un eventuale trattamento previdenziale e assistenziale o la regolamentazione di dettaglio degli Eros Center, siano studiati con il coinvolgimento di rappresentanti delle prostitute, non solo italiane ma anche straniere (avendo le due tipologie di nazionalità esigenze molto diverse), nell’ottica di rispettare i riconoscimenti e le linee guida sopra indicate e la realtà delle esigenze dei soggetti coinvolti.

Jonathan, febbraio 2015.

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