Arieccoli …

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Va bè, lo faccio solo per dovere di cronaca: i discepoli del fu Don Benzi hanno emesso la loro annuale dose di gigantesche sciocchezze (anche statistiche), trovando ovviamente giornalisti compiacenti: http://www.lastampa.it/2016/02/29/italia/cronache/la-tratta-del-sesso-un-mercato-da-miliardi-di-euro-allanno-l85AbmoHXx0VztTZOGs9iK/pagina.html

“Una stima sommaria parla di 120 mila donne costrette a prostituirsi in Italia con la violenza”.
Bello, se ben ricordo il fu Don arrivava ai tempi suoi a sparare la cifra di 70mila schiave, poi forse era ancora tra noi quando la APGXXIII pensò bene di aumentarla a 100mila (che suona pure meglio), ma credo che 120mila non ci fossero ancora arrivati! Qualcuno dica loro che in Italia siamo in deflazione! 😀

Ovviamente in Italia NON ci sono 120.000 prostitute schiave, anche fosse solo per la facilmente comprensibile ragione che di prostitute in Italia, in totale, ce n’è non più della metà di quella cifra!
E, come ben sappiamo, le schiave sono al massimo poche migliaia (si va dalla stima di 2000 circa a quella stimata in eccesso di 5mila), sulle circa 50mila sex workers che lavorano in Italia.

Ricordo che statistiche attendibili (anzi: vere statistiche, non turboballe alla Don Benzi) sono citate qui: https://jonathanxblog.wordpress.com/2012/05/26/i-dati-numerici-sulla-prostituzione-in-italia/

Veramente un cancro intellettuale quello della APGXIII, continuano senza alcun ritegno a sparare dati completamente inventati e sempre più incredibili (e poi trovano giornalisti che li definiscono “una stima sommaria”!), in pratica costruiscono un mondo inesistente sullla base del quale giustificare le loro idee e le loro proposte nazi-bigotte.
E va bè, se non li conoscessi potrei indignarmi ma purtroppo li conosco da quasi quindici anni e so che quello è il loro modo di stare al mondo: raccontare balle spaziali.
Come non si può cavar sague da una rapa, così non si può cavar fuori la verità dalla APGXIII, su questo mi sono messo il cuore in pace da molti anni.

 

 

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Nuova Categoria del Blog: “Statistiche e dati essenziali”.

Per facilitare l’uso di questo blog ho aggiunto una Categoria, “Statistiche e dati essenziali”, nella quale ho messo gli articoli che forniscono DATI STATISTICI e RIFERIMENTI BASE per vari aspetti della prostituzione, per esempio le statistiche sulla prostituzione italiana e riferimenti sulla situazione di paesi come Germania, Svezia e Olanda.
In questo modo è possibile ritrovare più rapidamente gli articoli del blog che, secondo la mia opinione, possono essere usati come base per conoscere e per discutere.

Si può accedere agli articoli che ne fanno parte con il link in home page (verso il basso a destra), ovvero con

https://jonathanxblog.wordpress.com/category/statistiche-e-dati-essenziali/

Il Comitato commenta le proposte di legge.

Dopo diverse settimane, se non mesi, di curioso silenzio (almeno mediatico), il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute ha commentato, con un intervento di Pia Covre nel’ambito della conferenza “Sex Work is Work” tenutasi a Roma il 30 aprile, le recenti proposte di legge sulla regolamentazione della prostituzione.

Il testo dell’intervento è pubblicato sul loro sito:
http://www.lucciole.org/content/view/873/3/

L’intervento è interessante perchè chiarisce la posizione dell’unica (ad oggi) organizzazione italiana delle prostitute, anche se non vedo rilevanti novità rispetto alle loro posizioni note.

Faccio qualche commento su alcuni punti specifici.

OBBLIGO DI REGISTRAZIONE: sono pienamente d’accordo con le perplessità espresse dalla Covre. Un’obbligo rigido, burocratico e punitivo spingerebbe alla clandestinità, come ben espresso dalla frase “sono le leggi che ci fanno diventare criminali”, e una nuova legge “regolamentatrice” che inducesse alla clandestinità avrebbe fallito l’obiettivo di gran lunga più importante.

CONTROLLI SANITARI: idem come sopra, pienamente d’accordo.

PUBBLICITA’: idem come sopra.

TASSE: idem come sopra. Una regolamentazione rigida e troppo burocratica spingerebbe, come già l’obbligo di registrazione, alla clandestinità. L’idea di tassare in modo forfettario mi sembra l’unica fattibile.

ZONING: trovo che siano considerazioni condivisibili.

LAVORO NON SUBORDINATO, AUTOGESTIONE E RIFIUTO DEI “GRANDI BORDELLI”:
questo, come da sempre capita con la posizione del Comitato, è di gran lunga il punto dolente. Il Comitato, da sempre, sembra essere terrorizzato dall’idea che nell’esercizio organizzato della prostituzione possa essere ammessa anche l’IMPRENDITORIALITA’ (spesso impropriamente descritta come “lavorare sotto padrone”).

Al contrario, si ripete la vecchia ricetta dell’autogestione come UNICA possibilità (ma, a differenza di ciò che accadeva ai tempi delle proposte di Livia Turco, la Covre si è ben guardata dal parlare di “cooperative”, forse dati i recenti scandali che hanno coinvolto diverse imprese di questo tipo!): “Si deve sostenere l’autoimprenditorialità e l’autogestione. Questo richiederà uno sforzo informativo e anche formativo per una categoria di lavoratrici che fino ad oggi ha vissuto in un sistema abolizionista che ha prodotto condizioni di lavoro precarie e non ha favorito l’autonomia. Per questo non ci saranno grandi bordelli come quelli che abbiamo alle nostre frontiere, come in Austria.  Ma si consentirà che le lavoratrici si organizzino in piccole strutture per mutuo aiuto nell’autorganizzazione”.

Ora, io continuo a non capire perchè il consentire l’autorganizzazione (cosa sacrosanta) debba comportare il divieto di imprenditorialità come si ha nei “grandi bordelli come quelli che abbiamo alle nostre frontiere”, dove oltretutto non mi pare proprio che ci siano opposizioni da parte delle organizzazioni di sex workers di quei paesi.
Paesi che proprio grazie a questa possibilità di organizzazione imprenditoriale, con regole a tutela delle lavoratrici (e lavoratori), hanno successo nel gestire un fenomeno a volte molto più vasto di quello italiano.
O, meglio, temo di capirlo: è l’atavica paura delle sex workers italiane di ammettere la presenza di un modello di grande successo che potrebbe indurre pure loro (non costringere, bensì indurre, pur di malavoglia, per loro convenienza di business!) a spostarsi negli Eros Center ed FKK o quanto meno fare forte concorrenza alla prostituzione di appartamento (che è quella praticata dalle italiane).

La Covre dice: “si deve evitare che ci siano dei gestori a fare una selezione fra i/le lavoratori/trici e che dettino le regole e le condizioni ai/alle lavoratori/trici che specialmente se stranieri/e possono essere facilmente sottoposte a ricatti economici”.
Ma qui c’è poco da ricattare: se il rapporto commerciale tra gestore di un Eros Center e la sex worker si limita all’affitto di una stanza, c’è una tariffa di affitto e stop.

Quale “selezione”? Un gestore che rifiuta di affittare ad una sex worker perchè ne preferisce una che pensa possa avere maggior successo con i clienti? A giudicare dalla varietà che c’è negli Eros Center esteri tipo “walking thru” direi che il problema non si pone (se paghi l’affitto, che problema c’è?).
Forse potrebbe esserci un pò di più negli FKK più “sofisticati”, ma anche lì non è che veda solo top-model ingaggiate per tenere alto il “livello” della “ditta”.
E, in ogni caso, è lo stesso “problema” che i  teoria ci potrebbe essere con i night-club e le lap-dancer: perchè il Comitato non si oppone all'”ingaggio” delle lap-dancer e strip-teaser con le stesse obiezioni sulla “selezione”?

Morale: il problema non esiste, finchè si consente SIA l’autogestione CHE l’imprenditorialità (con regole chiare che garantiscano una rigorosa e totale autonomia alle sex workers). Poi ogni sex workers sceglierà il modello lavorativo che ritiene più adatto a lei (nei paesi con gli Eros Center non è che sia sparita la prostituzione di appartamento).
E il cercare di far vedere come reale un problema inesistente e rifiutare quei modelli all’estero che non solo hanno successo ma non sono per nulla contestati in sè dalle organizzazioni di sex workers di quei paesi, fa perdere di credibilità.
Anche perchè tanti italiani sono ormai andati a vedere di persona come stanno le cose all’estero e se non credono alle frottole dell’Organizzazione Papa Giovanni XXIII non credono poi neppure al Comitato se dice certe cose che non hanno riscontro.

A parte quest’ultima, annosa e pur fondamentale questione (se non si vuole fare una regolamentazione che nei fatti fallisca l’obiettivo di migliorare radicalmente la situazione), le considerazioni della Covre mi pare focalizzino bene i problemi delle proposte di legge di cui si è parlato in questi mesi.

La situazione olandese: un contributo diretto dal Red Light District di Amsterdam.

Segnalo questo blog:

http://behindtheredlightdistrict.blogspot.it/

E’ il sito di Felicia Anna, una sex worker romena che lavora nel Red Light District di Amsterdam e che da una visione di prima mano della realtà e dei problemi della prostituzione in Olanda.

Tra le altre cose, voglio indicare questi articoli che rispondono in modo dettagliato alle frottole dei proibizionisti sulla situazione olandese per quanto riguarda la questione della prostituzione forzata.

Qui viene citato e contestato anche il famigerato rapporto “Schone Schijn” del 2008, quello che “stimava” (sulla base di interviste con solo due prostitute, si DUE!, e il resto a gente del governo, poliziotti e “salvatori dalla prostituzione”!) che le sex workers forzate fossero dal 50% al 90%:

http://behindtheredlightdistrict.blogspot.it/2014/05/forced-into-prostitution.html

e una panoramica di tutti i rapporti disponibili viene data qui:

http://behindtheredlightdistrict.blogspot.it/2015/01/what-do-rapports-say-about-forced.html

La conclusione di Felicia Anna, sulla base sia dei rapporti che della sua conoscenza dirette, è che una stima tra il 7% e il 10% di prostitute forzate sia la più plausibile.
Si noti che questo è anche il valore che risulta dal Rapporto Nazionale del 2013 (che ovviamente gli anti-prostituzione non citano mai, loro sono ancora fermi a quella bufala del 2008!, e che pure per diverse ragioni potrebbe aver sovrastimato quel numero, come Felicia Anna fa notare).

La carica dei 70.

70 parlamentari “bipartisan” che vogliono superare la Merlin regolamentando la prostituzione.
Vedremo cosa ne verrà fuori, per ora ciò che leggo mi convince al 30% al massimo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/08/legge-merlin-70-parlamentari-propongono-un-manifesto-per-rivederla/1572137/

http://www.repubblica.it/politica/2015/04/07/news/_quartieri_a_luci_rosse_e_bordelli_autogestiti_cambiamo_la_legge_merlin_-111335286/

http://it.ibtimes.com/prostituzione-superare-la-legge-merlin-la-proposta-taglia-e-cuci-di-70-parlamentari-bipartisan

Potrei anche capire che si limiti la possibilità dei bordelli solo a quelli “autogestiti” (grossa ed ingiustificata limitazione, ma può andar bene per iniziare) ma, come ho già detto più volte, puntare come prima cosa sulle tasse pagate direttamente dalle prostitute e sulla registrazione obbligatoria delle sex workers (addirittura con iscrizione alla Camera di Commercio e Partita IVA!) mi sembra il modo migliore per far fallire immediatamente ogni regolamentazione.
Pagamenti indiretti delle tasse (attraverso meccanismi forfettari, stile Germania, e tassando anche i proprietari degli Eros Center), senza bisogno di registrazione ufficiale come “lavoratore del sesso” ma semplicemente controllando amministrativamente l’attività dei bordelli (chi occupa quella stanza o appartamento, per quante notti …) basterebbero per garantire allo Stato un introito consistente senza dove fare una “pubblica schedatura”.

La prostituzione è un lavoro, ma non è “un lavoro come gli altri” (stigma sociale, lo si sceglie di solito per poco tempo e non per la vita ecc.). Le sex workers in Italia sono per oltre l’80% straniere e dubito che siano molte quelle che si vedono farlo per più di sette-otto anni. Quante di costoro vorranno prendere Partita IVA e quante, invece, preferiranno non farlo e finiranno al di fuori della legalità?
Dimenticarsi di queste cose e cercare di regolamentare la prostituzione in modo troppo rigido vuol dire prenotarsi per il fallimento, facendo così dei danni invece di dare delle soluzioni.
Perfino in Olanda hanno avuto da subito problemi per una regolamentazione troppo rigida, mi immagino da noi.
Spero di essere solo pessimista, ma non credo.

E pensare che basterebbe guardare alla Germania o (secondo me meglio ancora, per la situazione che abbiamo) alla Spagna, invece di inventarsi una improbabile “via italiana alla prostituzione regolamentata”, passando di colpo dallo “stato brado” a Camera di Commercio ed Equitalia in ogni camera da letto a pagamento.
Però aspetto a vedere la proposta finale, che per ora sembra solo una somma di buone intenzioni (ma non necessariamente coerenti o efficaci).

Zonizzazione per l’EXPO?

Scopro da quest’articolo di Eretica sul Fatto Quotidiano che a Milano un consigliere Radicale, con l’assistenza del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, ha fatto una mozione per chiedere una “zonizzazione” in occasione dell’EXPO.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/04/zona-luci-rosse-per-expo-si-scatenino-i-perbenisti/1565015/

Per tempi e modi, mi sembra una proposta discutibile in quanto temo autolesionista e non capisco perchè venga fatta, soprattutto se, come sembra dedursi sia dall’articolo che dal sito stesso dei Radicali milanesi (http://www.milanoradicale.it/2015/03/31/prostituzionezona-2-i-radicali-chiedono-la-zonizzazione/ ), è fatta ora in occasione dell’EXPO, che parte fra meno di un mese.
Quindi una richiesta “urgente”, che non vedo quali possibilità abbia di essere accolta e che invece potrebbe solo suscitare le reazioni dei “perbenisti”, come paventa l’articolo stesso.

Si vuole sfruttare il momento in cui è fresco il ricordo dell’abortita “zona” di Roma? A parte che quell’idea nel giro di una settimana ha fatto una brutta fine, stimolare i moralisti su temi come “prostituzione e grandi eventi” mi pare proprio una cattiva idea.

Ormai TUTTI questi eventi (campionati di calcio, olimpiadi …) sono di solito preceduti da montagne di bubbole sparse dagli anti-prostituzione.
“Arriveranno decine di migliaia di prostitute, assieme ai loro magnaccia schiavisti, allarme!”. Poi, come per esempio nei mondiali di calcio in Germania, si scopre che NON E’ VERO NIENTE, nessuna invasione e neppure un significativo aumento dei clienti (http://en.wikipedia.org/wiki/Prostitution_in_Germany#Football_World_Cup_2006 , http://www.nytimes.com/2006/07/03/world/europe/03berlin.html?_r=0 ).

Questa volta, mi pare, c’era un confortante silenzio mediatico, una volta tanto. Ad un mese dall’inaugurazione dell’EXPO, se anche nazifemministe e clero si fossero agitati ed avessero sparato le loro classiche balle credo che ben pochi se ne siano accorti (io no).
E che ti vanno a combinare Lucciole e Radicali?
Chiedono d’urgenza una “zonizzazione” che dubito proprio verrà mai concessa, compresa la richiesta di uno “spazio informativo” in Stazione Centrale: e su che, se non c’è ancora la “zona” su cui informare?
Davvero pensano che il Comune di Milano possa voler mettere in piedi, e in poche settimane, un “servizio” informativo a beneficio di sex workers e clienti? Casomai, rischiando comunque le eterne imputazioni di “favoreggiamento” (che con quella “meraviglia” della Merlin non mancano mai), si poteva pensare ad un sito web, certamente anche in inglese, che informasse i visitatori sulla situazione delle sex workers a Milano. E pubblicizzarlo in rete con molto più anticipo.
Questa idea del “punto informativo” in stazione, invece, mi sembra del tutto velleitaria ed inefficace.

Risultato: temo solo acqua al mulino delle polemiche moraliste.

Altra cosa discutibile: le presunte 15.000 sex workers in arrivo per l’EXPO (come citato dall’articolo, originariamente c’era un ovvio refuso che parlava di 15 milioni).
Non ci sono bastate le lezioni del recente passato?
Il numero previsto di 15.000 è altamente improbabile (quella cifra è un terzo del totale delle sex workers attive in Italia, che durante l’EXPO starebbero tutte in zona Milano!), così com’era improbabile la bufala delle “40.000 schiave” in arrivo nel 2006 ai Mondiali di Calcio in Germania..
Perchè debbano essere oggi le Lucciole e i Radicali ad alimentare implicitamente l’allarmismo è oltre le mie (forse scarse) capacità di comprensione.

Affitti e favoreggiamento: i guai di una legislazione obsoleta, moralista e cervellotica.

Da qualche tempo (e con colpevole ritardo) la giurisprudenza ha detto parole abbastanza chiare su come l’affitto ad una prostituta possa o no considerarsi favoreggiamento.
Abbastanza chiare ma secondo me non a sufficienza per evitare una situazione legislativa di per sè confusa ed incoerente (e piuttosto ipocrita).

In generale, si direbbe che chi affitta un appartamento ad una sex worker, pur essendo a conoscenza del lavoro che fa, non rischi più l’accusa di favoreggiamento:

“Perché si configuri lo sfruttamento è sufficiente che il proprietario si avvantaggi in maniera diretta della locazione concessa a chi si prostituisce (come nel caso del percepimento di un canone di fitto sproporzionato rispetto ai prezzi di mercato), mentre il favoreggiamento come ricordato da una recentissima pronuncia dei Giudici di Piazza Cavour, consiste nell’agevolare, in qualsiasi modo, l’esercizio della prostituzione (Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 28754 del 04/07/2013).
Ma la semplice messa a disposizione di un locale a chi si prostituisce non integra da sé gli estremi del favoreggiamento, ancorché vi sia la consapevolezza che nell’immobile l’inquilino eserciterà il meretricio: perché la locazione assuma i connotati della condotta penalmente rilevante sono necessarie “prestazioni e attività ulteriori rispetto a quella della semplice concessione in locazione a prezzo di mercato” (Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 28754 del 04/07/2013).
Ciò significa che non è sufficiente affittare un’abitazione ad una persona che si prostituisce, nemmeno se si è consapevoli che tale soggetto sfrutterà l’immobile per il meretricio: la norma richiede un atteggiamento da parte del proprietario che miri a favorire l’esercizio della prostituzione che nell’immobile sarà effettuato.”
http://www.condominioweb.com/concessione-in-locazione-di-un-immobile-a-chi-vi-esercita-il-meretricio.1628

“Non è reato locare un appartamento ad una prostituta se il canone è conforme ai prezzi di mercato. E’ quanto emerge dalla sentenza 31 luglio 2013, n. 33160 della Terza Sezione Penale della Cassazione. Il reato di locazione al fine di esercizio di una casa di prostituzione, contemplato dall’art. 3, secondo comma, della legge 20 febbraio 1958, n. 75, richiede, come ricordano i giudici della Suprema Corte, quali elementi costitutivi, non solo il contestuale esercizio del meretricio da parte di più persone nel locale, ma anche e soprattutto l’esistenza, all’interno nello stesso locale, di una certa organizzazione finalizzata appunto all’attività di prostituzione.”
http://www.altalex.com/index.php?idnot=64350

Queste sentenze sono molto positive (anche se è incredibile che si sia dovuti arrivare al 2013 per avere una parola chiara!) ma temo che lascino ancora troppo spazio all’interpretazione.

Si veda questa vicenda:

Leghista anti-immigrati denunciato per favoreggiamento prostituzione: lucciole straniere nel suo albergo Stanze a tempo nell’hotel di Gianluigi Cernusco, 66 anni, leader del Carroccio nel comune piemontese che si era candidato con lo slogan: «Prima gli italiani»” http://www.corriere.it/cronache/15_aprile_03/leghista-anti-immigrati-denunciato-favoreggiamento-prostituzione-5caa0088-da19-11e4-9d46-768ce82f7c45.shtml

Settimo Torinese, prostitute romene nel residence del segretario leghista che era anche sede del partito Bufera sul responsabile cittadino del Carroccio, Gianluigi Cernusco: ‘Cado dal pero, per altro io sarei pure favorevole alle case chiuse'” http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/04/03/news/prostitute_romene_nel_residence_del_segretario_leghista_che_era_anche_sede_del_partito-111148678/

Ora, qui (irregolarità amministrative a parte) la differenza essenziale sembrerebbe essere che l’affitto degli appartamenti del residence era “ad ore”, quindi fatto nella sola ottica del rapporto sessuale a pagamento.
Ma basta ciò per fare una differenza sostanziale con l’uso di un appartamento pagato a canone mensile?
Una sex worker potrebbe pagare continuativamente un appartamento a scopo lavorativo, magari non lo stesso dove vive al di fuori del lavoro, e chi affitta non rischierebbe nulla.
Se il leghista in questione avesse affittato gli appartamenti del residence a tempo pieno, avrebbe corso rischi? Secondo quelle sentenze, mi pare proprio di no. Visto anche che non risulta che intervenisse in alcun modo nell’attività concreta delle sex workers.

Quindi la “moralità” propugnata dalla Merlin è violata dal fatto che un appartamento è affittato solo per una “scopata veloce”, mentre se viene affittato in previsione di un’attività continuativa dello stesso tipo, tutto bene?

L’unico modo per evitare il protrarsi di questa situazione grottesca è la legalizzazione dell’organizzazione della prostituzione al chiuso, cosa che affermerebbe chiaramente che non c’è reato, sia che si affitti ad una sola prostituta come a cento, sia per un’ora che per un anno.
Fino ad allora, resterà sempre una situazione da magistrati ed avvocati, opinabile perchè incoerente, con tanti saluti alla chiarezza della legislazione ed alla certezza del Diritto.